L’ADDIO AL CALCIO DI PELÉ

L’ADDIO AL CALCIO DI PELÉ

L’ADDIO AL CALCIO DI PELÉ

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Potremmo partire dall’attualità e raccontare che Pelé ha lasciato l’ospedale dove era ricoverato dal 31 agosto per un tumore sospetto al colon, oppure potremmo lasciarci cullare dai ricordi, ammirare le foto e i video sgranati del passato, ripensando che 44 anni fa, il 1° ottobre 1977, il più grande calciatore della storia segnò il suo ultimo gol e giocò la sua ultima partita. Cosmos contro Santos, le sue squadre.

1 OTTOBRE 1977: LA LEZIONE DI PELÉ

Quel giorno a New York pioveva a dirotto e le immagini che oggi conserviamo rimandano a un ragazzo di 36 anni visibilmente emozionato: lo è quando sistema il pallone per calciare una punizione, quando dopo un destro violento il pallone si infila in porta, quando all’intervallo fa per togliersi la maglia dei Cosmos e il vento la porta via, lasciandolo a petto nudo, con il padre al suo fianco che lo guarda divertito, prima che il figlio riprenda quella maglia per consegnarla alla storia, la numero 10 ritirata per sempre, e ne indossi un’altra, quella del suo vecchio Santos. Un tempo con una squadra, un tempo con l’altra. Il 1° ottobre 1977 Pelé cominciò già in campo a non appartenere più a un solo gruppo, ma ad essere di tutti. O meglio, ad appartenere semplicemente al calcio.

1 OTTOBRE 1977: PELÉ RECORDMAN E AMBASCIATORE

Dietro le ultime partite e gli ultimi gol disputati da Pelé nella lontana New York, in realtà c’era ben poco di poetico. All’epoca nel calcio non giravano certo i soldi di oggi, soprattutto per chi come lui non si era mai trasferito in Europa, preferendo restare a vita (o quasi) nel Santos. Ai Cosmos, dove andò nell’estate del 1975, guadagnò in tre stagioni quello che non aveva mai visto per tutta la carriera, 4,5 milioni di dollari, e poi imparò l’inglese, che gli servì per diventare ambasciatore del calcio nel mondo. Una missione d’obbligo per chi ha fatto dell’eleganza uno stile di vita, in campo e fuori. I gol che ha segnato, dati ufficiali alla mano, sono 1.281, ma a parte il millesimo su rigore, con i fotografi che in massa quasi entravano in campo e ne ritardarono la battuta, tutti ne ricordano essenzialmente due: quello della finale mondiale del 1958, sombrero a uno svedese e tiro al volo, e quello della finale mondiale del 1970, stacco di testa in cielo a sovrastare il povero Burgnich. In entrambi i casi il massimo dell’eleganza.

1 OTTOBRE 1977: PELÉ, LA GINGA E LA ROVESCIATA

Anche la ginga, immortalata più dal film biografico che dai racconti dell’epoca, era sinonimo di eleganza: del resto è il passo base della capoeira, danza unita ad arti marziali tipica del Brasile, ma nel 1958 divenne lo stile di gioco della Seleçao che si laureò campione del mondo, massima espressione del futebol bailado che portò quella squadra di fenomeni a trionfare per ben tre volte in quattro edizioni. Un calcio apparentemente o forse realmente non organizzato, dove il gesto tecnico o quello acrobatico valeva più dei ruoli, tanto più se praticato collettivamente. Quando smise di giocare, Pelé non abbandonò mai il calcio e lo portò anche al cinema: la rovesciata di “Fuga per la Vittoria” fu realizzata ben oltre il 1° ottobre del 1977 e anche quella è stata consegnata ai posteri. Più dei tre Mondiali, delle due Libertadores, delle due Intercontinentali. Anche così, senza dire una parola, si diventa ambasciatori del calcio.

(Credits: Getty Images)

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