Eurovision Song Contest | Zitti e buoni, si riparte da Rotterdam

Eurovision Song Contest | Zitti e buoni, si riparte da Rotterdam

Eurovision Song Contest | Zitti e buoni, si riparte da Rotterdam

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Di nuovo Eurovision Song Contest, dopo lo stop forzato dell’annus horribilis 2020. Sul palco dell’Ahoy Arena di Rotterdam, la madre di tutte le manifestazioni canore europee, tra le più seguite al mondo nonostante diversi anni di completo disinteresse da parte italiana, arriva così, in un’ Europa ancora incerta tra ripartenze e sospensioni, alla sua sessantacinquesima edizione.

La formula della kermesse ricalca e supera di slancio quella un po’ ingessata di Sanremo: 26 canzoni ammesse alla gara finale, una per ogni Paese classificato, di cui venti determinate in base alle due semifinali di martedì 18 e giovedì 20, più le altre sei qualificate di diritto, quali i Paesi Bassi come Nazione Ospitante e i cosiddetti Big Five, ovvero Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito, in quanto Stati che per primi hanno sostenuto economicamente l’Unione Europea di Radiodiffusione e che tuttora la supportano maggiormente.

 

LO SHOW SENZA LIMITI
Tutti proposti in rapidissima sequenza, i brani offrono un tripudio di luci, miccette, frizzi, lazzi e un sacco di altre cose che potrebbero andare ben oltre il comune senso del pudore, ma che su quel palco, raggiunto in modo capillare dalle telecamere di tutto il globo, appaiono essenziali e fondamentali alla buona riuscita dell’Eurovision Song Contest.

Il grande pregio della rassegna poi, andando oltre il suo aspetto più kitsch, non è solo quello di intercettare artisti e interpreti piuttosto lontani dalle nostre abituali latitudini, solitamente sbilanciate a occidente, ma anche di offrire uno spaccato, seppure parziale, di stili e tendenze che girano qua e là per il Vecchio Continente. E la scoperta spesso non può che essere sbalorditiva, con quella gamma di emozioni che dalla Polonia alla Spagna, passando per la Moldavia e poi, ancora, in Austria così come in Islanda, restano sospese tra stupore e confusione. L’Eurovision Song Contest è così un potente collettore di spettacolo declinato al rock, al folk, al pop e a barocchismi di ogni sorta, sempre e comunque in grado di mettere tutto insieme, in un minestrone tanto ricco quanto sfrenatamente sopra le righe.

 

 

I MÅNESKIN E GLI ALTRI
L’edizione 2021 riprende quindi da dove il meccanismo si era fermato, ovvero per chi fosse all’oscuro di tutto ciò – o per chi quel giorno lì inseguiva… etc etc -, con la vittoria, nel 2019, del concorrente olandese Duncan Laurence, la cui “Arcade” ha superato di una manciata di voti il tormentone “Soldi” di Mahmood, portandosi nel proprio orticello l’organizzazione della nuova annata. Congelando poi, causa Covid, l’intera competizione 2020, l’Italia ha perso la bella occasione di presentare al pubblico europeo e internazionale un brano come “Fai rumore” di Diodato, che in molti avevano dato come potenziale trionfatore di quella rassegna.

Per l’Italia, infatti, vige la regola che il vincitore di Sanremo rappresenti il nostro Paese all’Eurovision Song Contest, salvo eventuali rinunce. Perciò – sempre per quelli che quel giorno lì dormivano tutti – quest’anno a calcare le assi del Festival multinazionale saranno i Måneskin con “Zitti e buoni” in tutta la loro esuberante verve. Il pezzo che ha portato la band romana al grandissimo pubblico sembra avere guadagnato un buon seguito anche oltre i confini nazionali tanto che, al netto di tutti i possibili riti apotropaici, potrebbe anche arrivare a quel primo posto mancante dai tempi di Toto Cutugno con la sua profetica “Insieme: 1992”.

Eppure, a tentare l’assalto all’ambito trofeo potrebbero essere in molti. La palma della vittoria sembra aggirarsi pure dalle parti di una delle favorite della prima ora, ovvero Destiny Chukunyere da Malta , con il pop soul di “Je me casse” che mette bene in evidenza il portento della sua ugola, quanto della Francia di Barbara Pravi e la sua “Voilà” o da quelle dell’altra italiana in gioco, Senhit, in gara per San Marino. La piccola Repubblica del Monte Titano ha infatti puntato in alto, con un brano up-tempo elettro-pop scritto a più mani da un generoso team dai numeri di una squadra di calcio, con tanto di partecipazione del rapper multiplatino Flo Rida.

Ma attenzione ai simpatici islandesi Daði & Gagnamagnið nel loro cartoonesco pop sintetico “10 years”, così come agli esperti Hooverphonic dal Belgio, veterani del music biz dallo straordinario successo di “Mad about you”, nonché unico vero grande nome di rilievo internazionale, la cui raffinata “the wrong place”, a dispetto del titolo può invece di riservare loro qualche buon gradino del podio.

 

HIGHLIGHT E DIMENTICATOIO
E il resto? Un carrozzone folle, lanciato a una velocità impensabile per i nostri classici canoni da varietà del sabato sera, ma anche divertente come poche altre avventurose produzioni, il cui apice inarrivabile è stato espresso da più prospettive, dagli amori demoniaci della cipriota Elena Tsagurinou, alle immancabili scenografie di sentimenti nella tormenta di Albania e Bulgaria, passando per il gilet illumino-riflettente del nord macedone Vasil, eliminato a furor di popolo con buona pace dello show e del buonsenso. Gli altri highlight andati finora in onda sono stati lo sfoggio di abiti da matrioska per la trapper russa Maniza, l’outfit da povero angelo del norvegese Tix, ben oltre il labile confine del tamarro, fino alle energiche iniezioni di sospensione dell’incredulità dei ballerini invisibili della greca Stefania o delle tarantolate e ipertricotiche Hurricane dalla Serbia, fino al ben più compassato cantante georgiano Tornik’e Kipiani e al suo triste componimento “You”, giustamente fuori gara in mezzo a tanta smaccata euforia.

Menzione d’onore in questo caso per il rave party organizzato dagli ucraini Go_A e per le suggestioni dancefloor dei lituani The Roop, di giallo vestiti con la loro esuberante “Discoteque”. Infine, Danimarca già eliminata nonostante un’allegra idiozia eighties come “Øve os på hinandene”, mentre i finlandesi Blind Channel rispolverano il crossover metal caro ai Linkin Park e il tedesco Jendrik la butta in chiave musical tra tromboni e ukulele, scivolando, a ragion veduta, verso l’infinito e oltre dei piazzamenti meno gettonati. Ma tutti ottimi per raggiungere di peso la quota trash sindacale.

“Zitti e buoni”, che si comincia quindi, perché almeno una volta all’anno, il big bang primordiale passa a gamba tesa per il palco dell’Eurovision Song Contest, con buona pace di ogni accettabile dubbio.

 

 

(Credits: Getty Images)

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