SILVIO ORLANDO, IL NAPOLI E IL “SUO” CARDINAL VOIELLO

SILVIO ORLANDO, IL NAPOLI E IL “SUO” CARDINAL VOIELLO

SILVIO ORLANDO, IL NAPOLI E IL “SUO” CARDINAL VOIELLO

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Tanti auguri a Silvio Orlando, l’attore napoletano che taglia il traguardo dei 65 anni ma che di andare in pensione, almeno per il momento, proprio non ne vuol sapere. E sarebbe un peccato per il cinema italiano se dovesse ritrovarsi orfano di uno degli interpreti di maggior successo degli ultimi decenni di storia del piccolo e grande schermo, svezzato dalle sit com umoristiche degli anni ’80 ma diventato nel tempo uno degli attori drammatici in grado di suggestionare una vasta cerchia di appassionati.

Un talento naturale cresciuto sul palco della commedia teatrale partenopea, ma divenuto volto familiare grazie soprattutto alle interpretazioni nelle pellicole dirette da Gabriele Salvatores, Nanni Moretti, Paolo Virzì, Pupi Avati e molti altri ancora. Tutti ne hanno apprezzato la grande professionalità e quel carattere assai napoletano, quasi un modo d’essere che non ha tradito le sue origini, ma che in un modo o nell’altro ha finito anche per far emergere il valore vero dell’arte partenopea, senza mai eccedere nella foga ma anzi mostrando un lato e una virtù fuori dal comune.

Quel legame con la sua terra gli è rimasto appiccicato addosso più di quanto abbiano potuto fare i tanti personaggi che ne hanno caratterizzato la carriera, anche se poi alle nuove generazioni Silvio Orlando fa venire in mente soprattutto il Cardinal Voiello, quello che più di ogni altro ha saputo stuzzicare la fantasia del mondo dello sport, uscendo decisamente dai confini televisivi.

I RICORDI GIOVANILI E QUEL NAPOLI DA BATTAGLIA

Perché quando in rete cominciò a diventare virale la fotografia di Orlando vestito di tutto punto con maglia, pantaloncini e calzettoni del Napoli (era il 2016, in piena era Hamsik e Higuain, che pure di lì a poco avrebbe “tradito” gli azzurri), di colpo la fantasia del popolo partenopeo riuscì a trasportare quel personaggio fuori dagli schermi della serie di Sky “The Young Pope”, quella che più di ogni altra ha dato all’attore la fama internazionale.

Il Cardinal Voiello in fondo era un tifoso verace, come tanti ce ne sono in città, ma reso tale anche e soprattutto dall’importanza del ruolo che ricopriva all’interno della storia. Renderlo un personaggio “reale” nella vita di tutti i giorni è stato un passo fuori dal comune, o almeno sino a quel momento mai rivelatosi al mondo: “Cardinal Voiello uno di noi” fu lo striscione col quale i tifosi napoletani vollero far comprendere il loro apprezzamento per l’interpretazione di Orlando, esposto durante il match di campionato contro il Sassuolo del novembre 2016.

Che poi, lo stesso attore, non avesse fatto mai mistero di tifare Napoli, questa è tutta un’altra storia: originario del Vomero, classe 1957, Silvio ha vissuto l’epoca calcistica dei vari Sivori, Altafini, Pesaola, Juliano fino ad arrivare a Beppe Savoldi, “mister miliardo”, sbarcato a metà degli anni ’70. Quando con Ferlaino arriveranno anche Maradona, Careca, Alemao e tutti gli altri, Orlando era già un figlio del mondo, costretto a spostarsi da un set all’altro, ma ben felice di assistere ai trionfi di quell’epoca d’oro fatta di due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa e tante domeniche indimenticabili.

TIFOSO SI, MA NON TORPPO APPASSIONATO DI CALCIO

L’interpretazione del Cardinal Voiello è però il lasciapassare nella storia che Silvio s’è guadagnato agli occhi del popolo partenopeo. La cover con lo sfondo di Higuain (che durante le prime era ancora un calciatore del Napoli, ma che di lì a poco avrebbe accettato la corte della Juventus) è iconica tanto quanto le scene in cui dice di voler rimandare gli appuntamenti con la Segreteria di Stato Vaticana per non perdersi la partita in diretta tv dei suoi beniamini.

Uno spaccato di vita napoletana che resiste agli stereotipi e che rende ancor più giustizia al primo vero personaggio legato al mondo del calcio e interpretato da Orlando, quello del tranviere Domenico Tagliuti nella sit com “Zanzibar”, originario del Sud e tifosissimo di Maradona nella Milano di fine anni ’80 (dove Milan e Inter sapevano il fatto loro…), che pure voleva sentirsi settentrionale a tutti gli effetti, ma che tradiva poi con quella fede per il Napoli tutta la sua voglia di “normalità”.

Parlare di calcio per più di 5 minuti mi annoia e ammetto di non essere così rapito dalle vicende della mia squadra del cuore. Di sicuro c’è che quando ne ho l’occasione vado volentieri allo stadio, ma mi ritengo più un tifoso da grandi occasioni, quando c’è da celebrare qualcosa o da raggiungere determinati traguardi. Però porto sempre Napoli e il Napoli nel mio cuore e questa cosa non cambierà mai.

(Credits: Getty Images)

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