DJOKOVIC ANCORA RE DI ROMA: ORA A PARIGI DA FAVORITO

DJOKOVIC ANCORA RE DI ROMA: ORA A PARIGI DA FAVORITO

DJOKOVIC ANCORA RE DI ROMA: ORA A PARIGI DA FAVORITO

210
0

Quello di ieri è stato un pomeriggio un po’ complicato in casa Djokovic. Perché bisognava dividersi tra due campi, e per la “povera” Jelena deve essere stato davvero duro scegliere da che parte andare. Non la più facile delle decisioni da prendere: a Roma giocava Nole, di nuovo in una finale dopo più di 6 mesi di attesa. A Belgrado però c’era Stefan, il piccolo di casa, 7 anni appena e un’innata passione e vocazione per la racchetta, impegnato a sua volta nell’atto conclusivo di un torneo che s’è rivelato essere anche il primo vinto in carriera. E siccome pochi minuti dopo è arrivato anche il trionfo di papà Novak al Foro Italico, ecco che la festa è stata completa.

Una domenica meravigliosa, nella quale poter scacciar via finalmente tutte quelle ansie, quelle tensioni e quelle paure che hanno contrassegnato gli ultimi turbolenti mesi di vita della famiglia Djokovic. Con Stefan che cresce evidentemente bene e Nole pronto a riprendersi quello che la pandemia e le sue leggi (talvolta) incomprensibili e molto “politiche” gli stavano portando via. Da Roma, però, il monito è arrivato forte e chiaro: Djoko è tornato, anzi, forse non se n’era mai andato.

Solo che doveva dimostrarlo con i fatti, e non soltanto a parole. Essere stato costretto a rifare spazio sulla bacheca di casa e aver dato al mondo intero una dimostrazione di forza e resilienza piuttosto lampante è il motivo per cui tutti pensano che davvero l’imperatore Novak abbia ripreso il posto che sentiva essere suo. Dopotutto numero uno al mondo lo è sempre stato, se non per un breve interregno di Medvedev. Che se vorrà tirarlo giù dal trono avrà il suo bel daffare.

CHE DUELLO CON ALCARAZ, CON NADAL TERZO INCOMODO

Il mondo del tennis invero sta correndo quasi più veloce di se stesso, come abbondantemente dimostrato in questo primo scorcio di 2022. E ha già attraversato almeno quattro fasi nitidi e ben distinte l’una dall’altra: quella in cui medvedev sembrava invincibile, quella in cui Nadal s’è ripreso la scena, conquistando gli Australian Open e arrivando fino a contare 20 vittorie di finale (striscia interrotta a Indian Wells contro Fritz, anche causa un problema rimediato in semifinale), quella in cui Alcaraz s’è rivelato al mondo ben più della promessa che prometteva di essere e adesso di nuovo quella in cui Djokovic arriva e lascia in pasto agli avversari le briciole.

Se poi questo sia o meno un monito per i rivali in vista dell’appuntamento più importante della stagione sul rosso, vale a dire il Roland Garros, ognuno potrà dirlo a parole sue: di sicuro c’è che Nole è tornato per davvero, pronto a presentarsi sul suolo francese come uno dei logici favoriti per la vittoria finale. Anche perché Nadal è piuttosto claudicante, e Alcaraz per quanto si sia dimostrato forte rimane pur sempre un 19enne alle prese con il primo vero ruolo di attore protagonista della carriera.

E se a Belgrado e Madrid il serbo qualche crepa l’aveva mostrata, mancando in certi momenti della partita e adducendo poi i problemi e la fatica anche a un non meglio precisato malessere che l’avrebbe colpito nella prima parte di aprile, a Roma è sembrato davvero quello dei giorni migliori, e pure con ulteriori margini di crescita. Prospettive torve e cupe per i pur agguerriti rivali.

IL PASSATO ALLE SPALLE, UN FUTURO ANCORA DA SCRIVERE

Le risposte che Nole cercava sono arrivate all’unisono in una settimana nella quale è arrivato a festeggiare la vittoria numero 1001 nel circuito professionistico, per giunta in un torneo nel quale non ha perso neppure un set pur cedendo almeno un game al servizio in ognuna delle cinque partite disputate (Auger-Aliassime, quello che l’ha fatto soffrire di più nei quarti, gliene ha strappati due). Tsitsipas al termine della finale ne ha esaltato la grandezza, la saggezza e la ritrovata efficacia, lui semplicemente ha voluto ringraziare coloro che lo hanno accompagnato in questo autentico percorso di risalita.

Ho passato mesi difficili e quanto fatto in questa settimana mi è stato di grande aiuto. Cercavo queste sensazioni, volevo che tornassero presto, perché sapevo che prima o poi le avrei ritrovate. Roma mi ha sempre portato bene, è un torneo che mi piace e che adoro, dove ho conquistato 12 finali (ora il bilancio è in perfetta parità: 6 vinte e 6 perse) e dove ho vissuto pagine davvero memorabili. La sento come una seconda casa e sono orgoglioso e felice di avere avuto una nuova opportunità per dimostrarlo. Ora so che al Roland Garros posso partire pensando di essere tra i favoriti: avevo bisogno di alcune conferme e direi di averle ricevute. Sono proprio dove volevo essere: la condizione è migliorata, le certezze che avevo un po’ smarrito oggi le sento più mie. E aver festeggiato il ritorno alla vittoria nel giorno in cui mio figlio Stefan ha vinto il suo primo torneo ha reso la giornata ancor più speciale. Lui si è avvicinato al tennis da solo, è una passione che sente sua e in lui rivedo il piccolo Nole che provava le soluzioni senza racchetta, immaginando quel che avrebbe potuto fare in campo. Dai bambini ho sempre tratto il massimo dell’energia e vederlo felice e sorridente mi riempie il cuore. A volte noi adulti prendiamo le cose troppo sul serio, i bambini ci aiutano a recuperare energia pura.  

(Credits: Getty Images)

(210)

Redazione Redazione SNAI Sportnews che tratta tutti gli sport, con le quote, presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE