INSTAGRAM 10 ANNI DOPO, È TUTTO UN ALTRO SPORT

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Il muso di un cane che annusa la ciabatta che è ai piedi del proprio padrone. E’ il fotogramma di una quotidianità lineare, che si sarebbe potuta ritrovare – identica – tra le case di milioni di altre persone. Di banale, tuttavia, in quello scatto, non c’è nulla. Perchè il click è rivoluzionario, destinato a cambiare in la vita del pianeta. Si tratta della prima fotografia postata su Instagram, app avveniristica per l’epoca, basata sull’intento di restituire fascino e bellezza alla fotografia.

Quel cane altri non era che il fedele compagno di vita di Kevin Systrom, padre, assieme a Mike Krieger, della creatura che dieci anni fa, il 6 ottobre 2011, faceva il suo debutto sullo store iOs. Da allora il mondo è diventato un altro mondo: c’entra anche Instagram, a tal punto divenuta una delle applicazioni più scaricate a livello mondiale da convincere Mark Zuckerberg (è il 2012) a fare all in e farle spazio nella grande famiglia di Facebook.

Che il livello di dipendenza dai social abbia oramai oltrepassato la linea di demarcazione tra il mondo di prima e il mondo di poi – non solo a titolo personale ma anche comunitario – lo hanno palesato le conseguenze relative al black out di Facebook di lunedì 4 ottobre, che ha tenuto fuori uso Instagram, WhatsApp e Facebook Messenger per oltre sei ore.

C’era una volta.
Il ritmo scandito coi passi, il movimento quale unità di misura.
Il live streaming dei nostri giorni, invece: la vita online, la vita offline.
Il senso dell’esistenza restituito dagli ampére.

Rientra nella logica delle cose che proprio i social abbiano finito per riscrivere molte delle regole della comunicazione, anche in ambito sportivo: quanti calciatori hanno trovato sulla piattaforma Instagram un modo per aumentare i profitti e mostrare un lato di sé completamente differente rispetto agli standard? Lo story telling self made man, il racconto che diventa autobiografia, il confine tra privato e pubblico sempre più labile. Tutto fa notizia. La vita h24 dei calciatori sa di calcio insipido: il pallone diventa molto spesso una marginalità, il numero di maglia un marchio, il cognome un’azienda.

CR7, LEO E NEYMAR: CALCIATORI O… AZIENDE?

Quando Cristiano Ronaldo, lo scorso 14 giugno, si presentò a una conferenza stampa prima di una gara di Euro 2020, spostando le bottigliette di Coca Cola e pronunciando la frase “Bevete acqua”, in poche ore il titolo della famosa bevanda perse in borsa qualcosa come 4 miliardi di euro. Gli oltre 350 milioni di follower del campione portoghese, lo sportivo più seguito, furono i primi a ricevere quel messaggio, così inusuale per un appuntamento con la stampa, ma tale da sconfinare l’ambito sportivo. Il marchio CR7 si nutre del mondo social e se oggi il fuoriclasse del Manchester United è diventato ciò che è diventato anche fuori dal campo, è proprio per l’utilizzo che ne ha saputo fare. Coca Cola in qualche giorno s’è “consolata” con un bel rimbalzo in borsa col quale ha azzerato le perdite, ma la sostanza non cambia. Su Instagram, come sulle altre piattaforme, i campioni dello sport svestono i panni professionali per diventare icone e modelli da seguire. Sfruttano la cassa di risonanza offerta loro dal calcio: il secondo sportivo più seguito al mondo è Leo Messi (270 milioni di followers), il terzo è Neymar jr. con 162 milioni. Dietro di loro, un po’ a sorpresa, c’è un giocatore di cricket indiano che in patria è paragonato a un semi-dio: proprio grazie al vasto bacino di popolazione della regione (circa un miliardo di persone) che ne ha favorito la crescita a livello di numeri e contatti, Virat Kholi con oltre 150 milioni di followers si è messo alle spalle persino LeBron James, giunto ormai a poco meno di 100 milioni. Se poi volete cercare gli sportivi italiani, vi tocca scendere di parecchie posizioni: Valentino Rossi stacca tutti con 28 milioni, e a sorpresa sul podio trovano posto Gigi Buffon e Mario Balotelli (che suscita parecchio interesse extra calcistico, nonostante in Turchia non stia facendo affatto male…).

LA NUOVA PARTITA DIGITALE

CR7, Messi o Neymar non sono più soltanto calciatori, quanto piuttosto aziende in movimento. Nei loro post su Instagram non c’è molto spazio per i successi personali ottenuti sul campo, semmai per pose con abiti firmati, scene di ordinaria vita familiare o foto ricordo con altri personaggi: scatti che puntano a far emergere spaccati di vita. Due conti in tasca? Li ha fatti Forbes: il guadagno social di Ronaldo nel 2020 è stato di 47 milioni di dollari, “solo” 34 milioni per Messi a ruota del quale si trovano Neymar e Mbappe (18 e 14). Anche i club, grazie ai social, hanno capito di poter conquistare nuovi spazi di crescita economica. Facebook rimane predominante nell’interazione con il pubblico, ma a grandi passi anche Instagram sta guadagnando terreno: così il Real Madrid ha sfondato il muro dei 100 milioni di followers e lo stesso ha fatto il Barcellona, numeri che doppiano quelli fatti registrare da Juventus e Manchester United, a loro volta capaci di doppiare Bayern Monaco e Manchester City. Qui i numeri hanno un preciso scopo: attrarre possibili investitori e alzare la posta al momento della trattativa. Altro che “clasico”, altro che derby, altro che Champions: la vera battaglia si sposterà sempre più dal campo al social. Stravolgimenti sociali, culturali, economici: è il mondo che cambia e ogni forma di cambiamento va studiata, capita, vissuta, per quel che si può governata. Altrimenti il rischio è di fare la fine di Lucas Moura, brasiliano in forza al Tottenham, il quale – il giorno dopo lo storico blackout di cui sopra – ha cinguettato su twitter:

Con Whatsapp e Instagram in down, ho avuto modo di parlare un po’ con mia moglie. E’ veramente una bella persona”.

Tenendo conto che si è sposato nel 2016, chissà se la moglie l’ha preso come un complimento. Tanti auguri, Instagram

(Credits: Getty Image)

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