LORIS STECCA: TRIONFI, CADUTE E RISALITE DI UN UOMO FUORI DAL COMUNE

LORIS STECCA: TRIONFI, CADUTE E RISALITE DI UN UOMO FUORI DAL COMUNE

LORIS STECCA: TRIONFI, CADUTE E RISALITE DI UN UOMO FUORI DAL COMUNE

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Non tutti i pugili sono grandi e dannati, ma c’è un filo sottile che lega molti dei più amati e incensati campioni del ring con esistenze spesso vissute sull’orlo del precipizio, sempre in costante combattimento con i propri demoni. Loris Stecca non fa eccezione: forte, dannatamente forte, tanto da arrivare a conquistare a soli 24 anni un titolo mondiale che in Italia nessuno si era mai sognato di vincere prima.

Ma anche fragile, tremendamente fragile, da vedere la propria esistenza segnata da cadute e infortuni, soprattutto da incidenti fuori dal ring che lo hanno portato a dover fare i conti con il carcere e la necessità di reinventarsi sempre, redimendosi agli occhi del pubblico che tanto l’aveva amato quando sul ring combatteva con una forza fuori dal comune. Angelo forse non lo è mai stato, demone magari si, ma con la capacità di rialzarsi e mettersi i problemi alla spalle, o almeno provare a lasciarseli dietro.

Loris Stecca in 62 anni ha vissuta non una, non due, forse nemmeno tre vite. Ma continua a lottare, perché lui di arrendersi non ne vuol sapere. Tanto che nella sua corrispondenza con Fabio De Santis, dal titolo No Mas”, ha detto di voler vivere fino a 105 anni. Forse perché proprio nell’età della maturità ha capito qual è la strada giusta da seguire.

DALLA ROMAGNA ALLA CONQUISTA DEL MONDO

Romagnolo doc, nato a Santarcangelo di Romagna il 30 marzo 1960, Loris s’è avvicinato alla nobile arte a soli 16 anni (prima faceva il calciatore) ma è stato un pugile formidabile in gioventù, tanto che a 20 anni era già sul trono italiano dei pesi piuma nella categoria dilettanti. Umberto Branchini, all’epoca il più grande manager dedito alla boxe che il bel Paese annoverava, non se lo fece scappare: lo portò sotto la sua ala nella scuderia Totip, e mai scelta fu più vincente.

Un anno dopo, al primo assalto al titolo italiano professionisti dei piuma, batté ai punti Marco Gallo, destando interesse in un ambiente che cercava solo un nuovo idolo da incensare dopo gli anni ruggenti di Benvenuti e Mazzinghi. Un avvio di carriera folgorante, dove una gloria tirava l’altra: il 7 aprile 1983 a Sassari, contro il britannico Steve Sims, arriva la prima ribalta continentale, con la conquista del titolo europeo per ko. tecnico dopo 7 riprese.

E la sfida contro l’astro nascente Valerio Nati gli consentì di difendere la cintura, stavolta ai punti ma dopo un match ricordato tra i più belli di quell’epoca d’oro del pugilato italiano. Per celebrare degnamente una prima parte di carriera super mancava solo l’ultimo gradino, quello di un titolo mondiale: l’occasione si presentò il 22 febbraio 1984 quando a Milano sfidò Leonardo Cruz, detentore del titolo WBA dei supergallo.

“No mas” furono le parole pronunciate dal pugile argentino nella dodicesima ripresa, sfiancato dai colpi di Stecca, dopo un match durissimo che vide il romagnolo trionfare prima del limite. Per quel match Loris dovette perdere due chili, scendere di categoria (dai piuma ai supergallo) e farlo attraverso un regime alimentare impostato da tale Giovanni Cremonini, noto medico bolognese, poi divenuto oltremodo famoso per il fatto di essere il papà di Cesare, cantautore tra i più celebrati del panorama italiano, all’epoca piccolo bambino che girovaga nello studio di papà. Stecca s’era preso il mondo e tutti i pianeti erano allineati.

QUEL MONDIALE ASSAPORATO TROPPO POCO

Purtroppo per lui, non ci sarebbe rimasto tanto a lungo: il 26 maggio del 1984 a San Juan de Portorico fu Victor Callejas a infliggerli la prima sconfitta in carriera, sottraendogli la cintura appena conquistata. Un match controverso: Stecca accusò il pubblico locale di non averlo fatto dormire nei due giorni precedenti al match, e si essere stato sempre sorvegliato a vista dalla polizia. Luvy sarebbe diventato il suo più grosso rivale, nonché l’unico a riuscire nell’impresa di batterlo nei 59 incontri disputati in carriera: anche la rivincita organizzata a Rimini nel novembre del 1985 sorrise al portoricano, che colpì con una gomitata alla mandibola alla prima ripresa, ma che rischiò grosso alla sesta, quando Stecca fu a un passo dal mandarlo al tappeto, nonostante il dolore lancinante.

Un blackout all’impianto elettrico (alcuni tifosi inavvertitamente staccarono i fili) interruppe l’incontro per qualche minuto e quando fu tempo di ricominciare Callejas era fresco e riposato e sfruttò l’infortunio del rivale per metterlo ko. La fortuna voltò le spalle a Loris, che restò fermo 8 mesi prima di riprogrammare un nuovo assalto al titolo mondiale. Il tempo per farlo sarebbe arrivato alla fine del decennio, ma a mandare tutto a rotoli contribuì un dannato incidente che nel gennaio del 1989 mise fine alla sua carriera: stava attraversando le strisce pedonali, ma un automobilista lo vide tardi e non riuscì a frenare in tempo. Addio sogni di gloria, inizio del calvario.

L’INCIDENTE, LA LITE IN PALESTRA, LA REDENZIONE

I problemi di Stecca cominciarono proprio quel giorno. Il ginocchio fece crack e gli impedì di tornare a combattere, e reinventarsi in una nuova vita non fu semplice. Anche perché i soldi dell’assicurazione tardarono due decenni prima di arrivare: Loris cominciò ad andare in difficoltà economiche, cercò di trovare rifugio diventando allenatore, ma le cose non presero mai la piega desiderata.

Disperato, nel 2008 a 48 anni decise di tornare a combattere: in Italia era già oltre il limite consentito dei 45 anni, a San Marino gli chiusero le porte in faccia e lui minacciò di buttarsi dal cavalcavia dell’autostrada e di farla finita. Fu salvato dalle forze dell’ordine e almeno quell’episodio convinse l’assicurazione a sganciare i soldi del risarcimento, seppur al ribasso.

Nel 2011 aprirà una palestra assieme a Roberta Cester, ma le cose ancora una volta non vanno come sperato: nel dicembre del 2013 dopo l’ennesima discussione Stecca cerca il suo telefono cellulare ma alla fine tira fuori dalla borsa un coltello, che aveva portato per tagliare le corde del ring, e con questo si scaglia contro la socia in affari. Fa una cazzata e se ne rende subito conto, tanto da chiamare i carabinieri e consegnarsi a loro senza alcuna resistenza. Potesse tornare indietro non rifarebbe nulla di tutto ciò, ma in quel momento l’istinto e l’orgoglio ferito da anni di difficoltà hanno prevalso su tutto il resto.

La condanna a 8 anni di carcere non verrà scontata per intero: Loris comincia un nuovo percorso di reinserimento sociale grazie a Cooperativa 134 e trova la forza per reagire. La sua condotta irreprensibile gli consente di ottenere la possibilità di lavorare fuori dal carcere e lui prende tutto molto seriamente, tanto che a inizio 2022 la pena viene estinta.

Torna dalla sua famiglia, che l’ha sempre sostenuto anche nel momento più duro e cupo della sua esistenza. E dopo aver riabbracciato il fratello Maurizio, ricoverato per Covid alla fine del 2021, alla fine di gennaio piange la perdita della mamma Bruna. Alla quale ha regalato almeno un ultimo sorriso, ritrovando quel filo che aveva smarrito lungo la via. “No Mas – La mia vita” è il testamento spirituale che ha lasciato. Parla di un pugile che sapeva come stare sul ring, ma soprattutto di un uomo che ha saputo rialzare la guardia dopo che la vita gli ha inflitto tanti colpi bassi. E che dice di avere davanti a se altri 43 anni da vivere. Comunque vada, auguri Loris.

(Credits: Getty Image)

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