Pubblichiamo in quattro puntate, il Mercoledì, un diario di viaggio di Carlo Zuccoli in Turchia, tratto dal romanzo “Ero in fila dietro di lei alla SIP e tre donne da (non) incontrare”, Edito on – line da Narcissus).
Tutto era incominciato come meglio non poteva.
Il Volo AZ0706 dell’Alitalia, in code share con la Delta, da Malpensa, era atterrato all’aeroporto Ataturk con ben venticinque minuti di anticipo.
Il servizio di transfer organizzato dal Turkish Jockey Club fino all’Atakoy Marina Hotel era stato perfetto, ma appena arrivato in camera sono incominciati i guai.
Il mio laptop, che ha non più di due mesi, prendeva la linea wi – fi, ma non ne voleva sapere di connettersi con Internet, lasciandomi isolato dal mondo.
Tutti i tecnici dell’albergo a consulto nella camera 3408, senza il minimo successo.
I piani di pranzare al Sultanahmet, vale a dire nel rosso dell’uovo, tra la Moschea Blue, l’Aya Sofya (Santa Sofia) e il Palazzo Topkapi se ne andavano a farsi friggere.
Pranzo in albergo, molto scadente, con un vino locale, bianco, che è stata un’assoluta rapina a € 60 la bottiglia.
Degno di nota il dolce, Gullag, latte, farina e pistacchio messi in forno e poi il tutto servito freddo.
Tornato in camera e visto che gli ingegneri non ce la facevano a cavare il ragno dal buco, sono saltato su di un Taksi (in Turco) con l’amico A diretto appunto a Sultanahmet; fatto bizzarro, l’auto era una Fiat Albea, che non avevo mai visto in vita mia.
I nove chilometri e duecento metri che ci separavano dal “luogo del delitto” li abbiamo percorsi in un battibaleno e quando l’autista ci ha fatto scendere, in cima alla salita, proprio a fianco della Moschea Blue, ebbene mi sono emozionato come poche volte nella mia vita.
Il giorno 01 Settembre è iniziato il Sacro Mese del Ramadan, e una volta calato il sole, i fedeli consumano il pasto e poi sciamano nella zona detta Sultanahmet; migliaia le donne sedute su magnifiche panchine di legno in attesa dell’autobus, gli uomini, tutti con la faccia da Turchi, naturalmente, gironzolano, fumano il narghilé e ti osservano da meravigliosi balconcini, e ti offrono merci di tutti i tipi e cibo (tanto cibo) in bella mostra sulle migliaia di bancarelle.
La Moschea Blue è un’altra categoria, veramente.
Era tempo della preghiera e non ho potuto entrare, ma mi resterà per sempre in mente quel che ho visto, uno spettacolo unico al mondo, per classe, qualità della costruzione, dei materiali e per le migliaia e migliaia di persone che circolano e per l’atmosfera di grande gioia che si respira.
Impossibile entrare nella Chiesa, chiamiamola così, di Haya Sofya, che è stata costruita nell’anno 500 and changes (sembra il tempo di una corsa di cavalli Americana a mille metri).
A quel punto volevo prendere il tram, per un giro turistico, ma A me l’ha impedito, forse per non mischiarsi alla “canaglia Turca” che faceva flanella al Sultanahmet.
Flash – back.
Quando A ed io siamo arrivati in albergo dall’aeroporto, alle sbarre d’ingresso una sorta di guardia privata ha ispezionato l’autobus con una specie di spazzolone, per vedere se per caso non eravamo un’autobomba.
Vi ricordate quando James Bond e Ursula Andress sono messi dal Dr. No in quella doccia – corridoio per decontaminarli dalle radiazioni atomiche?
Gli inservienti del Dr. No usavano lo stesso tipo di spazzolone.
Ho citato la guardia dell’albergo, ma quando mi sono avvicinato troppo all’ingresso del Palazzo Topkapi, per la verità socchiuso alle ore 11.30PM, due militari hanno imbracciato il mitra, si sono alzati in piedi, si sono avvicinati e mi hanno fatto delle domande.
In poco tempo siamo diventati amici e ho raccontato loro la trama del film Topkapi, dell’anno 1964, che i due non avevano visto e di cui non conoscevano nemmeno l’esistenza.
A., perplesso, insisteva perché ce ne andassimo.
Tornati a Haya Sofya a lato, abbiamo scoperto una stradina con delle case da urlo, sorvegliate dalla Polizia: in una di loro ha soggiornato la Regina Sofia di Spagna, per qualche tempo, in anni recenti.
Acciottolato ovunque e stradine sconnesse, ma tanta gioia, tanta allegria.
Taksi per il ritorno, anche se la voglia era di restare a Sultanahmet per tutta la notte, mescolandosi ai fedeli gioiosi.
Nel frattempo un super tecnico di pc dell’albergo mi ha ricollegato al mondo.
Continua…
Carlo Zuccoli
(carlozu43@gmail.com)
(Credits: Getty Images)
