AUGUSTO, IL MONDO E IO VAGABONDO

AUGUSTO, IL MONDO E IO VAGABONDO

AUGUSTO, IL MONDO E IO VAGABONDO

126
0

Augusto per sempre. Augusto per tutti.
E non c’entra il fatto che alcuni, tra noi, esisteranno in eterno. Non è solo perché vi sono personaggi che non muoiono mai e restano scolpiti – tenuti in vita – nella memoria collettiva.

Augusto per sempre. Augusto per tutti. E’ una banalità, nel senso che restituisce l’etimo: dal francese, banal. Ciò che è comune a tutto il villaggio.

Ma Augusto è tutt’altro che banale, per l’accezione che il vocabolo ha assunto poi. Per nulla ordinario, scontato, ovvio.

Augusto Daolio moriva oggi di 29 anni fa.
Qualcuno versa lacrime ogni 12 mesi, qualcun altro ha i brividi. Ci sono quelli che con i primi Nomadi sono cresciuti, hanno vissuto, hanno sbagliato e si sono rialzati. Ci sono quelli che ad Augusto si sono aggrappati nelle notti peggiori, nei giorni migliori, nelle attese, nelle speranze, nella noia.
Ci sono quelli che ogni 7 ottobre alzano a palla il volume della radio mentre sono in coda nel traffico e si mettono a cantare come non ci fosse un domani. Io, un giorno crescerò.

Augusto per la vita. È un’associazione nata

«per utilizzare al meglio le offerte che amici e fans lasciarono il 7 ottobre 1992, dopo aver salutato Augusto».

Quel giorno il baricentro del mondo era Novellara, una mollica che oggi conta poco più di 13 mila abitanti, in provincia di Reggio Emilia.

Augusto e qualcun altro. Stanno nella stretta cerchia dei protagonisti della vita di più generazioni. Quelli che se lo ricordano che era un pischello, quelli che lo hanno ascoltato dal vivo, quelli che non l’hanno mai conosciuto, quelli che quando hanno iniziato a camminare lui era già sparito da un pezzo.
Di molti si dice: che bella voce, che voce così, che voce cosà. Di lui no: è la voce di Augusto. 

Coi Nomadi si è consegnato alla leggenda ben prima di quando si spegneranno le luci sul palco.

Da 29 anni se ne celebra la straordinarietà: fuori dal suo tempo, perché legato a un mondo distante dalle convenzioni e dalle “regole” – taciute ma condivise – dalla massa. Augusto è un’icona di cui ancora oggi, a distanza di quasi tre decenni dalla morte, il mondo musicale italiano avverte forte la mancanza.

QUELLA VISITA MILITARE COL “MONDO”

Daolio, nato a Novellara il 18 febbraio 1947, aveva cominciato giovanissimo a flirtare con la musica. A scuola racconta di essere stato tutto, fuorché uno studente modello.

“Non riuscivo a stare fermo e seduto su una sedia per troppo tempo, avevo bisogno di alzarmi e di muovermi e quel mio comportamento non veniva proprio accettato dai professori”

dirà nel corso di una delle innumerevoli interviste. Uno spirito libero che alla fine degli anni ’60, in piena rivoluzione socio-culturale, decide di lanciarsi nel mondo della musica fondando I Nomadi: una nicchia all’interno del panorama italiano sempre più incline alla simbiotica fusione con tematiche impegnate e politiche, politiche nell’accezione nobile del termine: di interesse per la collettività.

Riservato e schivo, mai banale e spesso sopra le righe, Augusto pagherà a caro prezzo la battaglia contro un tumore ai polmoni. Muore a 45 anni senza spegnersi mai: impossibile chiedere a un sole di smettere di fare luce.

Anni dopo, il suo nome riecheggerà anche in ambito sportivo quando Emiliano Mondonico – uno degli allenatori italiani più trasversalmente amati -, grandissimo appassionato dei Nomadi, racconterà della volta che incontrò Daolio nei giorni della visita di leva.

“Cercava ogni scusa possibile per farsi riformare, detestava l’idea di dover entrare a far parte del mondo militare, anche per un solo anno”

raccontò il Mondo, offrendo uno spaccato di vita del cantante che in pochi conoscevano. Non è un caso che, al termine della cerimonia funebre del 31 marzo 2018 in onore di Mondonico amici, conoscenti e tifosi raccolti all’esterno della Basilica di Santa Maria e San Sigismondo gli abbiano intonato all’unisiono proprio quel pezzo cui il Mondo era legato in maniera indissolubile.

Augusto, il Mondo e Io vagabondo.

Daolio, dopo la morte, sono stati intitolati premi musicali, piazze e strutture in ogni località d’Italia. A Sulmona c’è un parco fluviale che ospita eventi sportivi, oltre a un’arena utilizzata soprattutto in estate per esibizioni live: un lascito particolare per un uomo che con lo sport ha avuto poco a che fare. Solo anni dopo, era il 2006, i Nomadi dedicarono a Marco Pantani la canzone L’Ultima Salita.

Augusto per sempre. Augusto per tutti.

Ci sono quelli che ogni 7 ottobre si ritagliano un pezzo di mondo. In quel mondo, un frammento di giornata. In quella giornata: il tempo per un ricordo. E quel ricordo è un movimento delle labbra: si schiudono. Delle corde vocali: si scaldano. Della voce: si intona.

Io, un giorno crescerò…

 

(Credits: Getty Image)

(126)

Redazione Redazione SNAI Sportnews che tratta tutti gli sport, con le quote, presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE