TURIN, ITALY - NOVEMBER 14: (L-R) Novak Djokovic of Serbia speaks with Jannik Sinner of Italy after losing the Men's Single's Nitto ATP match during day three of the Nitto ATP Finals at Pala Alpitour on November 14, 2023 in Turin, Italy. (Photo by Stefano Guidi/Getty Images)
Novak Djokovic torna a Wimbledon con una missione chiara: alzare per l’ottava volta il trofeo sull’erba londinese e toccare quota 25 Slam in carriera. È un’impresa che sa di leggenda, non solo per la portata storica, ma anche perché il serbo, a 38 anni, potrebbe superare il primato di longevità che appartiene a Ken Rosewall, campione a Melbourne nel 1972 a 37 anni e spiccioli. Il tempo passa, ma non sembra logorare la fame di Djokovic, che guarda a Wimbledon come al terreno ideale per un nuovo capolavoro.
La spinta in più di Wimbledon
“Qui ho giocato sei finali nelle ultime sei edizioni, è il torneo che più mi ispira, quello che sento cucito addosso. Sento di poter dare ancora il meglio proprio in questo contesto”, ha detto in conferenza stampa. L’ultima vittoria risale al 2022, poi due finali perse contro Alcaraz, ma il serbo assicura di non essere ossessionato dal ranking: “Non mi interessa più la posizione in classifica. So che nei Major riesco ancora a spingermi oltre. Non ho più la costanza di una volta, ma negli Slam arrivo sempre lontano, e questo mi motiva”.
Il trionfo numero 100 in carriera, centrato di recente a Ginevra, e la semifinale al Roland Garros persa proprio contro Sinner dimostrano che il motore gira ancora. Ma se Wimbledon dovesse davvero essere il suo “ultimo ballo”? Djokovic non si sbilancia: “Vorrei continuare ancora, ma alla mia età non puoi programmare troppo. Contano il fisico e la testa. Finché avrò stimoli, ci proverò”.
Sinner cambia rotta, Djokovic osserva da vicino
Alla vigilia del torneo, però, i riflettori non sono solo su di lui. Il terremoto nel team di Jannik Sinner, che ha salutato lo storico preparatore Marco Panichi e il fisioterapista Ulises Badio, ha generato domande e ipotesi. E proprio Djokovic, che in passato ha lavorato con entrambi, ha detto la sua: “Marco e Uli sono professionisti eccezionali, hanno avuto un ruolo importante nei miei successi. Non so perché abbiano interrotto la collaborazione con Jannik, anche per me è stata una sorpresa, perché penso che il gioco e il fisico di Jannik siano migliorati molto nell’ultimo anno e mezzo”.
Quando i cambiamenti nascono da dentro
Secondo il numero 6 del mondo, queste scelte non sempre hanno radici professionali: “Può esserci dietro qualcosa di più personale e privato. A volte i percorsi si dividono perché non si è più allineati nel modo di pensare, o magari si ha bisogno di aria nuova. Io stesso ho cambiato tante volte nel mio team, e lo capisco. È umano”. E aggiunge: “Quando si lavora a lungo con qualcuno, si crea stabilità emotiva, un senso di sicurezza. Ma ognuno è diverso: c’è chi cerca continuità, chi invece ha bisogno di cambiare”.
Parole che evitano giudizi, ma che mostrano rispetto per chi, come Sinner, ha deciso di voltare pagina proprio a un passo dal torneo più prestigioso dell’anno. Djokovic, intanto, è pronto per l’ennesima battaglia sull’erba. E anche se non lo dice apertamente, sa bene che ogni Wimbledon potrebbe essere l’ultimo.
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