Primo Carnera, il pugile che ha sfidato Topolino

Primo Carnera, il pugile che ha sfidato Topolino

Primo Carnera, il pugile che ha sfidato Topolino

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Alzi la mano chi conosce la professione di Topolino. Verrebbe in mente subito quella dell’investigatore, ruolo che si è ritagliato affiancando la polizia di Topolinia – e non solo -, in quasi un secolo di onorato servizio, ma in realtà, di cose nel corso della sua longeva carriera il buon Mickey ne ha fatte tantissime. Così, saltando in breve da timoniere di un traghetto a giornalista d’assalto passando per spedizioniere e operaio, Topolino si è cimentato in una miriade di attività, che non hanno escluso nemmeno una incursione nel mondo della boxe, per giunta contro un campione di primo livello.

L’eroe di casa Disney, infatti, ha avuto il piacere, se non proprio il coraggio di combattere contro una leggenda del pugilato internazionale, per di più, italica. Era il 1931 quando dall’intuito del geniale Floyd Gottfredson e dalle inchiostrazioni di Al Taliaferro prendeva forma la storia di “Boxing Champion”, in cui l’avversario da affrontare era nientemeno che… Primo Carnera!

 

Fatica, sudore e dedizione

All’epoca, il pugilato era uno degli sport più popolari, e in qualche modo pure redditizi, di un’America devastata dagli effetti della Grande Depressione. Il ring non era più così solo il centro nevralgico di sfide appassionanti, ma anche un vero e proprio luogo di riscatto sociale, dove potersi risollevare da una situazione altrimenti insostenibile. Non a caso le vicende personali di Carnera ne ricalcavano le medesime, tristanzuole circostanze.

Nato a Sequal il 25 ottobre 1906, nel bel mezzo delle montagne del Friuli-Venezia Giulia, dove ha vissuto fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, il giovane Primo si è guadagnato da vivere prima come carpentiere, sfruttando una corporatura che già allora si presentava nettamente al di sopra della media. Quel fisico che nel 1925 gli aprì una strada sin lì mai immaginata: un impresario circense, giunto nella sua cittadina con uno spettacolo, lo notò fra il pubblico e lo ingaggiò come un vero e proprio fenomeno da baraccone. In pratica Primo venne aggregato alla carovana e ogni sera gli veniva messo davanti un avversario, che aveva il compito di abbatterlo. Le cronache del tempo raccontano che nessuno riuscirà mai nell’impresa. Una sera però tra gli spettatori c’è l’ex campione di pugilato Paul Journèe, che restandone meravigliato gli propose di abbandonare il circo per tentare la carriera di pugile. Riluttante, Carnera sulle prime non accettò, poi dopo aver ricevuto adeguate garanzie economiche decise di abbracciare quello che sarebbe diventato il suo nuovo universo. Lui che in Francia invero il pugilato l’aveva anche praticato, ma solo a livello amatoriale.

Quando nel 1930 venne mandato a combattere tanto negli Stati Uniti quanto in giro per l’Europa, la sua popolarità crebbe a dismisura e tra alti e bassi con manager non sempre correttissimi, Primo si trova a disputare un incontro con Ernie Schaaf che, se vinto, gli avrebbe consentito di andare a combattere per il titolo mondiale contro Jack Sharkley. Schaaf poco prima aveva perso malamente da Max Baer, senza sapere che quella sera si era già procurato seri danni cerebrali. Il match vide Carnera imporsi per KO. alle 13esima ripresa, ma Schaaf pagò quell’atterramento con la vita. Primo, triste e con troppi sensi di colpa, decise di dire basta col pugilato. Fu la madre del suo rivale a convincerlo ad andare avanti e ad accettare la sfida per il titolo mondiale.

Il bilancio con Sharkley era di una vittoria ai punti a testa, ma il 29 giugno al MSG di New York non ci fu storia: Carnera vinse per KO alla sesta ripresa e divenne il primo pugile italiano a indossare la cintura di campione del mondo.

 

Uno sport tra luci e ombre

In questo scenario di una società americana in preda ai suoi contrasti, divisa tra sogni di gloria e conti perennemente da quadrare, la storia di Topolino si riallaccia a quella del campione italiano, o meglio, a una sua controparte felina, ribattezzata per l’occasione Creamo Catnera. Il portentoso pugile richiama così nel nome la mitica “Montagna che cammina”, ma non ne riflette affatto il proverbiale carattere mite. Sfruttando infatti la natura di antagonista della storia, il gattone è un personaggio collerico, rissoso e impulsivo, capace di mangiare una gamba del tavolo per la fame e allenarsi combattendo contro un malcapitato leone. Eppure, anche in questo caso Topolino riesce a spuntarla, se non ad armi pari almeno con l’appoggio prezioso di un intervento esterno.

Proprio come gli interessi di parte seguivano con attenzione quanto accadeva sul ring, anche nelle tavole inchiostrate Topolino riceve un aiuto da un suo amico appena evaso di prigione per assistere all’incontro, tale Sgozza, che non esita a tenere fermo il possente pugile per la coda, costringendo l’arbitro al conteggio e dichiararlo fuori combattimento, dando così la vittoria al fortunato roditore in brachette rosse.

Una storia, quello di “Topolino Boxeur” in apparenza semplice, che però riflette bene quanto davvero accadeva ai tempi, riuscendo a mettere in una vicenda che raccontava sospesa tra fantasia e cinismo, una realtà che Carnera in fin dei conti aveva conosciuto molto bene da vicino e che in ultimo, stanco e disilluso, aveva deciso di non continuare più ad alimentare. Si convinse perciò a fare ritorno in Italia per godersi nella tranquillità della sua Sequals gli ultimi mesi di vita, fedele al suo spirito di uomo buono e mite. Lì, tra le sue montagne si spegne il 29 giugno 1967, guarda caso nel giorno in cui cadeva il 34esimo anniversario della vittoria su Sharkley, il momento più alto della sua carriera, quando conquistò la cintura di campione del mondo dei pesi massimi. L’eredità di Primo è quella di chi ha fatto vedere al mondo che, più che arrivare in cima, ciò che conta per davvero è come si affronta la discesa. Un uomo fuori dal tempo, un monumento consegnato alla leggenda non solo dello sport ma della storia tutta.

 

( Credits: Getty Images)

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