Macau

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Tankie Yim, il mio uomo a Hong Kong, mi viene a prendere in albergo alle 9.20AM: in taxi mi porta all’imbarco dell’aliscafo della compagnia Turbo Jet per Macau.

Mettiamo i puntini sulle i (o sugli i?): si dice Macau.
Il nome Macau è una storpiatura di A – Ma – Gau, che significa la Baia di A Ma.
La leggenda racconta che una Dea, nota a Hong Kong come Tin Hau, una vergine, calmò una tempesta nel Golfo che minacciava un vascello e quando la nave toccò terra, i passeggeri costruirono un tempio a lei dedicato, dove ancora oggi si recano ancora in molti a pregare.

Se devo peccare, pecco fino in fondo.
Super Class, andata e ritorno HK $ 516, € 50.
A bordo ho il posto 5P.
Che abbiano capito che è già arrivato un Pirla da Como, un Pollo della Brianza?
Ieri, quando ho preso la solita vecchia carretta da Kowloon a Wan Chai, ho sbagliato pontile d’imbarco; ho pagato una penale di HK $ 0,50, e l’impiegato ha telefonato al collega e mi hanno fatto passare la barriera con le bandiere alzate.
Probabilmente sono stato l’unico Pirla, o Pollo, ad aver sbagliato l’imbarco negli ultimi cinquant’anni.
Da Kowloon o vai a Wan Chai o vai a Central, per cui………..torniamo a bomba.

I controlli dei passaporti sono molto rigorosi.
La Cinesina cerca la pagina con il timbro d’entrata a Hong Kong e bolla per l’uscita; OK sono a posto, maggiorenne, vaccinato e ora anche timbrato Cinese, per cui posso salire a bordo dell’aliscafo delle ore 10AM.
In un’ora sarò nella morsa del vizio, tra il Sands, il nuovo Casino, che sembra una città ancora non finito e il Big Boss.
Tankie Yim mi aveva dato un opuscolo storico e una mappa di Macau, anzi la (o il) Mapa Turistico.
Sul luogo del delitto si parla Portoghese, don’t forget.

Chiamano il volo, sorry l’aliscafo delle 10, uno dei cento della giornata.
Siedo sul ponte superiore, come fosse la prima classe di un Jumbo Jet.
Ricordate il Disco Volante, la barca del Signor Largo, alias Karl Maria Brandauer, l’uomo della Spectre, che aveva a bordo Kim Basinger e poi l’odiato nemico James Bond?
L’aliscafo sembra proprio il Disco Volante.

Finalmente per la prima volta dal mio sbarco in Cina splende il sole.
Puntuale come un cronografo Svizzero, Hoi Chong Heng, il mio riferimento a Macau, mi si accosta al volante del suo camioncino Toyota; voilà, si parte per il giro di Macau in tre ore, senza rete.
E per un’ora avevo navigato nel Mare Cinese del Sud, e vi sembra poco?
Davanti a me un enorme fiore di loto di bronzo che è una statua simbolo di Macau; poi la statua di Kum Iam, alta venti metri, anch’essa di bronzo, poi la torre alta trecentotrentotto metri; poi i cinque ponti (lunghi tra tre e cinque chilometri) che conducono a Taipa (dove c’è anche l’ippodromo); sono già stravolto, ma felice.

La strada sale, ci sono dei veri e propri tornanti; ci stiamo arrampicando sulla Penha Hill, la zona dei ricchi con ville stupende.
“Guardi quella casa, è del proprietario del Lisboa Casino, il Signor Stanley Ho – osserva la mia guida -. Vista sulla Cina, quella vera, vista su Canton, che ora si chiama Guangdong e su Zhuhai, al di là del Pearl River”.
Stanley Ho ha avuto il monopolio del gaming a Macau fino al 2001 e ne ha accumulata di “fresca”.

Ecco Nossa Senhora de Penha, costruita nel 1934, in sostituzione della cappella primitiva del 162, rifatta nel 1837.
In giro ci sono migliaia di turisti, tutti rigorosamente Cinesi.
Arriviamo al Barra Temple, che ha oltre cinquecento anni, il più antico di Macau.
Un mendicante legge il giornale e tende la mano, la vecchia con il tipico cappello Cinese è storpia e tende la mano, il vecchio senza cappello fuma e tende la mano.

Entro nei gironi del tempio: fumo ovunque.
E’ il fumo degli stecchini votivi che tutti accendono e piantano nella cenere di vasconi di sasso, previa sbattitura degli stecchini stessi per tre volte e preghiera, con inchino, davanti alle statue di Buddha, infilate in tanti cunicoli davanti agli altari, per avere la fortuna dalla propria parte.
Non compro nessuno stecchino e non accendo nessuno stecchino: peggio per me.

Risalgo sul camioncino e Hoi Chong Heng guida per i carrugi della città vecchia; la pavimentazione è fatta di pietre che sono arrivate dal Portogallo.
Ecco la facciata, solo la facciata è rimasta in piedi di ST Paul del 1630 circa, e il Forte, disegnato da un Gesuita Italiano con un artigiano Giapponese cristiano fuggito alla persecuzione di Nagasaki, e costruito intorno al 1615.
Il Forte difendeva la città dagli attacchi nemici.
Gli Olandesi assaltano Macau nel 1622, ma le prendono di sana pianta.
Mi addentro nella città vecchia, nella zona pedonale, verso il Senado, mi mischio a centinaia di turisti, in fondo sono un turista anch’io, o no?
Sono talmente turista, che come un qualunque turista testa di cazzo Yankee, mi faccio un gelato da Haagen Dazs e pago ben HK $ 56, che mi sembrano un’enormità.
Evidentemente si era già sparsa la voce dell’arrivo del Pirla da Como.

“Qui si deve fermare, caro signore, non faccia scherzi”, intima Hoi Chong Heng:
Ubbidisco.
Siamo al Kum Iam Temple, edificato ai tempi della dinastia Um, alla fine del 1200.
Tre altari in senso ascensionale; uno dedicato a Buddha, un altro a una Dea e un terzo non ho capito a chi.
Il luogo è fantastico e mi emoziona; colori meravigliosi, scritte incomprensibili, ma affascinanti, specie di messali o libri di preghiere incomprensibili, accatastati e pacchi, tanti pacchi di stecchini.
Mi guardo in giro, non c’è nessuno, arraffo un pacco di stecchini e pago HK $ 10 a Lim Meng Hoi, l’uomo degli stecchini.
Inizio la cerimonia dell’accensione degli stecchini che s’incendiano e fanno una “fumera” tremenda; tutto il fumo negli occhi, perdo di vista l’altare con la statua d’oro di Buddha, non ci vedo più.
Aiuto!
Arriva Lim Meng Hoi, l’uomo degli stecchini, che scoppia a ridere e arraffa gli stecchini semi bruciati e fumanti e li spegne nella cenere di un vascone.
Gira sotto sopra gli stecchini e li accende dall’altra parte; la “fumera” è sparita, posso procedere nella cerimonia dello sbattimento, per tre volte, degli stecchini davanti a Buddha, e li conficco, a tre a tre (sono quarantotto) in vari vasconi di cenere, anche davanti ad altre divinità.
Che avventura!

Esco dal tempio, m’infilo nel camioncino e via, dal sacro al profano del Sands Casino.
Prendo una delle scale mobili ed entro: migliaia di slot – machines.
Vado al ricevimento e chiedo di parlare con il responsabile delle Pubbliche Relazioni perché voglio sapere tante informazioni, per esempio quanto restituiscono ai giocatori le macchinette in relazione all’ingurgitato.
L’impiegato mi passa al telefono un Cinese che mi risponde in malo modo.
“Lei non ha un appuntamento, la PR non riceve. La competizione qui a Macau è durissima e non rilasciamo dichiarazioni di quel tipo”.
Tipico: la PR sarà una delle solite Yankee screanzate.
Passo il colpo.
Hoi Chong Heng mi fa vedere un altro Casino: è una città intera, con teatro all’aperto, rovine Romane, costruzioni Cinesi, luna park, balocchi e profumi vari.
Aprirà fra un mese: ora i Casinos sono ventitré e l’anno venturo saranno trentadue.
Il gaming costituisce il 40% delle entrate di Macau che ha ben seicentomila abitanti.
E a Hong Kong non ci sono i Casinos.

Ciao Hoi Chong Heng: ho un appuntamento al Big Boss, devo concentrarmi.
E per voi non c’è nemmeno il buco nella tenda per fare i guardoni: strictly private………
Fila come una lippa, a ottanta chilometri l’ora, sul mare Cinese del Sud il Lilau, l’aliscafo Super Jet che mi riporta a Hong Kong, coprendo i sessanta chilometri in un’ora.

 

Carlo Zuccoli

Da “Ero in fila dietro di lei alla SIP e tre donne da (non) incontrare”, romanzo pubblicato on – line da Narcissus

 

(Credits: Getty Images)

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Carlo Zuccoli Carlo Zuccoli has a degree in law (1970): Università degli Studi di Milano, discussing a thesis (administrative law) on UNIRE, at the time the entity... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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