UNDERWATER, IL LATO UMANO DI FEDERICA PELLEGRINI

UNDERWATER, IL LATO UMANO DI FEDERICA PELLEGRINI

UNDERWATER, IL LATO UMANO DI FEDERICA PELLEGRINI

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Il docufilm su Federica Pellegrini uscito il 10 gennaio si chiama “Underwater”, con chiaro riferimento alla vita sott’acqua condotta fino a un mese fa dalla Divina. Ma avrebbe potuto avere un nome diverso, magari l’esatto contrario, se avesse voluto dar risalto a ciò che realmente svela: la vera essenza della più grande campionessa della storia del nuoto italiano fuori dall’acqua. Il suo lato umano, insomma, che emoziona quanto le sue bracciate.

FEDERICA PELLEGRINI SI RACCONTA IN “UNDERWATER”

Il docufilm “Underwater” diretto da Sara Ristori è stato girato nei due anni di avvicinamento alle Olimpiadi di Tokyo, ma se le immagini sono relativamente recenti, la storia che racconta fa anche un salto indietro nel tempo, alla Federica adolescente che conquista la prima medaglia ai Giochi con l’argento nei 200 sl di Atene e combatte contro la bulimia, alla Federica ragazza troppo presto adulta che perde il suo mentore, Alberto Castagnetti, e con lui i punti di riferimento in vasca e nella vita, cambiando allenatori ogni sei mesi, fino a trovare quel Matteo Giunta che presto diventerà suo marito.

Anche quel percorso – spiega – non è stato facile. Secondo me per capire a fondo una persona bisogna capire anche cosa ha passato.

 

FEDERICA PELLEGRINI, IL COVID E L’ULTIMA OLIMPIADE

Federica Pellegrini si è ritirata il 30 novembre vincendo l’ultima medaglia d’oro della carriera agli Assoluti invernali. Si è commossa quel giorno, si è commossa guardando il film al cinema e si era commossa a Tokyo, dopo aver chiuso al settimo posto la finale dei 200 sl ai Giochi. Ha allungato la propria carriera di un altro anno, dopo il rinvio delle Olimpiadi a causa della pandemia, proprio per nuotare quelle ultime quattro vasche, e l’opera di Sara Ristori si sofferma proprio su questa battaglia di una “guerriera” stremata, ma mai disposta a mollare, neppure dopo aver contratto il covid, neppure dopo la difficoltà di tornare in forma:

Al cinema è stato più emozionante – ha detto lei -. È stato proprio sofferto ma questa doveva essere la chiave, perché sono stati anni difficili.

 

FEDERICA PELLEGRINI, L’EREDITÀ DI UNA COMBATTENTE

Ci sono due frasi che forse più delle altre fanno capire cos’ha rappresentato il nuoto per Federica Pellegrini negli ultimi due anni. La prima la pronuncia al termine del docufilm ed è

Chiudo in pace.

La seconda è una dichiarazione rilasciata al termine dell’anteprima alla quale ha assistito:

Quando me lo chiedono è un po’ strano per me spiegare cosa voglio fare dopo. Inizierò a vivere.

Le deduzioni sono semplici: Fede ha dato tutto e non vede l’ora di dare ancora tanto, ma offrendo a se stessa un’altra strada da percorrere.

Cosa lascio allo sport? Penso di essere sempre stata una combattente. Ho combattuto indipendentemente da tutto quello che mi è successo nella vita, ma perché avevo una grande passione, un grande amore per il nuoto. Quando c’è quello, riesci a superare tutto.

Persino te stessa.

 

(Credits: Getty Image)

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