PONTEDERA-ITALIA 2-1: IL GIORNO IN CUI LA NAZIONALE PERSE DA UNA SQUADRA DI C2

PONTEDERA-ITALIA 2-1: IL GIORNO IN CUI LA NAZIONALE PERSE DA UNA SQUADRA DI C2

PONTEDERA-ITALIA 2-1: IL GIORNO IN CUI LA NAZIONALE PERSE DA UNA SQUADRA DI C2

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Negli occhi e nel cuore c’è ancora una ferita che necessiterà di tanto prima di potersi rimarginare. Perché a distanza di sole due settimane dalla sconfitta con la Macedonia del Nord ancora in molti in Italia faticano a convivere con l’idea di dover guardare per la seconda volta di fila il mondiale seduti sul divano. E poco importa se in Qatar si giocherà quando in Italia sarà inverno, dunque uno scenario decisamente inconsueto se collegato alla tradizione del mondiale.

Sarà comunque una sofferenza dover restare a guardare gli altri giocarsi la coppa plasmata dal genio dell’italiano Cazzaniga nei primi anni ’70, ma c’è stato un tempo in cui quella stessa opinione pubblica italiana pensava che forse sarebbe meglio se si fosse rimasti a guardare il mondiale, anziché andarlo a giocare. Storia vecchia 28 anni, a pochi mesi dal primo mondiale americano della storia (il secondo sarà nel 2026, assieme a Canada e Messico), quando una nazione intera rimase scioccata nell’apprendere che la selezione che di lì a poco avrebbe disputato la Coppa del Mondo era stata sconfitta in amichevole nientemeno che da… una squadra di Serie C2.

GIOCHI DI PAROLE: MEGLIO D’ARRIGO CHE ARRIGO

Ai mondiali il Pontedera.

Mai titolo della Gazzetta dello Sport fu più esplicito. La Rosea per prima s’interrogava infatti sulla necessità di spedire negli USA il Pontedera, appunto la squadra di Serie C2 che si rese protagonista di una delle vicende più incredibili che la storia del calcio italiano abbia mai raccontato. Perché il 6 aprile 1994 è rimasto negli annali come il giorno della figuraccia della nazionale di Arrigo Sacchi, battuta per 2-1 da una formazione di onesti mestieranti che pure era stata chiamata a Coverciano solo per fare da sparring partner durante uno dei rari raduni in vista del mondiale.

Tutto questo perché, andando un po’ controcorrente, il “profeta” di Fusignano preferì organizzare un vero e proprio ritiro di qualche giorno con il gruppo che verosimilmente sarebbe poi volato negli States, anziché impegnarsi in un’amichevole con altre squadre nazionali. Il Pontedera era a un tiro di schioppo dal quartier generale azzurro e tornava utile allo scopo. E andava forte in campionato, primo e imbattuto a due terzi abbondanti di cammino. Ma doveva essere solo la “vittima sacrificale” di un pomeriggio di inizio aprile. Un’ora e mezzo dopo divenne una delle squadre più celebri della storia del calcio italiano.

ROSSI E AGLIETTI NELLA STORIA. E IL MAXI RECUPERO DI COLLINA

Del resto il futbol italico mai aveva contemplato una simile debacle. E tantomeno Sacchi l’aveva messa in conto. Quel giorno non fece neppure molto turnover: c’erano Maldini, Baresi e Costacurta in difesa, Donadoni, Albertini e Conte in mezzo al campo, soprattutto Baggio (Pallone d’Oro in carica) e Signori (capocannoniere della A) in attacco. Ma in tre minuti a cavallo tra il 19’ e il 22’ del primo tempo l’Italia si ritrovò sotto di due reti: bellissima quella di Matteo Rossi, imbeccato da Alfredo Aglietti, che concluse l’azione con un morbido pallonetto ai danni di Marchegiani.

Più semplice quella dello stesso Aglietti, lesto a ribadire in rete una corta respinta del portiere della nazionale dopo un tentativo di testa ancora di Rossi. Vietato esultare, perché già aver segnato due reti era un affronto sufficiente per gli uomini di Sacchi. Che si guardavano intorno spaesati o se ne tornavano a centrocampo a testa bassa. Baggio e Signori non pervenuti, tanto che Drago, portiere del Pontedera, fino all’intervallo neppure dovette sporcarsi i guanti più di tanto. Così nella ripresa Sacchi inserisce Massaro e subito la partita si riaccende, bravo ad accorciare le distanze e sfortunato poi nel centrare una traversa.

L’accordo pre partita era di chiudere le ostilità dopo due tempi da 40’ ma il direttore di gara allo scadere, voltandosi verso la panchina azzurra, si sentì invitare a proseguire. In un’era in cui il tempo di recupero era a discrezione del direttore di gara, non certo annunciato con una lavagna luminosa, trascorsero 5’, poi 6’, 7’ e infine 8’, ma la palla non ne volle sapere di entrare. Alla fine Pierluigi Collina da Viareggio, l’arbitro della sfida, fischiò tre volte e fece un bel sospiro. Non c’era internet all’epoca, ma pochi istanti dopo tutta la nazione venne a sapere che l’Italia aveva perso con il Pontedera.

CAROSELLI A PONTEDERA E MILIONI DI ITALIANI INCREDULI

Lezione D’Arrigo.

Il Corriere dello Sport non ci va giù troppo per il sottile: gioca sul nome del CT, ma anche su quello di Francesco D’Arrigo, il tecnico dei granata, che fa un calcio innovativo per l’epoca e si avvia a vincere il campionato di C2. Il Pontedera si schiera con un 4-3-1-2, è una squadra che va sempre a mille all’ora e che nell’occasione doveva fare le veci della… Norvegia, nel senso che, su espressa richiesta di Sacchi, avrebbe dovuto giocare pressando alta e andando a raddoppiare su ogni uomo, proprio come erano soliti fare gli scandinavi, avversari dell’Italia nella seconda gara del mondiale.

Solo che a furia di pressare alto il Pontedera fece completare saltare il piano della nazionale, che finì per innervosirsi cominciando a perdere le distanze e la pazienza. Nel frattempo la notizia cominciò a fare il giro del mondo e a Pontedera la gente accolse in serata con caroselli di auto e motorini la squadra di D’Arrigo, omaggiata come si conviene a un manipolo di eroi. E quella sbornia collettiva per poco non costò la promozione in C1 ai granata, che nel finale di stagione lasciarono qualche punto per strada, perdendo l’imbattibilità ma trovando comunque il modo di ottenere il salto di categoria.

E qualche commessa in più dall’estero la ottenne anche il presidente Barachini, imprenditore del settore delle calzature, che mai avrebbe immaginato di poter ricevere una simile pubblicità da un evento tanto impronosticabile, quanto fuori da ogni logica.

LA SFIDA AL BRASILE, CHE NON FU MAI DI PAROLA…

Il risveglio per Sacchi fu invece tremendo. Fu quello probabilmente il momento più delicato di tutta la sua gestione azzurra, ancor più di quanto non lo sarebbe stato quello successivo all’eliminazione al primo turno a Euro ’96. La nazionale venne bersagliata di critiche e alcuni dei giocatori schierati quel 6 aprile a Coverciano persero l’aereo per gli States, vedi i titolari Panucci (comunque in quota Under 21, al cui posto venne selezionato Mussi) e Stroppa, che lasciò spazio a Berti, oltre a Peruzzi (al quale venne preferito Bucci, non senza polemiche), Negro (che fece spazio ad Apolloni) e Fontolan, escluso per mancanza di spazio.

Quando, 73 giorni più tardi, gli Azzurri fecero il loro esordio al Giants Stadium di New York contro l’Irlanda, perdendo di misura, in campo c’erano ben 7 reduci dalla disfatta di Coverciano. Ma quegli stessi ragazzi un mese dopo sarebbero arrivati a giocarsi i rigori a Pasadena, nella finale contro il Brasile, che la spuntò per 3-2 e per questo venne sfidato dal Pontedera per stabilire una volta per tutte chi fosse la squadra più forte al mondo.

La società granata prese tutto molto seriamente: inviò un fax alla federazione brasiliana, sentendosi rispondere che avrebbero ricevuto comunicazioni per organizzare un’amichevole appena gli impegni internazionali lo avrebbero reso possibile. In realtà la Seleçao non mantenne la promessa, ma a Pontedera da allora l’hanno presa con filosofia, sostenendo come anche il Brasile avesse paura di affrontare la squadra che aveva battuto i vice-campioni del mondo. E nemmeno la rivincita contro l’Italia è mai più andata in scena. Nei libri di storia, però, quel 6 aprile nessuno lo potrà cancellare. E a pensarci ancora adesso, certo quel ko. fa molto meno male rispetto a quelli recenti con Svezia e Macedonia del Nord.

ITALIA-PONTEDERA 1-2: IL TABELLINO

ITALIA (4-4-2): Marchegiani (1’ st Peruzzi); Panucci, Maldini, Costacurta, Baresi (1’ st Negro); Donadoni, Albertini, Conte, Stroppa (1’ st Fontolan); Signori (1’ st Massaro), R. Baggio (1’ st Casiraghi). All.: Sacchi.

PONTEDERA (4-3-1-2): Drago; Vezzosi, Rocchini, Balli, Allori; Cecchi, Rossi, Pane; Moschetti; Cecchini, Aglietti. Subentrati nella ripresa: Paradiso, Maraia, Pontis, Russo, Coli e Ardito. All.: D’Arrigo.

ARBITRO: Collina di Viareggio.

MARCATORI: 19’ pt Rossi (P), 22’ pt Aglietti (P), 7’ st Massaro (I).

(Credits: Getty Images)

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