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Angelo VS Diavolo: le verità sul duello Rossi – Marquez

Angelo VS Diavolo: le verità sul duello Rossi – Marquez

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Il TAS s’è pronunciato respingendo il ricorso e riducendo le chance di vittoria di Valentino. In attesa della gara di domenica, ecco le verità di Ringo.

Il contatto tra Marquez e Valentino a Sepang ha innescato un effetto domino che ha travolto tutti: piloti, commissari, tecnici, giornalisti e tifosi. Ne è scaturito un vero e proprio cortocircuito che ha mandato in tilt il sistema, fomentando milioni di commentatori ad esprimersi – non sempre a proposito – sulle pagine web e sui media di tutto il mondo. E così una delle stagioni motociclistiche più avvincenti degli ultimi anni ha finito per giocarsi in sala stampa più che in pista.
Innanzitutto, la direzione gara non è stata capace di prendere una decisione tempestiva, comminando a Valentino una penalizzazione di 15 secondi o un ride-trought. Ha preferito intervenire a motori spenti, impedendoci gustare a Valencia il testa a testa tra i due piloti Yamaha, magari a pari punti. I team e le case, dal canto loro, dovevano richiamare i propri piloti e diramare immediatamente un comunicato congiunto di pacificazione e richiamo alla sportività. La stampa e i media in generale non avrebbero dovuto vestire i panni del tifoso, parteggiando per uno o per l’altro contendente.

Insomma un gran bel pasticcio. Ma come si è arrivati a questo incredibile eccesso di testosterone tra due campioni fenomenali come Rossi e Marquez? Com’è possibile che il pilota designato a raccogliere l’eredità del 46 macchi la propria carriera con una serie di gesti tanto antisportivi? Perché mai ha scelto di intromettendosi nella lotta per il mondiale tra due contendenti di un’altra squadra?

Ebbene tenterò di spiegare in modo razionale un episodio che di razionale ha ben poco. E lo farò dando voce alle due anime che convivono in me: quella più accomodante, l’angelo, e quella più maliziosa, il diavoletto. Ce n’è per tutti, sia chiaro! E se i tifosi di Vale dovessero prendersela, sappiano che Rossi è un mito per me tanto quanto lo è per loro. E, se dovesse riuscire nell’epica rimonta, lo prometto: il liscio tanto caro alle colline tra Romagna e Marche dove il giovane Vale disegnava le sue prime pieghe, farà per la prima volta il suo ingresso nella scaletta di una puntata speciale di Revolver. Non ci credete? Scommettiamo!

 

ANGELO
Dopo due anni di dominio assoluto di Marc Marquez, nessuno si sarebbe aspettato un Valentino Rossi così determinato, preparato e veloce, tanto salire in vetta al Mondiale e rimanerci per tutte e 18 le gare della stagione. Non se lo aspettavano i tifosi, non se lo aspettava la Yamaha e non se lo aspettavano certo i più giovani e agguerriti spagnoli.
Proprio Marquez e Lorenzo erano pronti a raccogliere l’eredità del tavulliano, che immaginavano appagato da 9 titoli mondiali e 36 anni sulle spalle. Invece, come l’araba fenice, Valentino è rinato dalle ceneri della disastrosa esperienza Ducati e ha trovato l’energia e gli stimoli per compiere una stagione perfetta. Almeno fino a Phillip a Island. Qui il pesarese ha lanciato un grido d’allarme rimasto purtroppo inascoltato dagli organi preposti a vigilare sulla regolarità della competizione. Secondo me, l’incredibile stagione di Valentino ha fatto saltare i nervi al giovane Marquez, già incappato in otto cadute per colpa di un telaio sbagliato e di un carattere senza mezze misure. Invece di fare una sana autocritica, il talento spagnolo ha scaricato sul 46 tutte le colpe, basandosi su due episodi banali come i contatti in Argentina e ad Assen. Ma che c’entra Vale con le cadute di Losail, Mugello, Barcellona, Silverstone e Aragon? Sicuramente lo stile di guida di Marc, che se non riesce a dominare spinge sempre oltre il limite, non l’ha aiutato. Un difetto da limare, questo, per un campione per il resto fortissimo. Per dirla tutta, l’errore è forse più del suo entourage. Manager, tecnici e uomini d’esperienza non sono riusciti a spiegargli che un campione completo impara ad accettare le sconfitte. Si accontenta, se necessario, di un piazzamento strategico per la classifica. Il vero peccato è che nessuno si è accorto, tranne Rossi, dei demoni del giovane Marc, poi sfociati negli episodi incriminati d’Australia e Malesia. Qui Valentino aveva la concreta possibilità di allungare sul rivale Lorenzo, e di arrivare ad una pista ostica come Valencia con un bottino di punti sufficiente ad affrontare il rettilineo finale con relativa tranquillità. Ma le cose dovevano andare diversamente. Arriviamo così all’ultimo atto. L’errore di Sepang condizionerà ogni risultato possibile, togliendoci il gusto della sfida per il titolo e relegando la competizione sportiva al secondo posto, dietro strascichi polemici e antisportività. Un vero peccato e noi tutti appassionati di moto ci auguriamo che gli organizzatori della motoGP traggano le dovute conclusioni e tornino a regalarci Mondiali che si decidono in pista.

 

DIAVOLO
Allora “l’Angioletto”, sull’altra spalla, ha detto la sua, ma ora parlo io! E non vi piacerà.
Dopo le 2 fatidiche gare in Argentina e Olanda, dove Marquez fu danneggiato, e dopo la conferenza d’un Rossi avvelenato a Philipp Island, è chiaro che il giovane talento spagnolo ha perso la pazienza. Da erede designato al trono dell’imperatore Valentino, ha cominciato a scalpitare e ha deciso di non rispettare i tempi per la successione. Lo ha provocato, questo è pacifico, inanellando una serie di sorpassi sfiancanti, sempre al limite del contatto. Ma il contatto, piaccia o no, non c’è mai stato: in tal modo lo scaltro iberico ha fatto ricadere la responsabilità sul pilota italiano. Rossi, dal canto suo, è incappato nella trappola. Non doveva allargare quella traiettoria “accompagnando” l’avversario fuori pista e, per dirla tutta, è stato fortunato a non ricevere UNA BANDIERA NERA! Vale, insomma, è rimasto vittima di un sistema di pressione psicologica da lui inventato e sperimentato con successo ai danni dei vari Barros, Gibernau e Biaggi. I giapponesi lo chiamano Harakiri! Quello che il giovane Marc pare non aver valutato è che il Dottore non è un semplice avversario, ma un incredibile patrimonio industriale. L’azienda VR46 fattura milioni di euro con gli sponsor e il merchandising (tra l’altro distribuisce anche quello di Marquez), con le Televisioni (team SkyVr46) e con un’altra serie di iniziative: un vero e proprio impero costruito attorno al nome e alle gesta del centauro più famoso del mondo. Il potere di Vale nel sistema MotoGP è tanto ramificato che anche il buon Marquez, più che da semplice pilota, avrebbe dovuto muoversi con la diplomazia di un industriale scafato. Ora, a molti non piacerà il fatto che per domenica Sky abbia chiamato la diretta “VALEncia”, concentrando forze e attenzioni tutte su “the Doctor”, con buona pace dei comprimari italiani come Iannone, che comprimario ha dimostrato in pista di non esserlo affatto. Il vastese è stato bersagliato (oltre che dal gabbiano), dalle invettive social dei “tifosi” di Valentino: quegli stessi “tifosi” che gli hanno poi elemosinato un “aiutino” in pista; gli stessi che hanno creato e diffuso a macchia d’olio vignette e video scandalosi sui due spagnoli. Non piacerà l’antipatia creata ad hoc in questi giorni, non piacerà vedere tutto il sistema così schierato nei confronti di un solo pilota a scapito degli altri, non piacerà vedere le Iene maltrattate perché portatrici di “CoppaDiMinchia”, non piacerà rilevare che se scrivi qualcosa non pro-Valentino ti riempiono di maleparole , non piacerà, non piacerà…

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