“Sinner quasi certamente sarà squalificato”. Ne è certo, l’ex tennista Daniele Bracciali, intervistato da Mowmag: la vicenda Clostebol che ha visto coinvolto il numero uno del tennis mondiale, si concluderà con la sospensione di Jannik.
Andrà così, “Conoscendo purtroppo l’ambiente della Wada e dell’Itia”, per Bracciali, convito che, nonostante il Clostebol non abbia migliorato le prestazioni del giocatore, la WADA applicherà comunque la sospensione. La decisione, per l’ex tennista, sarà guidata dal principio della responsabilità oggettiva, che considera ogni atleta responsabile per qualsiasi sostanza trovata nel proprio corpo, indipendentemente dall’intenzione o dalla consapevolezza.
“Non è giusto squalificare un giocatore se viene appurato che non ha assunto farmaci per migliorare la prestazione,” afferma, criticando un sistema che, a suo parere, non concede margini per incidenti o contaminazioni accidentali “e il Clostebol, nel caso di Sinner, non ha cambiato nulla. La responsabilità oggettiva è una puttanata”.
Sinner, Baroni e il caso Bortolotti
Bracciali poi evidenzia una differenza significativa nel modo in cui altri casi sono stati trattati: “Ci sono casi di tutti i tipi, anche casi in cui la WADA non ha fatto nemmeno appello. Vi ricordate Bortolotti?”.
Anche Marco Bortolotti, infatti, era stato trovato a suo tempo positivo al Clostebol: come nella difesa di Sinner, anche Bortolotti ha parlato di contatto accidentale con la sostanza e la sua versione, come per Jannik, è stata considerata un argomento soddisfacente per l’Itia. E tuttavia, allora non ci fu alcun ricorso della WADA, mentre per Sinner sì. Sulla motivazione di questa disparità, Bracciali è sicuro: “Mi pare evidente. Bortolotti non è Sinner e non avrebbe fatto tutto questo rumore”.
Secondo l’ex tennista, l’elevato profilo di Sinner rispetto a Bortolotti sembra aver portato la WADA a un rigore maggiore, influenzata dalla visibilità mediatica e dall’attenzione attorno al numero uno del mondo.
Il che si può leggere in due modi. Da una parte un discorso del genere sarebbe legato a una presunta ricerca di visibilità da parte della WADA, mentre dall’altra, per certi versi, si potrebbe accostare a quanto si legge nella sentenza di squalifica (poi ridotta) di Simona Halep, nella quale la posizione di numero uno al mondo della tennista è stata considerata un’aggravante.
O se vogliamo fare un’ipotesi, visto il gran numero di casi di positività in Italia al Clostebol (metà delle positività mondiali), la decisione della WADA si potrebbe anche leggere come un modo di “lanciare un messaggio” utilizzando, suo malgrado, un esponente di punta dello sport italiano.
Bracciali: “La soluzione giusta? Assolvere Sinner”
Per Bracciali, in conclusione “La soluzione giusta sarebbe l’assoluzione. Per lui finirebbe un periodo con molte tensioni, anche se le sta gestendo quasi alla perfezione. L’opinione pubblica? Penso che tutti abbiano capito chi è Sinner, anche se i detrattori ci saranno sempre”.
E in caso di squalifica? “Per la classifica – commenta Bracciali – cambierebbe poco. Con 5mila punti di vantaggio può restar fermo anche 3-4 mesi”, anche se la WADA in realtà ha chiesto una squalifica di uno/due anni, ben diverso sia dal punto di vista della classifica sia da quello di un completo recupero ad alti livelli, anzi altissimi nel caso di Sinner.
Bracciali però lascia intendere come un’eventuale squalifica possa diventare “una macchia indelebile sulla sua carriera” pur sapendo che il giocatore è in buona fede. “Squalificarlo sarebbe davvero una carognata, che purtroppo in altri casi hanno fatto,” conclude Bracciali con amarezza.
Senza parlare poi di un eventuale contraccolpo psicologico “Ha dimostrato di essere forte, ma una decisione simile peserebbe, anche se non sappiamo in che modo potrebbe eventualmente reagire. Anche Sinner è umano”.
E potrebbe faticare ad accettare una squalifica per qualcosa che, come afferma Bracciali, “sa in cuor suo che non ha fatto niente di male.” Chiude con una riflessione: “Come fai a metabolizzare il fatto che una responsabilità oggettiva può portare alla squalifica? È veramente dura”.
