Di Antonio (Conte) e di Jürgen (Klopp) e del fuoco riflesso

Di Antonio (Conte) e di Jürgen (Klopp) e del fuoco riflesso

Di Antonio (Conte) e di Jürgen (Klopp) e del fuoco riflesso

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È la vita allo specchio. Non sono lo stesso essere umano, Antonio Conte e Jürgen Klopp. Non ridono alla stessa maniera, non godono della vita alla stessa maniera, non pensano e stanno in silenzio alla stessa maniera. Ma quando Antonio e Jürgen si incontrano, stasera per la prima volta, si vedranno allo specchio.

INTERCITY LECCE-STOCCARDA – Perché riconosceranno qualcosa che hanno pochi, e che loro hanno uguale uguale. E che nelle differenze li renderà immediatamente compari di qualcosa. Quel sacro fuoco che squassa il loro sentire e volere a qualsiasi altitudine geografica e della vita. Quello che noi vediamo nell’elettricità a cavi scoperti che trema a bordocampo. Ma quello è soltanto cosa appare all’occhio. C’è una forza infiammata dentro Conte e Klopp, che al di là delle loro differenze umane, guida i loro passi nella stessa direzione. C’è una volontà di potenza che esercita il comando sulle loro scelte, credenze, giornate. Antonio e Jürgen vedono il mondo come una possibilità dove assettare la propria visione. Senza ottusità, ma con voglia e convinzione. Con la fiducia che ti proviene da chi sa perché sa e perché sente. Perché il fuoco lo sa ammaestrare e se ne sa riscaldare. Poco importa che uno sia cresciuto vedendo il mare e l’altro vedendo la Foresta Nera.

CAMPO NEUTRO – E quasi è logicamente giusto che il punto d’incontro sia in Inghilterra, provenendo da Germania e Italia ma viaggiando sulla stessa carreggiata. Conte e Klopp non sono solo animati dallo stesso fuoco, ma lo accendono con gli stessi strumenti. Vedono il calcio alla stessa maniera, utilizzano concetti come pressare, spingere, rubare, che nella vita normale avrebbero accezione negativa, e nella loro significano andare a crearsi il proprio destino. Il calcio di Antonio e Jürgen è verticale, e forse per questo si agitano tanto, perché c’è sempre bisogno di un obiettivo più alto da agguantare. Il loro fuoco dentro che infiamma il campo, una battaglia con se stessi ancora prima che con gli altri, la volontà di far sì che la propria visione prenda forma sul mondo, e sia una visione viva. Il futurismo della loro velocità, del clangore potente dei loro meccanismi in moto. Il loro calcio che scintilla.

CHE PARTITA SARA’ – Innegabile che certi pistoni siano inadatti. Quelli arretrati soprattutto. Al Chelsea mancherà John Terry, e David Luiz è panico. Al Liverpool manca una fiducia difensiva atavica, e onore a Klopp per non speculare su quello che non c’è. Ma questo significa che il loro andarsi a prendere la vittoria alla fine, sarà tradotta in tiri e gol. Forse in tutta la partita, sicuramente nel Secondo Tempo. E se si guarda ai Secondi Tempi Blues, addirittura 3 volte su 4 c’è stato un Over 2.5, un’opzione che SNAI strapagherebbe a 4.00. E’ che c’è un Diego Costa che, piaccia o no, è un’entità paurosa che minaccia di annientare Lovren, e Antonio Conte disegna nell’aria le traiettorie magiche che lo porterebbero in gol, dall’esterno Hazard e Willian a infondergli vita. Mentre Klopp sente il caos che si può creare là dietro tra Cahill e David Luiz, e la normalità di Firmino potrebbe facilmente avere la meglio.
Antonio e Jürgen, uguali e contrapposti. Per questo si rispetteranno. Ma per questo, il rispetto più profondo sarà vincere essendo sé stessi.

(Credits: La Presse)

 

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