EUROVISION SONG CONTEST TOP E FLOP DELLA SECONDA SEMIFINALE

EUROVISION SONG CONTEST TOP E FLOP DELLA SECONDA SEMIFINALE

EUROVISION SONG CONTEST TOP E FLOP DELLA SECONDA SEMIFINALE

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L’Australia ha debuttato nel 2015 all’Eurovision Song Contest e da allora è sempre presente, ma tendiamo a credere che davanti alla tv per la seconda semifinale oltre il 50% degli spettatori si sia chiesto come mai fosse lì, visto che è anni luce lontana dal vecchio continente. Oltretutto, stavolta, la performance di Sheldon Riley non ha aiutato. Ma, per quanto possa interessargli, stia tranquillo: non lo inseriremo tra i peggiori. Ecco qui, allora, i tre top e i tre flop della serata di giovedì.

 

TOP: LA SVEZIA SPACCA CON CORNELIA

Cornelia buca il video, spacca lo schermo e ti strappa migliaia di applausi con la sua “Hold me closer”. Dicono sia tra le favorite e il perché è chiaro alla prima nota e alla prima inquadratura. La sua interpretazione è migliore sia del testo che della musica, ma questo è un merito enorme. Del resto, se andate a controllare la bio su instagram, con un eloquente “viva la f…” in italiano (e lei non mette i puntini) è una che sa come attirare a sé le simpatie del pubblico.

 

TOP: BELGIO DI TALENTO CON JEREMIE

Dal campo al palco. Jeremie Makiese è un calciatore cantante e per definirlo citiamo Malgioglio: “Venatore soul e tracce di blues”. È bravo e ha voglia di dimostrarlo, forse un pochino troppo, ma la sua “Miss you” riesce a trascinare. A dirla tutta, visto che con il pallone ci sa fare, dà l’aria di poter ripercorrere le orme della sua nazionale, un Belgio pieno di talento che arriva a un passo dal traguardo ma non vince. Ecco, difficilmente arriverà primo.

 

TOP: GEORGIA FOLLE E INCOMPRESA

Troppo folli o forse troppo geniali per i giurati. I “Circus Mircus”, rappresentanti della Georgia, sono fuori dalla finale e più ascolti la canzone e più li rivedi in streaming sul palco e più ti chiedi perché sia sempre così difficile apprezzare l’originalità. Non è il rock scatenato di “Zitti e buoni”, ma l’uso degli strumenti ti mette allegria, forse più del testo, che, ahiloro, contiene un doppio riferimento autoreferenziale al nome della band. Nota stonata.

 

FLOP: ACHILLE LAURO FUORI CON SAN MARINO

Scegliete voi se il flop è la performance o il risultato, o semplicemente entrambe le cose, l’una causa dell’altra. Achille Lauro fa l’Achille Lauro, provoca, con i costumi, soprattutto, e con le parole, molte delle quali, oltretutto, citazioni da altre testi. Il problema, semmai, è che non provoca con la musica e questo fa la differenza. La sua “Stripper” non regala emozioni e il suo modo di fare rischia di essere sempre meno divisivo, cioè piace sempre un po’ meno a tutti.

 

FLOP: TORMENTONE ANGLO-LATINO DALLA ROMANIA

L’artista si chiama WRS, arriva dalla Romania, comincia a cantare in inglese, poi in spagnolo e il sound è quello del tormentone latinoamericano, così come la scenografia che mette in piedi insieme al mini corpo di ballo. Il punto è questo: non è credibile. Non è una questione di nazionalità, ma di ritmo, di seduzione che manca. C’è a chi piace, però, perché va in finale: del resto è un brano commerciale, anche se la brutta copia di molti altri.

 

FLOP: EMMA MUSCAT DA AMICI ALLA DELUSIONE EUROPEA

Le semifinali devono essere le colonne d’Ercole di Emma Muscat, cantante maltese, almeno fuori dai confini nazionali: si era fermata prima dell’ultimo atto ad Amici, nel 2018, e quattro anni dopo si ferma allo stesso punto all’Eurovision. Il brano si chiama “I am what I am”. Ed ecco, il punto è esattamente questo: nulla di drammaticamente inascoltabile, semplicemente Emma Muscat mette in scena se stessa e il suo talento con un testo che ascolti distrattamente e poi dimentichi.

 

(Credit: Getty Images)

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