MARCO OLMO, L’UOMO CHE HA ABBATTUTO OGNI LIMITE

MARCO OLMO, L’UOMO CHE HA ABBATTUTO OGNI LIMITE

MARCO OLMO, L’UOMO CHE HA ABBATTUTO OGNI LIMITE

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Provate a immaginare di trovarvi davanti a montagne che si erigono imponenti ai vostri occhi, disposti a tutto pur di arrivare a vedere cosa offra il panorama una volta raggiunta la cima. Provate a pensare a quanti passi serviranno per raggiungere la vetta, quanta fatica dover spendere, quanti denti stringere pur di tenere a bada quell’insana voce che chiede al corpo di fermarsi, poiché lo sforzo a volte supera ogni umana immaginazione. Provate a spiegare come sia possibile che un uomo di montagna di 40 anni o giù di lì, fino a quel momento onesto lavoratore della terra, decida di colpo di diventare un maratoneta, e di farlo non nelle classiche gare della domenica, bensì in quelle che in giro per il pianeta raccolgono pochi adepti, perché spesso corse su percorsi ai limiti delle possibilità di ogni singolo individuo. Le chiamano ultra maratone, oppure trail, ma la sostanza non cambia: più che di corse, trattasi di vere e proprio sfide con se stessi. Perché i rivali non sono gli avversari, ma unicamente i propri limiti. Quelli che Marco Olmo ha abbattuto, assumendo lo status di leggenda di una disciplina che solo a pensarla a volte viene il mal di testa, altro che mal di gambe.

DALLA MONTAGNA ALLE DUNE DEL DESERTO

Marco Olmo, nato ad Alba l’8 ottobre 1948, a prima vista è il classico eroe per caso. Quello che entra nella storia dalla porta di servizio, perché davvero la sua vita somiglia tanto a un film per quanto appaia sorprendente e contro ogni regola. Fino a 26 anni lavora come contadino e boscaiolo, salvo poi decidere di salire in cabina e diventare autista di camion e di mezzi scavatori. Alle soglie dei 30 anni scopre però un modo differente di trascorrere il tempo libera: amante della montagna, si dedica alle corse in salita (appunto trail), gareggiando come amatore in giro per l’arco alpino. Solo una decina d’anni dopo si convince che quella passione possa diventare qualcosa di più: non abbandona mai il lavoro, ma dedica sempre più tempo all’allenamento, per lui valvola di sfoga e anche di evasione dai problemi di tutti i giorni. A 38 anni va addirittura oltre: si iscrive alla Marathon des Sables, storica gara in territorio marocchino tra le dune e il caldo del deserto. La conclude sul podio ed è l’inizio di una meravigliosa avventura in un mondo sin lì inesplorato. Olmo tornerà per i successivi 15 anni alla des Sables, e pur senza mai riuscire a vincerla quell’esperienza gli cambierà la vita, oltre a garantirgli una fama incondizionata nel mondo delle ultra maratone.

DAL MITO ALLA LEGGENDA

Carattere schivo e riservato, riluttante alla tecnologia e alle moderne concezioni dell’atleta (che programma nei minimi dettagli ogni singolo allenamento), il nome di Olmo si fa strada in fretta tra gli appassionati, anche grazie alle prime vittorie nella Desert Marathon (in Libia) e alla Desert Cup in Giordania. Le dune africane lo rapiscono, ma è la montagna il suo habitat naturale: nei boschi Marco ritrova la sua essenza più profonda, accompagnato dalla moglie Renata che di fatto rappresenta l’inizio e la fine del suo staff. Lo segue dappertutto, discreta presenza mirabilmente raccontata in un documentario dal titolo

“Il Corridore – The Runner”

che fotografa un periodo particolare della carriera dell’atleta: nel 2006 il trionfo all’Ultra Trail del Monte Bianco lo consacra campione del mondo a 58 anni, dominatore assoluto di una gara di 167 chilometri alla quale prendevano parte i migliori interpreti internazionali della disciplina e che l’anno dopo avrebbe ospitato anche l’americano Dean Karnazes, consideravo il più forte al mondo. Karnazes alla vigilia fece capire di non temere Olmo, spiegando il concetto anche con dichiarazioni colorite (“Me lo mangerò a colazione”), spinto anche da uno staff di oltre 10 persone accorso appositamente per l’evento. Naturalmente la montagna non tenne conto di quelle parole, se è vero che Olmo bisserà il trionfo dell’anno precedente staccando di 6 ore l’atleta statunitense. Il terzo tentativo di Marco, appunto quello raccontato dal documentario, non andò a buon fine, ma servì a far conoscere anche nel privato un uomo burbero solo in apparenza, anzi disponibile e sempre pronto alla battuta. Tanto che ancora oggi, a 73 anni, non passa week-end in cui non partecipi a qualche gara, ben contento di presenziare agli eventi a cui viene invitato. Dopotutto Olmo è divenuto cittadino del mondo: ha corso e vinto in Bolivia, in Messico, in Islanda, nella Martinica e un po’ in tutta Europa. Ha riscritto la storia delle ultra maratone nell’epoca dei pionieri, offrendo una dimensione nuova legata al modo di essere sportivo. Vegetariano convinto da più di 30 anni, MarcOlmo è quanto di più unico e iconico possa esistere sul pianeta trail: un mito consegnato già alla leggenda.

(Credits: Getty Image)

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