MEZZO DESTRO E MEZZO SINISTRO: LA MARCHIGIANA DI CESARINI E MARGHERITONI

MEZZO DESTRO E MEZZO SINISTRO: LA MARCHIGIANA DI CESARINI E MARGHERITONI

MEZZO DESTRO E MEZZO SINISTRO: LA MARCHIGIANA DI CESARINI E MARGHERITONI

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Avete presente quel centrocampista di interdizione dalla chioma riccia, vagamente somigliante a Paul Breitner o a un Maradona con i baffi, appena promosso con la Marchigiana in Serie A al termine di un’entusiasmante cavalcata nel torneo cadetto a metà dagli anni ’80? Se la vostra memoria è lunga e pure un po’ nostalgica, il nome di Gigi Cesarini vi suonerà familiare. Onesto mediano, ma anche uomo di cuore, tanto da decidere di andare direttamente dal presidente Beccaceci e caldeggiare l’acquisto di un suo vecchio compagno di squadra.

 

“Presidente, prendiamo Margheritoni”.

 

Non necessariamente un attaccante di primo pelo: emigrato nel Soccer statunitense, appena rispedito a casa per via della sua attitudine a farsi espellere a inizio partita per poter poi andare a fare compagnia alle mogli dell’arbitro (e l’ultima volta, complice un acquazzone che ha fatto sospendere la partita, il direttore di gara è tornato a casa prima e l’ha colto in flagrante…), fatica tremendamente a trovare un ingaggio. La Marchigiana è l’ultima spiaggia: pur di farsi acquistare decide persino di andare a salvare il presidente Beccaceci, rimasto in panne con il suo yacht, ma rischiando quasi di annegarlo. Alla fine però il piano di Cesarini riesce: la coppia è ricomposta, ma i guai sono solo all’inizio.

 

MARGHERITONI, MASSA E CARLO VACCA

Valeva la pena ripartire da lì, da quello strano e strampalato ingaggio dell’amico Andrea Roncato, per celebrare Gigi Sammarchi, classe di ferro 1949, oggi 72enne che ha lasciato da più di due decenni cinema e salotti televisivi, preferendo vivere una vita lontana dai riflettori e dedicandosi di tanto in tanto al teatro, la sua prima passione. Ma negli anni ’80 Gigi è stato l’amico degli italiani, il “saggio” che faceva ragionare Andrea (che invero ne avrebbe avuto più necessità nella vita reale…), la spalla ideale per sketch di cui ancora oggi non ci si stanca di parlare. In “Mezzo destro, mezzo sinistro” Cesarini è uno dei personaggi centrali: l’arrivo di Margheritoni finisce per creargli solo problemi, specie dopo l’arrivo in panchina del sergente Fulgencio Massa, interpretato da Leo Gullotta, sostituto del “filosofo” Coligno, che promuove in prima squadra il giovane Carlo Vacca (Pino Insegno, doppiato in un improbabile dialetto veneto) dopo il pessimo avvio di stagione di Margheritoni, più interessato al solito alle cose extra campo che non alle sorti della squadra. E siccome Gigi spesso copre le sue magagne, una volta scoperto finisce per andare a sedere in panchina pure lui. La Marchigiana però risale posizioni, grazie anche ai gol di Vacca che mostra un innato senso del gol, oltre a un fisico possente e vigoroso che gli consente persino di superare le notti di passione con la focosa Mirtilla Rubinacci (Milena Vukotic), sponsor della squadra, attirata dall’idea di potersi concedere a qualche calciatore e, in precedenza, tra le cause dello scarso rendimento in campo di Margheritoni, finito inizialmente nelle sue grinfie. Cesarini è l’amico fedele che non abbandona Andrea nemmeno nel momento più duro, quando cioè in ritiro in un convento lo convince a tentare una fuga, finita male. Ma a furia di coprirlo anche per lui le porte dell’undici titolare si chiudono, complice anche il rendimento del danese Kennonen che invano spera in una relazione che vada oltre il puro lato calcistico.

 

LA RICONOSCENZA DELL’AMICO ANDREA

Le storie anni ’80 di bello hanno che il lieto fine è sempre dietro l’angolo. Così, quando a marzo la Marchigiana deve andare a disputare una gara di Mitropa Cup in Germania, Massa decide di fare turnover e risparmiare energie per gli impegni di campionato. È l’occasione attesa da Cesarini e soprattutto da Margheritoni, che invero sfrutta la trasferta di Francoforte per corteggiare la bella giornalista Daniela Benni (Isabel Russinova), che dopo un’iniziale resistenza lentamente si scioglie, anche perché in campo l’ingresso di Andrea capovolge l’inerzia del match, vinto in rimonta dalla Marchigiana nel tripudio dei tanti emigrati presenti allo stadio. In un clima da corrida, con i tifosi di casa e gli italiani a darsele di santa ragione, mentre uno stremato Margheritoni esce in barella dal campo ecco avvicinarsi la bella giornalista, che finalmente gli concede un appuntamento. Ed è allora che Andrea si ricorda dell’amico che l’aveva fatto ingaggiare in squadra:

 

“Si, ma porta un’amica. Sai, per Gigi…”.

 

“MIRA, VIRGOLA, CANÀ”

Se la coppia Sammarchi-Roncato è ancora oggi tra le più amate dal pubblico, non necessariamente quello di allora, è proprio grazie a pellicole consegnate al cult e a personaggi che paiono attuali ancora oggi. Ne “L’allenatore nel pallone”, uscito nelle sale pochi mesi prima, Gigi era l’amico brasiliano di Andrea, nato in una famiglia alquanto numerosa (tutti “fratelli de leche”, cioè “di latte”), che promise di portare in Italia Socrates, ma che alla fine fece scoprire Aristoteles mentre questi giocava in un campo vicino al Maracanà.

 

“Mira Canà. Mira Canà”.

 

Fu lui a inventare sul momento la battuta forse più iconica del film, rivolgendosi a un Oronzo Canà (Lino Banfi) reduce da un’operazione di appendicite effettuata dal prof. Socrates.

 

“Ah, mira vuol dire guarda! Allora tu mi devi dire: Mira, virgola, Canà”.

 

Auguri Gigi Sammarchi, con o senza virgola.

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