Sanremo 2021 | Un festival per numeri 11

Sanremo 2021 | Un festival per numeri 11

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Alla fine un pallone sul palco ci è arrivato sul serio, ma a calciarlo non è stato chi si pensava fosse più preparato per farlo. Sì, perché la palla l’ha portata con sé Avincola, giovane concorrente dai baffi d’altri tempi in gara tra le nuove proposte, per dare maggiore enfasi alla sua “Goal!” che, purtroppo per lui, non ha incontrato alcun favore nel verdetto finale, battuto nelle preferenze da Folcast e Gaudiano. Troppo preziose invece le articolazioni di Ibrahimovic – purtroppo non ci sono immagini ufficiali, ma non è difficile immaginare la preoccupazione di Mister Pioli per qualche numero fuori concorso del suo asso con un paio di scarpe lisce e lucenti da cerimonia – eppure, il colosso svedese è riuscito a fare al meglio la propria parte, strappando in più di un’occasione qualche allegro ghigno in una serata al solito lunghissima.

A Zlatan infatti è stata affidata la linea comica del Festival, meno chiassosa di quella del mattatore Fiorello, ma di gran lunga più incisiva dello showman siciliano nel dare ritmo a una Kermesse imprigionata nei suoi canonici cliché. Giocando con la sua parlata seriosa, l’immagine da duro e le origini slave – le sue entrate erano infatti caratterizzate da uno stacchetto in stile balcanico – il bomber rossonero ha ribattezzato Sanremo “Il Festival di Zlatan”, da giocare, ovviamente in 11 contro 11 e, pazienza se da questo conteggio 4 dei 26 partecipanti restano esclusi dalla competizione canora. “Vendili al Liverpool” ha pronunciato lapidario, dando vita così alla ricorrente gag del campione supermassiccio contro il presentatore lento di comprendonio proposto insieme ad Amadeus.

Così tra una battuta e l’altra dei due presentatori, le incursioni di Ibra e una spigliata Matilda De Angelis, presentatrice d’eccezione della serata di apertura, il Sanremo numero 71, senza pubblico e senza abbracci è andato in onda con tutto il suo classico carico da novanta, mettendo in fila un collaudato carrozzone di comicità grossolana, ospiti, pause, intermezzi e anche un bel po’ canzoni. Tra gli applausi pre-registrati a uso e consumo del pubblico da casa, al pari di una sit-com, le sedie vuote dell’Ariston hanno assistito all’esibizione di 13 dei primi 26 artisti in gara. Il giudizio del primo ascolto, si sa, spesso è impietoso, perciò meglio riservarsene altri per metabolizzare un frullato che altrimenti rischia di diventare spaventoso. Ad aprire le danze, dopo i giovani, ci ha pensato Arisa, alla quale però la regia riserva la scalinata, la presentazione e poi 4 minuti buoni di pubblicità sparata a un volume oltre ogni logico raziocinio. Pagando lo scotto di essere la prima, dopo una ovvia emozione iniziale, la cantante ha dato così il via allo spettacolo per finire quindi risucchiata dal lento scorrere degli eventi.

Si distinguono favorevolmente Colapesce e Dimartino, con il loro ritmo rétro dal sapore di balera e vermut da sorseggiare con calma fancendo spallucce alla fretta del mondo o la diciannovenne Madame che gioca al meglio, tra enfasi e autotune, la sua dose di nazionalpopolarità in eurovisione. Pollici delusi invece per i passaggi di Renga, meno melodico del solito e anche meno preciso, Annalisa un po’ incolore, ma comunque premiata a pieni voti dalla classifica provvisoria, e, su tutti, un Aiello coperto d’oro che ha urlato come un’aquila tutto il suo disagio esistenziale. Ancora, Noemi ha portato nella città dei fiori un pezzo sobrio e misurato, ma a brillare è stata soprattutto la sua presenza, Ghemon un funky dalla rivedibile conclusione, Max Gazzé nei panni di Leonardo in mezzo ai cartonati di Hendrix, McCartney, Marty Feldman e la Regina Elisabetta, Francesca Michielin e Fedez con un’inedita emotività che li ha resi più tentennanti, mentre i Maneskin hanno dato un tocco di energia, forse anche un tantino immotivata. A prescindere però dai luoghi comuni e quant’altro, resta comunque inspiegabile perché la regia si faccia prendere ogni volta da crisi epilettiche per dare senso al rock in TV. Così come resta inspiegabile perché i volumi siano sempre settati per trasmettere il peggio, anche quando tutta la messa in scena sia pensata esclusivamente per un pubblico televisivo.

In più, c’è stato spazio anche per l’ospite d’onore Loredana Berté, pronta a presentare un singolo, ahinoi, tormentone in odore di heavy rotation e i successi di una carriera che ha segnato la nostra migliore epopea pop. Due, invece, gli interventi canori di Diodato, avviati in prima battuta con la sua “Fai rumore”, vincitrice del Festival dello scorso anno e brano simbolo di uno dei momenti più difficili di questi ultimi dodici mesi, in un ideale passaggio di testimone con l’attuale configurazione di un Teatro Ariston sempre uguale a sé stesso e pure profondamente cambiato.

Per stasera, ad ogni modo, tutto pronto per l’approdo in Riviera di Elodie, seconda madrina del Festival, così come di Laura Pausini, fresca vincitrice del Golden Globe per la canzone “Io sì”, dalla colonna sonora del film “La vita davanti a sé” e per Il Volo che omaggerà il Maestro Ennio Morricone. E poi, dopo la seconda tranche delle nuove proposte, ovviamente occhi e orecchi puntate sui cantanti in gara, a partire proprio da Orietta Berti, protagonista, suo malgrado, di una curiosa vicenda con la Polizia Stradale che ha fatto registrare, ancor prima della sigla d’apertura, uno dei migliori momenti di surreale fantascienza da sempre a corredo della manifestazione. In ordine di apparizione, ecco quindi:

Orietta Berti – “Quando ti sei innamorato”
La Rappresentante di Lista – “Amare”
Lo Stato Sociale – “Combat pop”
Bugo – “E invece sì”
Gaia – “Cuore amaro”
Willie Peyote – “Mai dire mai (La locura)”
Malika Ayane – “Ti piaci così”
Fulminacci – “Santa Marinella”
Extraliscio & Davide Toffolo – “Bianca luce nera”
Ermal Meta – “Un milione di cose da dirti”
Gio Evan – “Arnica”
Random – “Torno a te”

Ancora dubbi da sciogliere poi sulla presenza di Irama, fermo ai box per il caso di positività di due dei suoi collaboratori. Al momento lo staff sta valutando in accordo con gli altri partecipanti, in alternativa di un’esclusione pressoché automatica, di proporre il video della sua prova anziché la canonica esibizione dal vivo. E dunque, come sempre, nuova classica parziale, fiori e igienizzanti e ancora una volta, il Festival del pubblico dei nottambuli da casa andrà filato fino alle prime luci del nuovo giorno che verrà. Anche senza un reale motivo, altrimenti non sarebbe Sanremo.
(Credits: Getty Images)

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