Perché il Napoli può ancora credere di strappare lo scudetto alla Juve

Perché il Napoli può ancora credere di strappare lo scudetto alla Juve

Perché il Napoli può ancora credere di strappare lo scudetto alla Juve

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Eppur ci credo.
Sempre che il Napoli riuscisse anche solo a somigliare, senza nemmeno pretendere che sia per intero il sé stesso che abbiamo ammirato fino a quando non ha deciso di uscire dalle Coppe.
E pur si muove” la squadra di Sarri, anche se chi lo pensa rischia di essere trattato come Galileo Galilei al tribunale dell’Inquisizione quando provò a difendere la sua teoria sull’eliocentrismo.
Non rapidamente come prima, però gli azzurri stanno continuando a procedere con una velocità di crociera che potrebbe ancora consentire di vincere lo scudetto. Juve permettendo, è ovvio, anche se la storia attuale (53 punti su 57 disponibili conquistati nelle ultime 19 gare) e l’analisi statistica (dal 1994 ad oggi in 5 occasioni è capitato che il vantaggio della prima fosse di 6 punti alla 32esima e ha sempre vinto il titolo) danno per spacciato il Napoli che rischia di far abbassare la media relativa ai club che diventano campioni d’Italia dopo aver chiuso primi al girone d’andata.

A partire dalla stagione 1994-95 (nell’epoca dei 3 punti) il 69,57% delle volte, la squadra campione d’inverno ha poi conquistato il titolo. Arrendersi a 6 turni dal termine, dopo aver sacrificato ogni altro obiettivo ed essere stato primo in classifica 25 volte (19 da solo), avrebbe un sapore ancora più amaro per il popolo di Napoli che sta coltivando il sogno tricolore con un atteggiamento fin troppo paterno nei confronti di questi ragazzi. Abbiamo accettato ogni piccolo errore, le flessioni registrate tra campionato ed altre competizioni, giustificandole come fa un genitore col figlio sotto stress per un esame troppo pesante da sostenere.
Bisognava muovergli qualche critica in più? Nessuno può saperlo, anche se i troppi complimenti a Sarri ed alla squadra potrebbero essere presi stati presi come un pretesto, come una pacca sulla spalla, un’involontaria induzione ad abbozzare, accettare ciò che è stato, perché di più non si sarebbe potuto fare.

È da quel 3 marzo che il Napoli non ha più il passo che ha permesso alla serie A di essere ancora l’unico campionato vivo nell’Europa che conta. Quella sera lì, dopo lo 0-1 della Juve in casa della Lazio, la squadra di Sarri ha perso una gara stranissima e con un punteggio inaudito (2-4) contro la Roma. Poi, 9 punti nelle ultime 6 gare, con appena 6 gol all’attivo. Pochi, per una squadra che in 14 partite di campionato aveva messo a segno dai 3 ai 6 gol per ogni singola sfida.
Quel minuto 93 dell’Olimpico, quando Dybala regalò alla Juve i 3 punti contro la Lazio, rischia di essere troppo simile allo stesso ultimo minuto per Milik in Milan-Napoli: tra chi segna e chi non segna, ci passa tutto lo scudetto.

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Raffaele Auriemma Tifoso sfegatato del "Ciucciariello", è telecronista sportivo di Premium Sport, in cui racconta, con la sua inconfondibile voce, le partite del suo a... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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