2021 UN ANNO DI MOTORI: LA FINE DI UN’EPOCA TRA ADDII E GIOVANI EMERGENTI

2021 UN ANNO DI MOTORI: LA FINE DI UN’EPOCA TRA ADDII E GIOVANI EMERGENTI

2021 UN ANNO DI MOTORI: LA FINE DI UN’EPOCA TRA ADDII E GIOVANI EMERGENTI

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Di alzare il piede dal pedale, e la mano dalla manopola del gas, non se ne parla. E il 2021 non ha fatto eccezione: i motori si sono riaccesi in tutta la loro potenza, dando l’impressione di essere di fronte a un vero e proprio ricambio generazionale. Con nuovi campioni che attentano alla sacralità dei totem della velocità, consapevoli che il loro tempo sta per finire. Non sono mancate le sorprese, soprattutto non è mancato lo spettacolo. Così come non sono mancate le lacrime, consapevoli che un’era mitologica s’è chiusa dopo 25 anni di passione.

GRAZIE VALE, GRAZIE TONY

Impossibile non ripartire proprio da lì, dall’addio del Dottore, che alle soglie dei 43 anni ha deciso di dire basta e scendere dalla moto per l’ultima volta. Valentino Rossi non ha avuto il finale che avrebbe meritato, ma ha fatto capire a tutti che, seppur non più competitivo (e al riguardo le scarse potenzialità della Yamaha che gli hanno affidato hanno avuto un peso esorbitante), il centro di gravita della MotoGP faceva rima con Tavullia, il suo paese natale. Rossi ha chiuso una carriera inimitabile, che per 15 anni ha raccontato praticamente solo trionfi (fate 9 titoli mondiali), mentre nell’ultimo decennio ha finito per somigliare più a un sunset boulevard infinito, con qualche lampo e il rimpianto di quel mondiale 2015 perso in virtù della strana alleanza tra Marquez e Lorenzo. Senza Rossi il motomondiale rischia di perdere appeal e la sfida che attende Ezpeleta e la Dorna non è delle più semplici. Vale comunque ha salutato le moto, ma non i motori: aspettatevi di vederlo in sella a una quattro ruote, perché non passerà molto prima che qualcuno decida di affidargli un volante. E chissà che stessa sorte non possa toccare a Tony Cairoli, altro italiano immortale delle due ruote (in questo caso motrici, quelle del motocross), che a sua volta ha deciso di chiudere una carriera unica e inimitabile fatta di 9 titoli mondiali, portando il mondo della MX1 a livelli di popolarità mai visti prima.

MAX HA INTERROTTO IL DOMINIO MERCEDES

L’uomo copertina del 2021 non può che essere Max Verstappen. Il solo capace di interrompere il dominio Mercedes in Formula Uno, che durava dal 2014. E per farlo, ha scelto di non farsi mancare proprio nulla: 18 volte su 22 gran premi ha chiuso al primo (10 volte) o al secondo posto (8), beneficiando poi della safety car che a 6 giri dalla fine del GP di Abu Dhabi ha mandato in frantumi i propositi di Lewis Hamilton di conquistare l’ottava corona iridata, staccando Michael Schumacher nella classifica dei piloti più vincenti di sempre (il tutto nell’anno dove ha abbattuto anche il muro dei 100 GP vinti: come lui, nessuno mai). Verstappen però ha strameritato il titolo, anche perché fino a due terzi di campionato l’olandese ha spinto la Red Bull verso limiti inesplorati, costringendo la Mercedes a uno sforzo clamoroso pur di rimettersi in carreggiata, poi vanificato dal beffardo finale di Abu Dhabi (ma almeno il titolo costruttori per l’ottavo anno di fila è andato in Germania). Max è il nuovo guru del circus e la rivincita con Hamilton promette già scintille. Il 2021 l’ha consacrato nell’olimpo, e chissà che non sia davvero l’incipit di un nuovo grande ciclo. Molto dipenderà dal cambio dei regolamenti, dal quale spera di beneficiare pure una Ferrari che come previsto ha fatto fatica, pur chiudendo al terzo posto nel costruttori (e Sainz, a sorpresa, ha fatto meglio di Leclerc). E se Alonso e Vettel hanno tenuto botta, benché ormai in pista più per onore di… soldi che di obiettivi, menzione speciale la merita Kimi Raikkonen, che ha detto stop dopo una carriera impreziosita dal titolo 2007 conquistato con la Rossa. Che rimane anche l’ultimo della storia di Maranello, e 14 anni non sembrano ma sono un’eternità…

EL DIABLO STAVOLTA HA COMPLETATO L’OPERA

Un anno dopo, Fabio Quartararo s’è ripreso ciò che credeva di aver già fatto suo. Cioè quel titolo mondiale che Mir gli aveva soffiato da sotto il naso in un 2020 anomalo, che El Diablo è stato bravo a non ripetere dopo la solita partenza a razzo. Stavolta il francese della Yamaha non ha fatto prigionieri: ha tenuto un ritmo costante, fluttuando a metà stagione in mezzo a qualche passo falso, ma tenendo sempre saldo il timone e meritandosi la prima corona iridata. A contendergliela è stato Francesco Bagnaia, che ha fatto progressi evidenti in sella a una Ducati che ha avuto solo la colpa di essere diventata davvero competitiva troppo tardi, pagando dazio a qualche passaggio a vuoto nella prima parte di stagione. La sensazione è che Pecco abbia tutto per ritentare l’assalto al titolo nel 2022, anche perché la concorrenza non sembra così folta, pensando anche al fatto che Marc Marquez sembra entrato in un limbo dal quale non pare essere in grado più di uscire, con il problema alla spalla prima e quello di dioplopia sopraggiunto poi a metterne seriamente a rischio la carriera. Nota di merito per quanto visto nel 2022 per Enea Bastianini, rookie della stagione di MotoGP, mentre Franco Morbidelli non ha saputo ripetere l’exploit dell’anno precedente. Poche gioie una volta tanto anche dalle categorie minori, con la Moto 2 dominata da Remy Gardner (Marco Bezzecchi ha chiuso terzo, ma senza mai entrare in lotta per il titolo) e la Moto 3 appannaggio di Pablo Acosta, con Dennis Foggia che pure ha provato fino all’ultimo a insidiare lo spagnolo. Restando in tema di due ruote, impossibile non incensare il trionfo di Toprak Razgatlioglu in Superbike, tale da aver interrotto il regno di Jonathan Rea che con la Kawasaki era il padrone della bottega da anni. Il turco, in sella a una Yamaha, ha sorpreso soprattutto nella parte centrale della stagione, riuscendo a resistere nel finale al ritorno del britannico (anche Scott Redding su Ducati è rimasto in corso fino all’ultimo).

LE ALTRE CATEGORIE: COME CRESCE LA FORMULA E

La Formula E non è più la cugina sfigata della Formula Uno: l’attenzione crescente e l’equilibrio regnante ha permesso ai protagonisti delle macchine elettriche di regalare un’annata dalle forti emozioni, con un finale pirotecnico a Berlino nel quale si sono presentati in 4 con ambizioni di tiolo. Alla fine il successo è andato all’olandese Nyck de Vries (i tulipani l’hanno fatta da padroni ovunque…) su Mercedes, a riprova del fatto che l’attenzione delle case automobilistiche verso l’elettrico è sempre più marcata (in competizione tra le altre c’erano anche BMW, Audi, Porsche, Nissan, Jaguar). Dall’altra parte dell’oceano, Alex Palou a sorpresa s’è preso il titolo delle IndyCar Series, superando il più esperto Newgarden in una stagione nella quale in 16 gran premi hanno vinto ben 9 piloti differenti, con il brasiliano Helio Castroneves (al debutto nella categoria) che ha conquistato quella più prestigiosa nella 500 miglia di Indianapolis, corsa centrata per la quarta volta in carriera. Non è mancato l’appuntamento con la Dakar, che pure con l’Africa non ha più nulla a che spartire: disputata per la seconda volta in Arabia Saudita (e tra pochi giorni andrà in scena la terza edizione in Medio Oriente), ha visto il trionfo dell’eterno Stefan Peterhansel (con il co-pilota Boulanger) tra le auto su una Mini Cooper Works Buggy e dell’argentino Kevin Benavides su Honda tra le moto. Nelle gare endurance, trionfo Toyota alla 24 Ore di Le Mans (gloria anche per la Ferrari nel gruppo GT), con il trio Conway, Kobayashi e Lopez che ha trionfato anche nella classifica del campionato mondiale, disputato su 6 prove complessive. Nel mondiale rally, ennesima affermazione per Sebastien Ogier su Toyota Yaris, giunto all’ottava corona iridata in carriera (la seconda con il matchio giapponese), che l’ha spuntata dopo un duello estenuante su Elfyn Evans. Infine, nel mondo delle corse in salita, stagione ancora indimenticabile per il trentino Christian Merli, che ha conquistato il titolo europeo di un’incollatura su Simone Faggioli, prendendosi poi anche la vittoria nel FIA Hill Climb Masters di Braga (una sorta di “mondiale” della velocità salita). Faggioli ha dominato nel CIVM, pronto a ritentare nel 2022 l’assalto alla Pikes Peak in Colorado.

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Redazione Redazione SNAI Sportnews che tratta tutti gli sport, con le quote, presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE