A Warren Place le rose sono tristi

A Warren Place le rose sono tristi

A Warren Place le rose sono tristi

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Foto di apertura: Sir Richard Amherst Cecil (Aberdeen 11 Gennaio 1943 – Cambridge 11 Giugno 2013) fotografato nel giardino di Warren Place, a Newmarket, Suffolk, Gran Bretagna.

 

Como, 13 gennaio 2023

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Mercoledì 11 Gennaio 2023 Sir Henry Richard Amherst Cecil avrebbe compiuto ottant’anni.

Non posso fare a meno di ricordare le mattine trascorse a Warren Place, nella sua cucina, con il mio caro amico Anthony “Tote” Cherry Downes.

E ricordo quando su di una lavagna mi fece il disegno dei tendini lesionati di un cavallo che si era fatto male e il cui recupero sembrava molto difficoltoso.

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Da Ippica Sport e Business (N. 2 Febbraio 2010) ripubblichiamo un articolo scritto da Carlo Zuccoli dal titolo “Non solo rose, Cecil fuori dal tunnel”.

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“Posso dire con assoluta tranquillità e certezza che verso la fine degli anni 70 a Newmarket si respirava ancora l’aria dei famosi anni ruggenti, delle grandi corse, delle grandi famiglie, dei grandi proprietari, dei grandi allenatori.

Avevo la fortuna di abitare in casa del mio amico Tote Cherry Downes, bloodstock agent di grande talento, che lavorava soprattutto per Henry Richard Amherst Cecil, che era fratellastro del pilota privato di Anastasio Somoza, che è stato a lungo Presidente del Nicaragua, uomo non certo illuminato dalla democrazia, e di Jacko, grande cuoca e attuale moglie di James Fanshawe, allenatore di successo.

Arrivavo a Newmarket, abitando prima a Chippenham dove Tote viveva e poi a Newmarket, downtown, nella proprietà di Tattersalls, dove Tote aveva comprato una bellissima casa, per le aste e per i meetings di corse più importanti (Craven, Ghinee, July e per quelli di Ottobre).

La mattina si andava a vedere i galoppi con Henry Cecil, poi si cazzeggiava a Warren Place, dove un giorno Henry mi disegnò su una lavagna che aveva in cucina, durante il breakfast, i tendini di un cavallo di cui non ricordo il nome che aveva subito una lesione, spiegandomi, scientificamente, la rava e la fava.

Il pomeriggio si riposava o si andava alle corse o quando io domandavo a Tote per quale motivo Henry faceva correre il cavallo Pinco Palla, al debutto in una Maiden tosta, la risposta era sempre la stessa: “Carlo, Henry doesn’t run his horses for fun”.

Carlo, Henry non fa correre i suoi cavalli per divertimento.
Io regolarmente andavo in sala corse o chiamavo Ladbrokes (all’epoca avevo un conto presso quel bookmaker, ma poi l’ho chiuso per restare fedele al Tote nei secoli dei secoli) o andavo sul campo e regolarmente incassavo perché Pinco Palla, spesso sotto quota, ahimè, vinceva facile.

La sera, per l’aperitivo, andavo a casa della Signora Pauline Lambton, nata Bolton, uomo d’affari del Kent, divorziata da Frederick William John Augustus Harvey, VI Marchese di Bristol, altrimenti noto come John Jermyn, sposata e vedova di Teddy Lambton, allenatore a Newmarket e figlio di The Honorable George Lambton (1860 – 1945), che a Bedford Lodge ha allenato tra gli altri Swynford (GB) (m. b. o. 1907 John O’Gaunt) e Hyperion (GB) (m. s. 1930 Gainsborough).
George Lambton era il quinto figlio di George Lambton, II Duca di Durham.
Mrs. Lambton fumava decine di sigarette, praticamente era una cosiddetta chain smoker, ma era un’ospite fantastica e il suo butler, il suo maggiordomo, del quale non ricordo il nome, serviva favoloso champagne.
Durante la stagione delle corse a casa Lambton, dove ero stato introdotto da un atro grande personaggio, Richard Upton Gaskell, detto Dickie, il bookmaker di tutta l’aristocrazia Inglese che lavorava per la ditta Ladbrokes on the rails, alla sbarra, che divide la gente buona dalla “canaglia” nei più importanti ippodromi Inglesi, arrivavano personaggi incredibili, soprattutto dallo Yorkshire.
Erano ricoperti tutti da incredibili tweeds e fumavano quasi tutti la pipa.
Una sera, un bel signore sulla settantina, mi chiese da dove venivo (parlavo già bene l’Inglese) ed io risposi che ero nato e cresciuto a Como, in Italia.
Quel bel signore di campagna, probabilmente un vero Esquire (che si può definire un signore che ama il buon vivere e di mentalità molto aperta, almeno così mi definì l’Esquire il Signor Richard Dunhill della premiata ditta, nel corso di un’intervista tanti anni fa) mi domandò molto seriamente: “Carlo, voi a Como avete l’acqua potabile in casa?”.
Ero invitato a destra e a manca perché dicevano che ero molto charmante, perciò feci buon viso a cattiva sorte.

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Tutto il prologo l’ho scritto perché ho assistito qualche settimana fa, su attheraces, ad un’intervista straordinaria, fatta a Henry Cecil da un ottimo giornalista Inglese, Matt Chapman.

Cecil, floricultore di rose in forma maniacale e collezionista, in modo altrettanto maniacale, di scarpe di Gucci, ha ripercorso tutta la sua vita, dagli inizi, quando era assistente del suo patrigno Sir Cecil Boyd – Rochford, Campione degli allenatori per cinque volte e vincitore di tredici Classiche, e ha ricordato, elogiandolo, l’Avv. Carlo D’Alessio, che è stato uno dei suoi primi importanti proprietari.
Come mai direte voi?
Elementare Watson: Luca Matteo Cumani (acquistò Bedford Lodge da Jack Clayton, che era subentrato a Lambton, e che era andato stirato come una cartolina. Ora, Aprile 2019, Bedford Lodge è stato venduto all’allenatore Charlie Fellowes perché Luca Matteo Cumani si è ritirato. N. d. A.), figlio di Sergio, allenatore della vera Cieffedi, era l’assistente dell’insuperabile Maestro.

Ecco perché alcuni cavalli dell’Avv. D’Alessio erano in allenamento da Cecil.

Cecil ha affermato che forse Wollow (IRE) (m. b. 1973 Wolver Hollow) è stato uno dei migliori cavalli che allenato, molto signorilmente, a proposito del Derby perso da favorito odds – on, sotto la pari, è stato molto carino, dicendo che se il cavallo si fosse trovato lungo il percorso in quarta posizione, com’era stato raccomandato al suo fantino Gianfranco Dettori, e non in quattordicesima posizione, la vittoria sarebbe stata sua.
Le polemiche dopo la corsa furono tremende e l’Avvocato D’Alessio fu costretto a rinunciare a far montare, per il resto della vita, i suoi cavalli Inglesi al fantino Italiano.

Io, all’epoca ero Vittadiniano e subito mi ricordai di Grundy (IRE) (m. s. 1972 Great Nephew), maledizione, battuto da Bolkonsky (GB) (m. b. 1972 Balidar) nelle 2000 Ghinee.
Ha ricordato Le Moss (IRE) (m. s. 1975 Le Levanstell), che vinse tre Coppe d’Oro ad Ascot, e una al rientro, senza aver mai visto la pista di allenamento, ma lavorando soltanto in piscina.

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Henry, malato, scavato dal cancro che non perdona, ma che lui dice che combatte e che combatterà senza tregua fino a sconfiggerlo, perché vuole partecipare al Derby del 2020, ha ricordato tanti cavalli e tanti personaggi straordinari, per lo più allevatori e proprietari.
Ha ricordato i suoi fantini, Lester Piggott, Steve Cauthen, Joe Mercer, Pat Eddery, Kieren Fallon e Tom Queally, i suoi grandi proprietari, Jimmy Joel, Lord Howard de Walden, i Niarchos, Louis Freedman, sopra tutti forse Sua Altezza il Principe Khaled bin Abdullah bin Abdul Rahman Al Saud, etc. e i suoi grandi cavalli, nonché le quaranta vittorie nelle Classiche e i dieci titoli da Champion trainer.

E alla fine, dopo quasi novanta minuti di domande e di risposte, ha criticato ferocemente il BHA, British Horseracing Authority, per le troppe corse, per il programma sciagurato, troppo ricco di Handicaps, per cavalli scarsi e povero di corse per i cavalli buoni o al limite di essere buoni.
Ha ricordato il fratello gemello David, morto di cancro, le sue tre mogli, a partire da Julie, nata Noel Murless, per arrivare all’ultima, la fedele segretaria Jane e ha invitato tutti a vivere come lui, cioè a dimenticare costantemente i lati negativi della vita (i conti da pagare, le malattie, le disgrazie, le cose brutte) e a cercare sempre il lato positivo di una giornata.

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L’anno scorso (il 2008, N. d. A.), il Venerdì del Royal Ascot, prima delle King Edward VII Stakes, Gr-2, rimasi a lungo al tondino dell’insellaggio, osservando i cavalli.

Dissi che per me Native Ruler (GB) (m. b. 2006 Cape Cross), che io avevo puntato, non poteva perdere.
“Carlo, attenzione il cavallo sta bene, ma io ho anche Father Time (GB) (m. b. 2006 Dansili)….”.
Henry, facciamo una Sterlina uno davanti all’altro?
“Carlo, lo sai che io non scommetto. In via del tutto eccezionale facciamo 10p”.
Telefonata immediata al Tote e pronta copertura: 1° Father Time, 9/1, NP violento Native Ruler, 6/1, ma la scuderia fa 3/1 e ho messo volentieri nel taschino del morning dress di Henry la moneta dopo la corsa.

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Se devo essere sincero fino in fondo, per me Henry Richard Amherst Cecil non ha eguali al mondo, è un’altra “merce” e il pubblico Inglese lo ama alla follia.
Quando vinse con Light Shift le Oaks nel 2007 la folla impazzì letteralmente e Henry Cecil non seppe trattenere le lacrime: era uscito dal tunnel.

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Carlo Zuccoli

(carlozu43@gmail.com)

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Da oggi (11 Giugno 2013, N. d. A.) Sir Henry Richard Amherst Cecil non è più tra noi: voglio ricordarlo per sempre come una persona da Gruppo 1 e sono sicuro che lassù continuerà a correre e a primeggiare in quella categoria.

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C.Z.”

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ERRATA CORRIGE: nell’articolo di Lunedì 09 Dicembre 2023, a proposito di Alpinista (GB) (f. b. 2017 Frankel), ho scritto che  Alruccaba (IRE) (f. gr. 1983 Crystal Palace), la sua quarta madre,  la Signora Kirsten Rausing l’aveva, probabilmente, acquistata, all’amichevole, da Sua Altezza L’Aga Khan.

La Signora Rausing ha letto l’articolo e mi ha scritto correggendomi: Alruccaba è stata acquistata alle Aste di Dicembre di Tattersalls, nell’anno 1985, per Ghinee 18.000.

La cavalla  aveva corso e aveva vinto, ma non era più in grado di continuare a scendere in pista.

 

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Foto: Alan Crowhurst (2022 Award winner for the best picture of the year)

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Redazione Redazione SNAI Sportnews... VAI ALLA PAGINA AUTORE