SEAN CONNERY, UNO SCOZZESE INNAMORATO DEL CALCIO

SEAN CONNERY, UNO SCOZZESE INNAMORATO DEL CALCIO

SEAN CONNERY, UNO SCOZZESE INNAMORATO DEL CALCIO

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Dici Matt Busby e pensi subito a un Manchester United da leggenda. Dici James Bond e all’unisono la mente corre a una icona del mondo del grande schermo, capace di rompere schemi e trascendere il puro e semplice lato cinematografico. Che poi, l’agente per eccellenza di Sua Maestà, ha un volto e un nome ben definito, quello di Sean Connery. Ma allora che c’azzecca l’attore scozzese per eccellenza col manager che ha scritto per primo gloriose pagine di storia dei Red Devils?

“Mi vide giocare in una partita amatoriale e mi offrì 25 sterline la settimana per trasferirmi al Manchester United. Ma avevo 23 anni, e la carriera di un calciatore all’epoca non andava mai oltre i 30. Feci due conti e mi convinsi che fosse meglio proseguire la mia avventura da attore, piuttosto che ipotecare gli anni migliori su un campo da calcio”.

Mai scelta fu più felice. E forse, per l’uno come per l’altro.

 

OLD TRAFFORD, UN PALCOSCENICO APPENA SFIORATO

Nella vita di Sean Connery, del resto, c’è stato di tutto e di più. Il calcio, poi, ha avuto un ruolo preponderante, tale da farlo conoscere anche al di fuori del suo ambito tradizionale, quello cioè cinematografico. Nato a Edimburgo il 25 agosto del 1930, scomparso poco meno di un anno fa nel buen retiro di Nassau, capitale delle Bahamas, Connery ha legato buona parte della sua vita al personaggio dell’agente 007 che l’ha reso immortale agli occhi del grande pubblico. E l’uscita di No Time No Die è il pretesto per ripercorrere le sue gesta anche fuori dal set, tanto che la sua sconfinata passione per il calcio s’è intrecciata a più riprese nel corso di un’esistenza vissuta sempre in prima linea. L’episodio citato dell’incontro con Busby ne rappresenta solo un capitolo.

“Sarebbe stato bello sfondare nello United perché avrei potuto esportare il mio nazionalismo scozzese in un palcoscenico allora ambitissimo come quello di Old Trafford. Ma rinunciare a quell’ingaggio fu una delle cose più intelligenti che potessi fare”.

 

“GATTUSO NON DEVE PARTIRE”

Il rapporto col pallone è stato intenso, e per certi versi anche atipico. Sono davvero pochi infatti coloro che in gioventù tifano per una squadra e nell’età adulta decidono di affezionarsi all’acerrima rivale di sempre. Connery infatti nasce tifoso del Celtic, ereditando la passione dal padre, e mentre sogna di vestire la maglia a strisce orizzontali biancoverdi si diletta nelle serie semiprofessionistiche con il Bonnyrigg Rose, squadra nella quale si fa apprezzare per le sue grandi qualità fisiche e di lottatore. Cronache locali raccontano anche di un gol da lunga distanza segnato in Coppa di Scozia in un match perso contro il Broxburn Athletic, datato 1951. Quando però la carriera d’attore prende il sopravvento, Connery comincia ad appassionarsi al calcio in modo differente. E curiosamente è l’amicizia con David Murray, storico proprietario dei Rangers, a fargli cambiare idea sulla squadra per cui fare il tifo, unita a un fatto accaduto alla metà degli anni ’80.

C’era un Old Firm tra Celtic-Rangers al Celtic Park e chiamai in sede per chiedere un biglietto in tribuna. Dissi che ero Sean Connery e dalla parte opposta mi sentì rispondere “e allora io sono Donald Duck”. Allora chiusi quella conversazione, chiamai David e subito lui mi invitò ad assistere alla gara al suo fianco, sempre in tribuna. Da allora, tifare Rangers è divenuta la normalità”.

Tanto da finire anche per diventare una sorta di consulente in ambito tecnico: amava i giocatori di temperamento e aveva una predilezione per gli italiani come Lorenzo Amoruso, capitano a cavallo del nuovo millennio, e Gennaro Gattuso. A quest’ultimo consigliò di non lasciare Ibrox Park quando, nell’estate del 1998, si vociferava di un suo ritorno in Italia. Gattuso però non era dello stesso avviso:

“Che si faccia gli affari suoi”,

disse al suo agente, naturalmente in modo ben più colorito. L’amore di Connery per i Rangers andava oltre il suo ruolo di attore: nel 1995 guidò letteralmente un plotone di 300 tifosi accorsi nel settore ospiti del “Delle Alpi” per uno Juventus-Rangers di Champions League (4-1 il finale con tanto di perla di Del Piero, agli albori della sua esplosione). Nel 2004 addirittura mise a disposizione il suo jet privato per consentire al greco Sotirios Kyrgiakos di raggiungere Glasgow e firmare per i blues. Le sue conoscenze lo portavano a confrontarsi spesso con i CT dell’amata nazionale scozzese, fino a portarlo a frequentare anche alcuni grandi calciatori del passato, ultimo dei quali Ronaldinho col quale è stato immortalato anche prima di una gara amichevole al Camp Nou che vedeva impegnata una rappresentativa unita di Israele e Palestina. Mai banale, sempre pronto a lottare per i suoi ideali, Connery ha condiviso anche altre passioni sportive, su tutte quella per il golf (arrivando a definire la Scozia come la vera patria della disciplina) e il tennis, seguendo passo dopo passo i trionfi di Andy Murray. Anche se tutti, ancora oggi – ed è proprio oggi di 59 anni fa che debuttava sui grandi schermi “Dr No”, il primo della serie di film con protagonista James Bond, giunto in Italia con il titolo “007 – Licenza di uccidere” – si chiedono che effetto avrebbe fatto vederlo con addosso la maglia dello United, anziché con lo smoking di James Bond…

 

(Credits: Getty Image)

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