Pegasus World Cup: hic sunt leones

Pegasus World Cup: hic sunt leones

Pegasus World Cup: hic sunt leones

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Qui ci sono i Leoni… Nelle mappe antiche, ai confini del mondo, quello conosciuto all’epoca, intendiamo, i cartografi applicavano questa inquietante locuzione.

Alle volte leggevi perfino Hic Sunt Dracones, dove Dracones sta per draghi. Questo per limitare ed impaurire i viaggiatori del tempo, per metterli in guardia sui pericoli che potevano annidarsi in terre lontane e sconosciute. O forse soltanto per paura dell’ignoto.

In quel periodo la Florida non esisteva. O meglio, esisteva,  ma era una lunga striscia di sabbia, acqua melmastra e paludosa, dove sguazzavano soltanto i Dracones. I draghi. Gli alligatori, appunto. Un posto invivibile per essere umani,  diciamo poco Florido.

Quindi a distanza di 5 secoli, cosa si inventano gli abitanti della Nuova America nella adesso facoltosa Florida?

La Pegasus World Cup, la corsa dei cavalli più ricca al mondo, posizionata al centro dell’inverno europeo, e dedicata al mitico cavallo alato Pegaso, in groppa al quale metaforicamente facciamo un balzo spazio-temporale, sorvolando paludi, Dracones, oceani, modi di pensare, e se volete, la stessa essenza della selezione ippica.

Ma tant’è. I tempi cambiano. Dai confini segnati sulle mappe a ridosso di Europa,  siamo passati ai viaggi nello spazio, quindi se il vecchio modo di pensare le corse dei cavalli rimane ancorato ai quei cliché siamo finiti. Il progresso è inarrestabile, e con lui la corsa da 12 milioni di Dollari disputata su quello che rimane delle vecchie paludi, ormai drenate, ed arricchite da palme e resort a 5 stelle.

Per correre questa corsa però  il patron dell’ippodromo di Miami, Frank Stronach (austriaco di origini), ha pensato bene di rispolverare il vecchio modo britannico di impostare le corse: si mette una certa somma, l’iscrizione  (qui lui ha esagerato: 1 milione di dollari), per partecipare, ed il piatto (Plate in inglese), viene diviso tra il vincitore ed i piazzati. Tutto  privato. Senza un dollaro statale.

Vada come vada, il vecchio Stronach ha tirato fuori la corsa dell’anno, con partenti i primi due cavalli del ranking mondiale, e probabilmente sottraendo lo scettro a Sheik Mohammed ed il suo Dubai come organizzatori dell’evento top del galoppo mondiale. 1-0 per gli USA.

Allora: Arrogate contro California Chrome. Il giovane  progressivo di Khaled Abdullah, contro il più anziano ed amato degli americani, il monumentale C.C. , o Chrome,  con  tutta la sua storia da piccolo proletario che si porta dietro così  tanto amato dagli appassionati che la mattina dei suoi lavori si spostano intere carovane di persone per seguirlo. Stupendo.

Tecnicamente è difficile spiegare il balzo che ha compiuto Arrogate in venti giorni, quelli intercorsi tra la vittoria con un paio di lunghezze di margine ad inizio agosto in una corsa qualunque, su di un cavallo qualunque, tale Kristo, e le 13 lunghezze rifilate a fine dello stesso agosto nelle Travers Stakes di Gruppo 1 di  Saratoga ad American Freedom, già piazzato a livello elitario. Misteri. Poi la rincorsa a Chrome in Novembre nella Breeders’ Cup Classic conclusasi in piena spinta e con mezza lunghezza di margine sullo stesso, annichilendo la tribuna di  Santa Anita, e confermando la vittoria di Saratoga. In più le dichiarazioni di Bob Baffert in questo inverno che ha detto…” il cavallo sta migliorando ancora, i limiti non li conosciamo, ed il meglio deve ancora venire..”.
Yeah, chiosiamo noi. Tipically American. Ottimismo a profusione. Però, però, vecchio Chrome, alla tua ultima corsa della carriera, al tuo canto del cigno, inventati alato, sorvola paludi, sabbie,  numeri di steccato impossibili e cerca per il popolo americano ( e non solo…) che ti adora, di stoppare l’ascesa dell’arrogante Arrogate. Il tifo è tutto per California, il cuore ti porta lì, la testa invece dice il contrario.

In tutti i casi la corsa non potete perderla, diretta su Unire Sat, Sky 220 a partire dalle 20,30, per l’intero convegno di Gulfstream, la Pegasus World Cup andrà in onda alle ore 23,40.

I Leoni saranno domati.

(Credits: La Presse)

 

 

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Andrea Zanoboni Andrea Zanoboni, Zanna per tutti, nasce nella affascinante e selvaggia Maremma, terra di cavalli e cavallari che lo porta a sviluppare interesse naturale per questi animali. La folgorazione per i purosangue inglesi avviene però a Newmarket, Inghilterra, quando in una fredda giornata di un maggio tipicamente British, vede sfrecciare una puledra saura di smisurata bellezza e classe di fronte ai suoi occhi. Oh So Sharp, nomen omen, colori di Sheik Mohammed. Pat Eddery in sella. A 13 anni è l'amore della sua vita. Da lì si è dilettato a raccontare le corse dei cavalli con la voce, cronista, da ippodromi italiani: Firenze, Grosseto, Livorno, e con la penna, ops la tastiera, per testate locali , Il Tirreno, e nazionali Trotto e Turf. Voce che spesso accompagna le corse estere trasmesse in Italia Sky 220,e per i meeting più importanti di Ascot, Longchamp, Dubai. Banditore alle aste di puledri in Italia, acquirente, con risultati "migliorabili", di puledri all'estero. "Finché c'è quota c'è speranza" ripete come massima dello scommettitore, tradotto nelle vita : "Never give up".

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