Vince chi arriva primo

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Se Jorge Lorenzo avesse seguito le indicazioni concordate con il box, domenica, sarebbero cambiate le cose per Ducati che si giocava il titolo? Magari no. Certo che per 13 milioni di euro all’anno, per una volta puoi anche spostarti, se te lo chiedono quelli che fanno il bonifico.
Ha un sapore agrodolce, la finale del Motomondiale, con un Andrea Dovizioso che gentile sorride, come sempre, ma poi cosa aveva dentro quando ha appoggiato la moto nel ghiaione a 7 giri dalla fine lo sa solo lui. Noi le certezze le abbiamo, come aver riscoperto un pilota che può giocarsi il titolo, guidando una moto che come la Ferrari in F1 non ha vinto, è vero, ma ha tenuto testa ai colossi e ai senatori fino alla fine.
Se un decimo del superficiale tifo calciofilo si applicasse a capire qualcosa di motori, questo Paese avrebbe idoli sportivi migliori. Invece di provocare tafferugli in stadi di provincia rievocando sgradevoli concetti dittatoriali del passato che macchiano l’Italia, scoprirebbero quanta passione, dedizione, ingegno, c’è in realtà come Maranello o Borgo Panigale. Che sono 100% italiane, già che il tifo da stadio ci tiene alla matrice. Le Ferrari e le Ducati, le facciamo qua con i nostri ingegneri, i nostri meccanici, e poi vanno a correre sulle piste di tutto il mondo.

Il bello delle moto è che vince chi arriva primo, non è uno sport filosofico e del premio fair play non frega mai niente a nessuno: dunque non si può far altro che togliersi il cappello di fronte a Marc Marquez. Ha guadagnato un altro titolo di Campione del Mondo guidando una moto eccellente, ma non sempre la migliore in pista (vedere alla voce Dani Pedrosa). Ha vinto per le proprie intuizioni, per le scelte strategiche, per le sue celebri cadute-non cadute e nella versione aggiornata 6.0 del pilota Marquez c’è anche l’eventualità di rinunciare al podio per portare a casa i punti, quando è servito. Marquez quest’anno è stato fenomenale, gli va riconosciuto.

E gli altri? I test invernali devono iniziare nel segno di una rinascita – si spera – della Yamaha. Per il bene di Valentino Rossi che dopo 9 titoli e soddisfazioni economiche incalcolabili è ancora disposto a farsi mettere i ferri nelle ossa per vincere, e per il bene di un talento inequivocabile come Maverick Vinales che non può davvero perdersi come è successo quest’anno.
Cosa sarà di Andrea Iannone e della Suzuki lo scopriremo solo vivendo (o al Costanzo Show) perché – si fa per scherzare – il ragazzo di Vasto non ha ancora vinto un mondiale di moto, ma tutte quelle copertine di gossip se le è sudate: un trono almeno su Canale5 è suo di diritto.

 

(Credits: Getty Images)

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