Sanremo 2021 | Duetti, terzetti, nottambuli e vagabondi

Sanremo 2021 | Duetti, terzetti, nottambuli e vagabondi

Sanremo 2021 | Duetti, terzetti, nottambuli e vagabondi

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Senso di smarrimento, lingua felpata, incastri esistenziali col divano e tanta voglia di salvare almeno parte dei propri nervi acustici hanno reso eroica la resistenza di quelle sacche di telespettatori che ieri sera hanno affrontato ore e ore di varietà arrivando in fondo alla terza puntata del Festival di Sanremo per scoprire il nuovo assetto della classifica. Eppure, nel lungo tempo a disposizione, insieme al pallone gigante – in sostituzione di quello più modesto di Avincola – sono state dette anche cose preziose, che però, quando sono quasi le due di notte, diventano inevitabilmente difficili da comprendere. Così come il messaggio, importante, trasmesso nella performance de Lo Stato Sociale, sulle note di “Non è per sempre” degli Afterhours, circa lo stato attuale della musica dal vivo in un programma televisivo che ha nelle canzoni una delle sue principali ragioni di essere, in un orario tanto congeniale a Morfeo appare utile quanto una forchetta col brodo.

La serata dedicata alle cover e ai duetti è quella che più stuzzica lo share presentando brani già noti al pubblico, tanto per dare un po’ di brio in più alla manifestazione canora quanto per prestare un orecchio diverso ai cantanti in rassegna. Tuttavia, ben presto l’agenda tanto fitta del giovedì ha messo subito in luce la massa di orpelli colossali offerti all’Ariston, rendendo alquanto difficile concludere l’ascolto di tutte e 26 le canzoni d’autore proposte dagli artisti in gara.

Con l’omaggio a Lucio Dalla in 4/3/1943 da parte dei Negramaro, è partito in sequenza più o meno drammatica, tutto il repertorio possibile di Sanremo 2021: taglio di baffi, incursioni fuori contesto, ospiti canterini, frizzi e lazzi, tempi comici sconsolanti e perfino i pezzi in scaletta. Tra un audio pericolante e una regia malferma, le esibizioni sono state comunque premiate – bontà loro – da un buon risultato di audience, almeno nella prima parte, considerando gli ascolti non ottimali della seconda serata e la flessione generale rispetto allo scorso anno. Ad ogni modo, lo show, inglobando ogni cosa al suo passaggio, ha dimostrato di essere fedele solo alla sua linea, tirando dritto dritto per quasi 6 ore.

Noemi ha cantato con Neffa fuori sincrono per un errore tecnico, Fasma, in compagnia di Nesli, ha ripreso il pezzo daccapo per un microfono selettivamente muto e molte sono state le stecche lanciate da tanti partecipanti, forse più per inconvenienti da palco che per poca prestanza vocale. La vecchia guardia capitanata da Orietta Berti però ha dato prova di grande mestiere e talento anche in mezzo alla meglio gioventù che la circonda, così come l’ospite Donatella Rettore, che con La Rappresentante di Lista, ha riproposto il suo classico “Splendido splendente”. Annalisa con Federico Poggipollini ha portato a casa un’interpretazione elegante di “La musica è finita”, mentre nel derby Lindo Ferretti – Zamboni tra CCCP e C.S.I., combattuto rispettivamente dai Maneskin con Manuel Agnelli e da Max Gazzé e la Magical Mistery Band, a spuntarla è stato senza dubbio il bassista e cantautore romano in una resa ipnotica e soffusa di “Del mondo”. Ancora, impossibile non applaudire gli Extraliscio capaci di portare “Casatchok” e “Rosamunda” all’Ariston e le intenzioni di Colapesce e Dimartino, i quali a dispetto di una performance recuperata in corsa, hanno diffuso all’etere il messaggio di accusa e di speranza di “Povera Patria”. Molto, ma molto, meno felici invece le uscite di Aiello, Random, Giò Evan, Coma_Cose e pure di Bugo che insieme ai Pinguini Tattici Nucleari ha creato uno strano connubio tra Lucio Battisti e i Coldplay.

Quando poi tutto sembrava andare a ruota libera in uno spazio-tempo senza regole, una “Io vagabondo” a quattro voci a opera di Fiorello, Amadeus, Siniša Mihajlović e Zlatan Ibrahimovic ha consegnato al Festival uno dei suoi migliori momenti di sincera corrida. Al di là dell’esecuzione, ehm, del numero, il bomber rossonero, un po’ comico e un po’ direttore sportivo, ha centrato un paio di sentenze alla Celentano come: “Non conosco gli ABBA, ma loro sanno chi sono io”, diventando quasi l’indispensabile linea umoristica di una kermesse piena di inevitabili rattoppi strutturali.

Per stasera poi, per restare all’erta passato il giro di boa delle prime tre puntate, il cartellone si infittisce ancora di più con l’esecuzione delle 26 canzoni in gara e la finale delle nuove proposte, più una carrellata ipertrofica di volti e nomi che da Enzo Avitabile a Mahmood e Alessandra Amoroso preparano per un rush finale con Alberto Tomba, Federica Pellegrini, Serena Rossi, Tecla Insolia, Giovanna Botteri, la Banda della Marina Militare e tanti tanti altri, che permetterà ancora una volta ai telespettatori di mettere alla prova ogni sforzo fisico e mentale per godere del sonno dei giusti.

 

(Credits: Getty Images)

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