Leicester: quel che insegna una morte

Leicester: quel che insegna una morte

Leicester: quel che insegna una morte

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La morte tragica del presidente del Leicester Vichai Srivaddhanaprabha contrassegna e fissa un periodo indimenticabile prima e maledettamente triste poi, per i tifosi del Leicester e il calcio inglese.

La serena esistenza della cittadina nella contea del Leicestershire, attaccata alla sua squadra e abituata a prendere l’ascensore tra first e second divison e poi, con la nuova denominazione, tra Championship e Premier league, dal 2011 ha conosciuto una nuova realtà.
La presidenza Mandaric quell’anno ha lasciato ad una cordata thailandese chiamata Asian Football Investments guidata dalla King Power Group di Vichai Srivaddhanaprabha.

Da quel momento le ambizioni sono cresciute e dopo la risalita in Premier è avvenuto un miracolo sportivo, un evento raccontato e descritto in ogni angolo del pianeta che ha portato Claudio Ranieri, Jamie Vardy, Mahrez e compagni a essere ricordati come gli eroi di un’impresa probabilmente irripetibile.
La stagione successiva la favola è stata sporcata dall’esonero ingiusto di Ranieri e dall’atteggiamento dei giocatori, poi improvvisamente rianimati dall’arrivo del nuovo tecnico Shakespeare.

La prima e unica Champions della storia del Leicester, l’incredibile approdo ai quarti di finale ma anche il 12° posto in classifica. La scorsa stagione è stata tutto sommato tranquilla e quest’anno è arrivata la tragedia che ha riportato Leicester al centro della cronaca, questa volta per un epilogo drammatico di un uomo che si era appassionato a questa squadra dopo averla vista per la prima volta nel 1997 durante la finale di Coppa di Lega a Wembley.

Srivaddhanaprabha era particolarmente amato, al punto da ricevere dal re di Thailandia l’onorificenza col cambio di nome, dall’essere invitato a giocare a polo dai reali inglesi, in particolare dal principe Carlo.
Si dice che spedisse sul campo del King Power Stadium e nello spogliatoio del Leicester dei monaci buddisti, per una piccola benedizione prima delle grandi partite e che avesse passioni come una bottiglia di vino rosso St. Emilion da 200 sterline tenuta in frigo.
Era dunque un uomo eccentrico, simpatico e affabile e la sua morte, avvenuta praticamente in diretta, ha lasciato sgomenti tutti nel mondo del calcio.

L’insegnamento viene però anche dalla decisione della Football Association che ha comunque deciso di giocare il giorno dopo. In Italia ci si sarebbe certamente fermati per una forma di rispetto. Una decisione corretta se presa senza contesto ma preferisco un Paese che non si ferma dopo una morte e la onora con una cultura realmente rispettosa nel corso dell’anno, invece di un Paese che si ferma per un minuto di silenzio mai rispettato per intero e che nel corso dell’anno dopo aver sospeso una giornata di campionato, riprende il giorno dopo con cori, striscioni infamanti, atteggiamenti sguaiati in campo, parole esagerate in tribuna, senza tralasciare i social pieni di inutile odio.

Non è dunque (solo) la giornata di campionato fermata che omaggia davvero un uomo dello sport. In questo senso, senza esterofilia, è un concetto che in Italia non abbiamo ancora appreso.

Infine, Srivaddhanaprabha era un visionario e aveva in mente di portare il Leicester ad essere stabilmente tra le prime cinque squadre in Inghilterra. Non sappiamo chi raccoglierà la sua eredità ma il Leicester non è più quello di un tempo e chi prenderà le redini dovrà fare i conti con il lavoro e la dimensione che ne stava dando il presidente thailandese.

(Credits: Getty Images)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e conduttore di RMC Sport è anche esperto di conduzione e comunicazione. Collabora con la medesima ... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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