MORGAN FREEMAN, L’EDDIE “SCARP-IRON” DURPIS IN MILLION DOLLAR BABY

MORGAN FREEMAN, L’EDDIE “SCARP-IRON” DURPIS IN MILLION DOLLAR BABY

MORGAN FREEMAN, L’EDDIE “SCARP-IRON” DURPIS IN MILLION DOLLAR BABY

59
0

Per come li porta, 85 anni non sembrano nemmeno troppi. Perché Morgan Freeman somiglia più a un eterno ragazzo, che non a un adulto saggio e timorato di Dio. Sarà però che certi ruoli interpretati in carriera gli hanno dato una sorta di aurea mistica, alla quale forse contribuisce anche la barba bianca, marchio di fabbrica che nel tempo ha permesso a milioni di appassionati di farne uno dei propri beniamini.

Ma Freeman, nato a Memphis il 1° giugno 1937, tutto questo non l’aveva messo in conto: le sue umili origini e la sua predilezione per la recitazione fino a un certo punto della sua adolescenza finirono per cozzare con la necessità di portare uno stipendio a casa, tanto da convincerlo ad arruolarsi sull’US Air Force e di prendere posto come impiegato al Los Angeles Community College.

Il palcoscenico (il primo amore) o la recitazione erano nei suoi pensieri, ma non al primo posto. Fino a che negli anni ’70 capì che quella era davvero la sua strada, conoscendo la ribalta solamente a partire dalla decade successiva. Quando in un modo o nell’altro il volto di Freeman è diventato uno dei più comuni e ricercati dell’intero panorama cinematografico.

QUANDO PORTÒ MANDELA SUL PICCOLO SCHERMO

Ci sono almeno due interpretazioni iconiche legate allo sport che hanno permesso a Morgan di penetrare ulteriormente nei pensieri degli appassionati. Quella più recente sembrava una parte scritta apposta per lui: portare sul piccolo schermo il volto di Nelson Mandela di per sé è un compito duro per qualunque attore, ma nessuno meglio di Freeman avrebbe potuto dargli lustro come fatto nella pellicola “Invictus”, quella che racconta l’incredibile vittoria degli Springbooks contro gli All Blacks neozelandesi nella coppa del mondo di rugby 1995.

L’incredibile somiglianza con l’ex presidente sudafricano ha certamente contribuito a rendere quella interpretazione unica e vera come poche altre, al punto da consegnare all’attore un alveo tutto suo destinato ad essere tramandato ai posteri. Non era la prima volta che si cimentava in un ruolo legato allo sport, ma rendeva comunque l’idea di quella che era la sua teoria al riguardo: se una cosa la sai fare bene, allora vale la pena farla.

Dopotutto di sport nella vita di Freeman ce n’è sempre stato abbastanza, con una passione che ha saputo oltrepassare le decadi e la distanza dagli anni del college: il legame con l’università di Ole Miss, a Oxford, Mississippi, l’ateneo che è sempre nei pensieri dell’attore e al quale ha spesso contribuito anche per sostenerne i programmi di sviluppi.

In passato capitava spesso di vederlo in tribuna, specie nelle partite più importanti. E quella fede gli è rimasta addosso anche quando gli impegni in giro per il mondo si sono quintuplicati, tanto che sul set di “Angels Have Fallen” ha persino voluto indossare il cappellino del suo college in una delle scene principali del film. Se non è amore questo…

IL PERSONAGGIO DI “SCARP-IRON” IN “MILLION DOLLAR BABY”

Se si vuol trovare però un ruolo che più di qualunque altro ha consegnato Freeman alla storia del cinema, legandolo a doppio filo al mondo dello sport, quello è senza ombra di dubbio il personaggio di Eddie “Scarp-Iron” Durpis in “Million Dollar Baby”, la pellicola con la quale nella notte degli Oscar 2005 riuscì finalmente (e giustamente) a conquistare la statuetta come miglior attore non protagonista (era la quarta nomination: ne seguirà un’altra nel 2010 proprio per Invictus, che verrà assegnata a un collega).

Sarà stata la combo con Clint Eastwood, altro gigante della cinematografia americana, ma di sicuro nessun altro ruolo interpretato da Morgan ha saputo raggiungere in modo trasversale il pubblico. Eddie, soprannominato “ferro vecchio”, era un ex pugile passato proprio sotto la protezione del personaggio interpretato da Eastwood, che continuava ad aiutare all’interno di una palestra che definire fatiscente era poco.

Quel soprannome era dovuto soprattutto al fatto di non essere poi tanto più utile dopo che a seguito di una ferita riportata in un incontro perse la vista da un occhio, con Frankie Dunn (il personaggio portato sullo schermo da Eastwood) colpevole di aver ritardato il lancio della spugna per fermare il match prima che fosse troppo tardi.

Quando nella loro palestra arriva la giovane Maggie Fitzgerald vecchie ruggini ma anche vecchi sogni mai nascosti tornano a farsi strada, con Durpis che a un certo punto prova a portar via da Dunn la promettente atleta, offrendola a un altro manager, salvo poi pentirsi della cosa e tornare a fare squadra con il suo ex allenatore, grazie al quale Maggie proseguirà nella sua scalata fino a conquistarsi la chance di disputare un titolo con una borsa di centinaia di migliaia di dollari.

Una seconda chance che la vita ha offerto a tutti e tre, che s’interromperà bruscamente a causa di un brutto incidente capitato alla Fitzgerald proprio durante il combattimento atteso da sempre. Scarp però seguirà tutto con l’occhio del padre che assiste alla rinascita di una figlia. Gli occhi di chi non s’è mai arreso, ma ha saputo riprendere il filo della propria esistenza quando tutto sembrava perduto.

(Credits: Getty Images)

(59)

Redazione Redazione SNAI Sportnews che tratta tutti gli sport, con le quote, presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE