I PEANUTS E LO SPORT: CHARLIE, LUCY E LE NOSTRE VITE

I PEANUTS E LO SPORT: CHARLIE, LUCY E LE NOSTRE VITE

I PEANUTS E LO SPORT: CHARLIE, LUCY E LE NOSTRE VITE

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Se per 50 anni hai riempito le giornate degli americani, inondando riviste e quotidiani con la striscia di fumetti più apprezzata e diffusa al mondo, lasciare fuori dalla porta lo sport è pressoché impossibile. Una tentazione che invero Charles Monroe Schulz, il papà dei Peanuts, non ha mai avuto: lui sportivo lo era per davvero, a livello amatoriale ma con una dedizione simile a quella di un professionista. Ha praticato hockey su giaccio, pattinaggio e tennis, poi si è specializzato nel golf ed ha riportato discreti risultati anche a livello dilettantistico. Logico, dunque, che tutte quelle discipline abbiamo finito per influenzare anche le sue creature giornaliere, quelle che dal 2 ottobre 1950 fino a febbraio del 2000, poche settimane dopo la sua scomparsa (e nel testamento scrisse espressamente che nessuno avrebbe dovuto proseguire l’opera da lui cominciata e terminata poco tempo prima), hanno appassionato milioni di americani prima, e in seguito di ogni parte del globo, come prima di allora nessun altra serie aveva fatto.

MANCANZA DI FIDUCIA… E DI COMPETITIVITÀ

Nelle tantissime ristampe diffuse a macchia d’olio in ogni continente, di veri e propri speciali sportivi dei Peanuts se ne trovano a bizzeffe. Spesso si tratta di vere e proprie raccolte antologiche con le migliori strisce dedicate a quella o a quell’altra disciplina, con football e baseball a farla da padrone. Il perché è presto detto: il lavoro di Schulz è inizialmente rivolto al pubblico americano e le due discipline per antonomasia negli anni ’50 sono appunto football e baseball. La scena in cui si vede la cinica Lucy togliere le dita e far rotolare via il pallone appena prima che Charlie Brown arrivi a calciarlo, spaventata all’idea che nella foga del gesto potesse colpirle le dita con il piede, Schulz l’ha mandata in loop per ben 45 anni. E un po’ se n’è pure pentito alla fine della sua lunga carriera, perché in fondo quel poveretto di Charlie almeno una volta in vita sua avrebbe dovuto calciare quel pallone. La scarsa fiducia mostrata da Lucy nelle sue qualità è una delle tante metafore usate dall’autore per spiegare momenti di vita quotidiana. La stesse utilizzate anche quando di mezzo c’è andato il baseball: Charlie per decenni è stato l’allenatore-giocatore di una delle squadre meno competitive che la storia ricordi, tanto che lui stesso non ha mai inciso come avrebbe potuto. Poco efficace sul monte di lancio, con i battitori avversari capaci di intercettare sistematicamente i suoi lanci lenti, centrali e telefonati, altrettanto poco efficace in battuta, il piccolo Brown è sollevato nel sapere che il baseball è “solamente” una metafora della vita, e non la vita in sé. Perché abituarsi alle sconfitte non è il massimo, ma provarci sempre è l’unica via per restare in vita ogni giorno. Il record di squadra è di 2 vittoria e 930 sconfitte. Tolti Snoopy, il fedele cane che se la cava bene da interbase, e l’esterno sinistro Linus, la squadra è pressoché un disastro. Ma a Charlie questo poco importa.

Nel corso degli anni gli orizzonti di Schulz si sono aperti e hanno contemplato anche il gioco del calcio. Una striscia al riguardo è rimasta iconica: mentre Lucy è intenta a palleggiare con un pallone, Charlie ne resta affascinato, esaltando il potere del calcio di fare squadra e di unire singoli giocatori allo scopo di ottenere assieme un risultato. La risposta di Lucy al solito è spiazzante: “A me piace giocare a calcio perché adoro prendere a calci le cose”.

ABBATTERE GLI STEREOTIPI

La particolarità di Schulz è quella di provare ad abbattere stereotipi o consuetudini di una società tanto conservatrice come quella americana. Così non manca lo spunto offerto da una delle sue grandi passioni, quella per l’hockey, nella striscia in un cui Piperita Patty spiega in maniera piuttosto rude in faccia a Franklin (personaggio di colore della serie) che senso avesse allenarsi tanto per diventare un giocatore professionista, dal momento che in NHL di giocatori di colore non se ne contava neppure uno. È uno dei tanti esempi di come, con un’ironia sottile e talvolta fin troppo cinica e diretta al lettore, i Peanuts siano riusciti davvero a fare breccia nell’opinione pubblica, pur presentandosi come semplici caricature. Val bene allora una delle tante frasi messe in bocca a Lucy van Pelt, personaggio in perenne contrasto con l’altro prim’attore Charlie Brown:

“Fidarsi delle persone è lo sport più pericoloso ed estremo che esista al mondo”.

(Credits: Getty Image)

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