LA “OLA” DEI TIFOSI È NATA SU UN CAMPO DA BASEBALL

LA “OLA” DEI TIFOSI È NATA SU UN CAMPO DA BASEBALL

LA “OLA” DEI TIFOSI È NATA SU UN CAMPO DA BASEBALL

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In questi casi il rischio è di fare tanta confusione. Perché arrogarsi il merito di aver inventato qualcosa, quando mancano le prove documentali per testimoniarlo, è l’esercizio più facile che esista al mondo. Ecco perché anche quando si parla di “ola” non c’è da stupirsi se almeno quattro diversi individui abbiano dichiarato apertamente di essere loro gli inventori di una delle coreografie da stadio più note e conosciute al mondo. Un fenomeno di costume divenuto planetario, capace di diffondersi a macchia d’olio un po’ in tutti i continenti e in qualsiasi disciplina sportiva. Non è esclusiva del calcio, tantomeno del football americano, dell’hockey su ghiaccio o del baseball. È un patrimonio dell’umanità, di cui forse si è individuato una volta per tutte anche il genio (non che ci volesse una grossa fantasia…) che per primo l’ha pensata.

BENEDETTO FU QUEL RITARDO

Segnatevi questo nome: George “Krazy” Henderson. Professione? Letteralmente “organizzatore di tifo”. Una sorta di cheerleader in salsa maschile, addetto quindi a guidare le coreografie in campo ma soprattutto sugli spalti. Ed è proprio lui ad avere per primo l’intuizione di coinvolgere il pubblico nelle pause delle partite, così da renderlo protagonista un po’ come se stesse davvero giocando assieme ai propri beniamini. Arrivare alla “ola”, però, non fu un passaggio immediato: ce ne furono tanti, a partire da quelli che alla fine degli anni ’70 lo videro addestrare i tifosi dei San Jose State Spartans, una squadra di football universitario. In quel caso l’idea di “Krazy” fu quella di dividere gli spalti in tre sezioni che, la prima delle quali avrebbe dovuto alzarsi e urlare “San”, la seconda “Jose” e la terza “State”. È una sorta di ispirazione, la prima cellula di quello che diventerà il movimento più conosciuto e diffuso negli stadi di tutto il mondo. Henderson proverà a esportarla anche nell’hockey quando assumerà il ruolo di guida del tifo dei Colorado Rockies. Quell’idea di fa alzare il pubblico “in progressione” era l’ideale per tenere tutti sull’attenti in attesa che arrivasse il proprio turno. Ma la vera svolta arrivò una sera a Edmonton, in Canada: “Krazy” aveva chiesto a una parte dello stadio di applaudire, quindi a coloro che stavano dalla parte opposta di rispondere. Ma un ritardo di sincronia portò a un vero e proprio “effetto onda” che portò a un movimento tanto gradevole agli occhi da renderlo in tutto e per tutto naturale. Senza volerlo, quella sera era nata la prima “ola”.

DAL BASEBALL A MEXICO 1986

Henderson studiò per giorni il modo per rendere quel movimento quando più semplice e di immediata comprensione. E quando nell’ottobre del 1981 venne chiamato a dirigere il tifo nella gara di baseball tra Oakland A’s e NY Yankees, i suoi propositivi divennero realtà. Quasi 50.000 spettatori vennero coinvolti nella prima “ola” ufficiale della storia: servirono almeno 4 start prima di vedere l’onda dipanarsi lungo l’ovale di Oakland, ma una volta che il pubblico capì il meccanismo (peraltro semplice) del movimento tutto divenne più semplice. E la reazione divertita dei tifosi fu tale da renderle quella coreografia coinvolgente come mai un’altra lo era stata prima. Da quel giorno, “Krazy” ha sempre professato di essere stato lui a inventare la “ola”, e in tanti gli hanno dato ragione. Anche se poi il vero successo è arrivato in concomitanza con il mondiale di calcio di Messico 1986, il primo evento in mondovisione nel quale miliardi di telespettatori in tutto il globo compresero che anche il pubblico ormai poteva diventare a suo modo protagonista. E non è un caso se nel mondo quell’onda si stata tradotta con un termine spagnolo, guarda a caso la lingua del popolo messicano. Il calcio ne ha amplificato la fama, ma la “ola” è divenuta comune a tantissimi sport, all’aperto come al chiuso, nonché oggetto di studio da parte di scienziati ed esperti di sociologia: a loro dire bastano una trentina di persone per far partire l’onda, che dopo aver preso forza può arrivare a percorrere fino a 12 metri al secondo. Chissà se Henderson quaranta anni fa aveva messo in conto anche questo…

(Credits: Getty Images)

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