Quel (poco) che ancora non sapete su Pep vs Mou

Quel (poco) che ancora non sapete su Pep vs Mou

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Stavolta è il rumore tra nemici. Quell’aria che diventa rarefatta nella radura del pianeta del calcio quando senti che i due poli del pallone convergono sullo stesso campo. Quello che normalmente succede quando – in questa epoca – si scontrano Messi e Cristiano. E che raramente nella storia è successo grazie a due allenatori. Mourinho e Guardiola è come se riassumessero in loro ogni dicotomia ancestrale, fino allo stato primordiale della differenza: l’orizzontale e il verticale. Ma sulla natura antropologica della differenza si è scritto e si scriverà. Così tanto, che quello di cui si ha voglia ora è della partita in sé: del Manchester United di Mou contro il Manchester City di Guardiola.

LA NUMERO 17 – E’ il 17° confronto della saga dei Mourdiola: 7 partite vinte da Guardiola, 6 pareggi, e 3 vinte da Mourinho.

Ma se si fa un confronto ragionato, ovvero calcolando cosa hanno portato quegli scontri che valevano direttamente o indirettamente un titolo, bene il computo è molto più equilibrato:

Per Guardiola – 1 Champions, 1 Supercoppa Europea, 1 Liga, 1 Copa del Rey, 1 Supercoppa di Spagna;

Per Mourinho – 1 Champions, 1 Liga, 1 Copa del Rey.

Praticamente solo una Supercoppa Europea e una di Spagna a sbilanciare l’equilibrio di titoli. Come a dire che gli unici 3 confronti su 16 vinti da Mourinho, in verità sono tutti stati cazzotti diretti al mento.

CONTA TUTTO, NON CONTA NIENTE – Ovviamente questa partita sarà il messaggio nel cannone inviato al mondo del calcio. Vincere e come farlo, può indirizzare la fiducia. Ma appunto solo indirizzare, non sentenziare. Ovvio, perché siamo all’inizio. Ma perché ancora tutto non è nemmeno in divenire, ma proprio in nuce. Sappiamo dove Mou e Pep vogliano portare la loro Manchester, ma ogni cosa deve essere scritta e scoperta e costruita per significare già qualcosa. E infatti gli incipit dei differenti capitoli della loro storia alla fine sono stati i meno rappresentativi. Partendo dal primo scontro assoluto, lo 0-0 tra Inter e Barcellona nella fase a gruppi di Champions nel settembre 2009. Passando per il diluvio 5-0 del primo Barcellona-Real Madrid, forse la serata più umiliante di sempre per Mourinho, eppure come poi abbiamo avuto modo di vedere, la meno rappresentativa dell’intera epopea hispanica. E per finire con l’ultimo confronto, quel Bayern-Chelsea ad agosto 2013 finito ai rigori per la Supercoppa Europea.

COSI LONTANI, FINALMENTE VICINI – Era agosto ma fu già un capolavoro agonistico e tattico quella finale secca. E sembrava l’inizio di un altro atto. E invece incredibile a dirsi, ma da allora non si sono più incontrati. Come dite? “Non è così incredibile non si siano più incontrati visto che giocavano in campionati diversi?” Eh no. Perché Chelsea e Bayern sembravano candidate a marciare sull’Europa per gli anni a venire, e costrette per questo a incrociare ancora e ancora di nuovo le lame. E invece l’impatto di Guardiola e Mou sulla Champions da allora è stato trascurabile, a voler esser gentili. E quindi c’è in verità un elemento nuovo in questa sfida, e in questo nuovo atto dell’epopea che sicuramente durerà come minimo per i prossimi due anni e verso aprile riesploderà fragorosamente. E non è solo il fatto che la sfida n. 17 arrivi a 3 anni di distanza, un intervallo mai così ampio nella storia di Guardiola-Mourinho, che mai avevano dovuto aspettare più di un anno per tornare a sfidarsi. No, c’è qualcosa di differente.

ES UN SENTIMIENTO NUEVO – Perché per la prima volta, i due dentro di sé non hanno come limite solo il cielo. Prima, erano i due re del mondo – sì, entrambi, semplicemente re di due mondi differenti. Adesso sono dei prescelti che si portano però appresso la diceria, solo bisbigliata dalla plebe, sul dover confermare la loro natura da semidei.

Guardiola non ha vinto nessuna delle ultime 4 Champions giocate.

Mourinho non ne ha vinto nessuna delle ultime 6.

Ultimamente per entrambi le critiche sono state più degli applausi. E dunque per la prima volta, nella saga Pep vs. Mou, gli eletti non solo lottano tra loro per affermare l’assolutezza della propria idea di mondo, ma anche per fare in modo che la propria idea di mondo si tramandi.

Prima, era solo supremazia. Adesso, c’entra anche la sopravvivenza.

Ma è ovviamente solo l’inizio. Entrambi hanno un desiderio perverso di redde rationem, con ognuno che possa vincere la propria coppa europea – il City la Champions, e lo United l’Europa League – per poi ritrovarsi in Supercoppa Europea per tornare a rilucere da padroni dell’universo.

COLORS OF MANCHESTER – Ma prima dell’universo europeo, c’è da prendersi Manchester, e poi l’Inghilterra. Oltre ai personali sentimenti immoti dei condottieri, ci sono quelli delle loro truppe e il loro valore. La red Manchester ha dei gladiatori di livello assoluto che gli altri si sognano.

Ibrahimovic non mette il suo marchio su una sfida così importante da una vita. Tra Champions e campionato, mai da quando si è trasferito a Parigi. Addirittura l’ultima volta da protagonista in una sfida così alla pari, risale in Champions al 2012, Milan-Arsenal, se non addirittura al 2010 nel derby scudetto contro l’Inter. Forse giusto una piccola eccezione nei quarti di Champions di quest’anno, l’andara, toh!, proprio contro il Manchester City.

E poi c’è Pogba, e la sua forza per non farsi mettere le ragnatele dal palleggio di Guardiola. E l’intensità di Rooney.

Mentre dall’altro lato la blue Manchester non ha Aguero, e in generale non ha nessuno così capace di spaccare la partita. Quindi dovrà fare un salto di fede per credere nella mancanza di limiti della filosofia di Guardiola.

CHE PARTITA SARA’ – Troppo facile dirla con ‘i blu tengono il pallone, i rossi ripartono in contropiede’. Però certo il City armerà il palleggio, mentre lo United armerà la corsa per rubare e verticalizzare veloce. Nonostante Guardiola non abbia gli uomini dal colpo letale, tuttavia non farà mezzo passo indietro nel tentare di imporre il proprio ritmo: perché, giusto o sbagliato che sia, semplicemente un passo indietro – o di lato – non l’ha mai fatto. E di contro Mourinho, nonostante con gli uomini a disposizione dovrebbe temere di meno gli errori, eppure sarà tutto fuorché spregiudicato, perché sa che non c’è fretta. 4-2-3-1 per Mou, e 4-1-4-1 per Guardiola. Due mosse per Mou: gli scricchiolii tremebondi che Ibra farà sentire a Otamendi, e l’ombra che Pogba staglierà su David Silva. Mentre Guardiola può pensare alle manovra di aggiramento di Nolito su Valencia, posto che Sané o Iheanacho gli possano aprire spazi.

Lo United ha un vantaggio non indifferente con l’assenza di Aguero. Se però voleste anche voi assaporare l’aria e aspettare, allora forse dovreste scegliere la X al Primo Tempo a 2.05 SNAI.

Ma sappiate che addirittura in quota lo United è a 2.25 per SNAI, con pareggio e vittoria City entrambe a 3.30.

Beh, è molto facile la conclusione: nella storia dei loro confronti, mai Mou era stato ritenuto così favorito contro Guardiola.

(Credits: La Presse)

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