Arthur, il cane che ha sfidato l’Amazon Race

Arthur, il cane che ha sfidato l’Amazon Race

Arthur, il cane che ha sfidato l’Amazon Race

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Quando sei impegnato in una durissima gara di oltre 700 chilometri tra la giungla equatoriale e le montagne del Sud America, un cane randagio non è di certo la compagnia più adatta all’impresa. Eppure è esattamente quello che è successo nel 2014 al team svedese Peak Performance, specializzato in competizioni estreme, nel corso dell’estenuante Adventure Racing World Series in Ecuador. La squadra, guidata da Mikael Lindnord, si è trovata a percorrere un lungo tracciato denominato “Amazon Race” attraverso uno degli ambienti selvaggi più impegnativi al mondo con un imprevisto socio a quattro zampe che per nessuna ragione ha mai rallentato il passo, affrontando con i suoi nuovi colleghi di avventura ogni sorta di pericolo.

 

Un incontro, quello tra il quadrupede Arthur e gli umani Mikael, Simon, Staffan e Karen arrivato per una fortuita casualità, ma in grado di scombinare nel profondo le rispettive esistenze. Il meticcio di taglia media, sporco e affamato, era stato visto dagli scandinavi durante una sosta, proprio quando stavano per dividersi del cibo prima di affrontare una nuova tappa. A quel vagabondo, malmesso, denutrito e anche piuttosto patetico, viene offerto di partecipare alla pausa con qualche boccone mangiato di gusto, finendo per sancire un’alleanza indissolubile. Infatti, chi pensava che dopo l’improvvisata merenda il cane se ne sarebbe andato si sbagliava di grosso, perché, da lì in poi, la Peak Performance ha gareggiato con un quinto elemento in formazione, fedelmente cocciuto quanto i suoi amici nel proseguire una marcia proibitiva, qualunque difficoltà gli si fosse presentata dinanzi.

Tra fango, fiumi, paludi e scalate, Arthur ha conquistato il cuore dei suoi compagni di viaggio, ostacolo dopo ostacolo, lungo la strada verso il traguardo finale. Nonostante gli iniziali tentativi di Mikael e i suoi di disorientarlo per proseguire oltre, il coraggioso esploratore canino ha continuato imperterrito ad accompagnare il gruppo, non solo macinando chilometri su chilometri in un groviglio di pericoli ben al di sopra del suo grado di allenamento, ma pure montando la guardia in attesa dei soccorsi quando uno dei suoi ragazzi è rimasto ferito. Debole e stremato dalla fatica, Arthur appariva tuttavia sempre più fisicamente impossibilitato a continuare il cammino e quando anche lo staff dell’Adventure Racing si è espresso contro sua presenza, una prova in kayak sembrava dover separare per sempre quella singolare banda di sportivi.

Scivolando leggeri sulle acque gelate del fiume, i quattro atleti si resero presto conto della determinazione del loro compare peloso che, incurante di freddo e predatori, si era tuffato all’inseguimento dell’imbarcazione nuotando con la forza della disperazione fino a farsi accogliere a bordo per andare avanti in quell’avventura tutti insieme. Messo in chiaro agli organizzatori che la Peak era ormai diventata una formazione di cinque membri indivisibili, il team ha così raggiunto l’ultima tappa mostrando al mondo il miracolo dell’amicizia.

Un ultimo incredibile colpo al cuore, infine, è arrivato quando il veterinario che ha visitato Arthur per accertarsi delle sue condizioni di salute ha dichiarato che il cane fosse già seriamente ferito prima di affrontare tutte le sue immense peripezie. Capitan Lindnord, incredulo, ha quindi compreso quale terribile sforzo abbia sopportato Arthur per sfuggire a un destino segnato da fame e solitudine, al punto da adottarlo e portarlo con sé in Svezia, non prima di aver ottenuto il benestare del severo Jordbruksverket – il Consiglio sull’Agricoltura Svedese – per i relativi permessi.

 

Lì, nel grande Nord della neve e delle aurore boreali, il piccolo globe-trotter ha vissuto nuove imprese insieme al suo socio bipede, oltre a ricevere, finalmente, le coccole di una famiglia che ha trovato dall’altra parte del mondo. Un girovago che non ha mai smesso per un solo giorno di osservare il proprio giuramento di riconoscenza, fino a quando, lo scorso 12 dicembre, tramite Instagram Mikael ha annunciato che un tumore alla schiena si era portato via il suo leale compagno di mille esplorazioni. “Hai avuto un cuore che era più grande di tutti. La tua anima era bella e pura. È strano, ma amavi la neve ancora più dei bambini e il tuo spirito combattivo era più forte di qualsiasi cosa a cui ho assistito” ha scritto in un lungo post di addio l’atleta. Una vicenda talmente meravigliosa e carica di emozioni che è stata raccolta in un libro scritto dallo stesso Lindnord, pubblicato nel 2016 in Italia con il titolo di “Il cane che attraversò la giungla per tornare a casa” ed è già in programma la realizzazione di un film per raccontarne la straordinaria esistenza.

 

Una storia di coraggio, fiducia e affetto incondizionato, cominciata da un banale barattolo di polpette svedesi condiviso per compassione e che in breve ha portato a un viaggio impossibile attraverso la giungla, l’oceano e il freddo inverno scandinavo, racchiusa nelle stesse parole di Mikael, alla conclusione della competizione: “Ho partecipato all’Amazon Race in Ecuador per vincere una gara internazionale, invece ho guadagnato un amico”.

 

(Credits: Getty Images)

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