L’ITALIA SALUTA LA DAVIS: SINNER DA URLO MA LA CROAZIA NON PERDONA

L’ITALIA SALUTA LA DAVIS: SINNER DA URLO MA LA CROAZIA NON PERDONA

L’ITALIA SALUTA LA DAVIS: SINNER DA URLO MA LA CROAZIA NON PERDONA

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Non è bastato il cuore di Jannik Sinner per spingere l’Italia tra le magnifiche quattro che si giocheranno l’edizione 2021 della Coppa Davis. Nonostante l’altoatesino le abbia provate tutte per avere ragione di una Croazia che ha vinto grazie alle proprie armi migliori, vale a dire un doppio che a oggi tutto il mondo le invidia (Mektic-Pavic sono campioni olimpici e di Wimbledon in carica). Il successo in rimonta su Cilic aveva dato alla nazionale di Filippo Volandri la chance di giocarsi il tutto per tutto nel terzo match di giornata, ma al Pala Alpitour alla fine la festa è stata tutta una questione balcanica. Con i croati che ora in semifinale potrebbero trovare la Serbia di Djokovic (impegnata mercoledì a Madrid contro il Kazakistan) in un derby che stuzzica la fantasia e promette scintille.

GOJO, LA CLASSICA SORPRESA DA DAVIS

L’Italia c’ha provato, e ha pure di che rammaricarsi. Con Lorenzo Sonego, suo malgrado, finito dietro la lavagna dopo aver ceduto al numero 279 del mondo, vale a dire Borna Gojo. Una partita nata bene (Sonego avanti 4-1 e con due palle break non sfruttate per scappare sul 5-1) ma poi diventata più complicata del previsto, col croato bravo a reagire nel momento di maggiore difficoltà fino a prendersi il set al tiebreak, prima di cedere senza appello nel secondo, complice il buon ritorno dall’azzurro (scena già vista contro la Colombia nel girone eliminatorio). Il nuovo crollo di Sonego nel terzo set ha però certificato un ko pesante (7-6 2-6 6-2) che ha messo l’Italia spalle al muro, obbligata ad affidarsi al talento di Sinner per provare a rimettere le cose a posto e allungarsi la vita nell’ultimo e decisivo match in doppio.

NON BASTA L’INDOMABILE SINNER

Jannik però di questi tempi è molto più di un “normale” top 10. E contro Marin Cilic non ha perso occasione per ribadirlo al mondo intero: il croato, tornato in auge dopo un periodo di appannamento, è sembrato quello che nel 2014 a sorpresa si prese l’US Open in finale contro Kei Nishikori. Ha dominato il primo set per 6-3, poi ha subito il ritorno di Sinner che dopo aver sciupato un break nel secondo set e aver rischiato di consegnare il match all’avversario si è tirato fuori da una situazione complicatissima, vincendo al tiebreak il secondo parziale e concedendosi la chance di provare a tenere in vita l’Italia in un terzo set da infarto, con break e contro break a certificare un equilibrio sottile prima dell’accelerazione finale con la quale l’altoatesino ha chiuso i conti (3-6 7-6 6-3), rimandando il verdetto al doppio di fine giornata. E in coppia con Fabio Fognini, tante volte eroe azzurro di Davis, Sinner ha provato a rovesciare letteralmente il mondo: dopo quasi tre ore di maratona con Cilic ha tentato di non infrangere i sogni del Pala Alpitour, ma l’esperienza e la freschezza della coppia croata ha avuto la meglio, imponendosi con un doppio 6-4.

IL FUTURO È A TINTE AZZURRE

Logico che i maggiori rimpianti dell’Italia si siano stagliati sullo sfondo di un’avventura segnata dall’assenza di Matteo Berrettini, il numero 1 del movimento italiano (attuale numero 7 al mondo), costretto al forfait dopo l’infortunio patito nel match d’apertura delle Nitto ATP Finals contro Zverev. La sconfitta di Sonego contro Gojo ha ricordato al mondo quanto la Davis possa rivelarsi ancora oggi imprevedibile e piena di colpi di scena, al netto di una formula frullatore con non trova ancora (e forse mai lo farà) il gradimento degli appassionati: benché modificata nella forma, la coppa conserva ancora quel fascino e quell’attitudine a sorprendere che nel tennis di tutti i giorni pare essere ormai scomparsa, relegata a pura eccezione. Un peccato per l’Italia di Volandri, che voleva fortemente qualificarsi per la final four di Madrid, consapevole di avere anche carte importanti da giocare per provare a riportare a casa l’insalatiera (come viene chiamato il trofeo consegnato ai vincitori) a distanza di 45 anni dal trionfo di Santiago del Cile. Carta d’identità alla mano, un proposito rimandato di almeno altri 12 mesi. Con l’ATP Cup di gennaio (dall’1 al 9 a Sydney) e il turno preliminare di Davis di inizio marzo (l’Italia sarà testa di serie e il sorteggio non dovrebbe essere troppo complicato) buoni per far maturare la next gen azzurra.

(Credits: Getty Image)

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