MAX VERSTAPPEN CAMPIONE DEL MONDO, LEWIS HAMILTON ABDICA DOPO 4 ANNI

MAX VERSTAPPEN CAMPIONE DEL MONDO, LEWIS HAMILTON ABDICA DOPO 4 ANNI

MAX VERSTAPPEN CAMPIONE DEL MONDO, LEWIS HAMILTON ABDICA DOPO 4 ANNI

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Hanno fatto di tutto per distruggerla, inventandosi regole e regolamenti dei conti spesso dai contorni farseschi. Hanno provato a trasformare l’Eldorado delle corse in uno show fine a se stesso, dove più della macchina, del motore o del pilota sono il numero dei like o dei contatti ad avere importanza. Hanno fatto con le mani e con i piedi per renderla l’ombra di se stessa, ma la Formula Uno ancora una volta ha saputo superare ogni tentativo di autodistruzione azionato da Liberty Media. Che non si meritava certo un mondiale così agguerrito, ma che alla fine s’è ritrovata sul piatto un finale talmente thrilling che nemmeno il più inguaribile degli ottimisti avrebbe osato immaginare: i duellanti per il titolo l’uno contro l’altro in un giro secco da infarto, ruota a ruota per provare a superarsi contro ogni legge della fisica. E alla fine ha pure vinto il “buono” della storia, come ogni favola che si rispetti: Max Verstappen ha posto fine al regno Mercedes, che durava ininterrottamente dal 2014, talvolta con margini abissali e tali da rendere il circus alla stregua di una noia mortale. Ha perso Lewis Hamilton, che pure ha fatto tutto quello che era nelle sue capacità per staccare Michael Schumacher in cima all’olimpo dei piloti più vincenti di sempre, tenendo stretta per 57 giri e mezzo l’ottava corona iridata. Ha vinto, anzi ha stravinto la Formula Uno: partita a marzo con la consapevolezza che poco o nulla sarebbe cambiato rispetto ai 7 anni precedenti, di colpo s’è ritrovata catapultata in una dimensione del tutto inaspettata. Con tanto di colpo di scena finale, quanto mai benedetto.

MAX, NUOVO IMPERATORE D’OLANDA (E DEL MONDO)

Senza il botto di Latifi, l’albo d’oro non avrebbe contemplato al suo interno il buon Max, almeno non per quel che riguarda il 2021. Il figlio di Jos a 24 anni ha coronato con il titolo un’annata da incorniciare, nella quale contro ogni pronostico ha messo spesso e volentieri sotto scacco il dominio (annunciato) di Mercedes. E nonostante una flessione nelle ultime gare, quando ha dilapidato oltre 20 punti di vantaggio su Hamilton, alla fine s’è preso un mondiale nel quale ha sempre combattuto con le unghie e con i denti, occupando per ben 18 volte su 22 gare almeno uno dei primi due posti sul podio (10 vittorie e 8 secondi posti). E costringendo Hamilton a forzare spesso e volentieri la mano, obbligandolo a una delle rimonte più difficili della carriera. Una rimonta che pareva essere vicina al compimento dopo la partenza bruciante con la quale, pur partendo dal lato sporco della pista, ha sopravanzato l’olandese della Red Bull allo start, duello proseguito poi nel corso del primo giro fino al momento del contatto che ha portato il britannico a tagliare la chicane, senza però per questo venire punito dai commissari di gara. Un incrocio destinato a far discutere (e pure tanto) se non fosse successo quel che è successo al giro 53, quando Latifi è andato a muro costringendo la direzione a far entrare la safety car, alimentando i sogni di chi avrebbe voluto che il mondiale si decidesse in un ultimo giro mozzafiato. Proposito esaudito, non senza qualche titubanza (nella concitazione del momento s’è perso tempo prezioso per consentire alle vetture doppiate di recuperare il giro, e quindi riallinearsi dietro le vetture del primi), ma con una decisione in extremis che ha consentito di avere un giro secco nel quale Hamilton avrebbe dovuto difendersi da Verstappen.

LA STRATEGIA RED BULL PREMIATA DALLA SORTE

A fare la differenza, in una tornata da cuore in gola in ogni angolo della terra, è stata la maggior freschezza delle gomme dell’olandese, che ha attaccato il rivale passandolo alla chicane (quella del contatto di inizio gara…) e poi difendendosi sul rettilineo fino ad arrivare a tagliare per primo il traguardo, tra il tripudio dei tifosi orange accorsi ad Abu Dhabi. La scelta Red Bull di cambiare le gomme a Verstappen a 20 giri della fine, in concomitanza con l’ingresso della virtual safety car, ha pagato dividendi, benché fino all’incidente di pista i problemi di sottosterzo lamentati dalla Red Bull avevano impedito a futuro campione del mondo di avvicinarsi alla testa della corsa. Ma in quell’ultima tornata i 22 giri in più di usura degli pneumatici della Mercedes hanno impedito a Hamilton (che pure al suo muretto box aveva chiesto se non fosse rischioso restare in pista, anziché andare in marcatura all’olandese a 20 giri dalla fine, godendo di un buon margine di vantaggio) di difendersi ad armi pari. Un finale da film, destinato un giorno a trovare una sceneggiatura e un produttore pronto a investirci sopra. Un epilogo che ha salvato la Formula Uno dal torpore nel quale era caduta, auspicando per il 2022 un rimescolamento delle carte dovuto al cambio dei regolamenti, che senza la pandemia sarebbe già dovuto entrare in vigore da quest’anno. Ma a ravvivare il mondiale c’ha pensato la sorte, che s’è divertita a rimescolare in continuazione il mazzo delle carte. E che alla fine ha sorriso a Max, nuovo adepto del circolo degli eroi in tuta e casco. Che alla fine ha abbracciato Hamilton, a riprova del fatto che al di là delle maschere che devono indossare un cuore ce l’hanno anche loro. Come un cuore, anzi, milioni di cuori li ha rapiti Kimi Raikkonen, cui la sorte ha negato almeno la soddisfazione di un’ultima bandiera a scacchi nel giorno dell’addio. S’è chiusa un’era, ma la Formula Uno è più che mai lanciata nel futuro.

(Credits: Getty Image)

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