È nata una stella, Federer inizia l’addio

È nata una stella, Federer inizia l’addio

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Stanno crescendo. Forse qualcuno più lentamente delle aspettative, altri sembrano forti mentalmente o tecnicamente del previsto ma dalla nuova generazione di tennisti stanno esplodendo giocatori che avevano bisogno di un risultato importante.

Stefanos Tsitsipas  è un altro dei nomi della Next Gen che si affaccia alla ribalta del grande tennis dopo Alexander Zverev, il quale mantiene una classifica eccellente ma non riesce a sfondare negli Slam.

Del tennista greco si parla già da due anni come di un possibile top ten in prospettiva, addirittura con velleità da numero 1 al mondo ma nell’ultimo anno la sensazione è decisamente cresciuta, pur mantenendo qualche perplessita’ nel processo di crescita che gli hanno impedito di vincere partite nettamente alla sua portata.
Gli Australian Open stanno invece regalando certezze e l’impresa che mancava per affermarsi definitivamente. Il successo su Roger Federer è certamente quello più importante della sua carriera ma in tutto il torneo ha incontrato avversari difficili, a partire dal nostro Matteo Berrettini in costante ascesa, sconfitto in quattro set tiratissimi al primo turno, Viktor Troicki battuto anche lui in quattro set meno complessi ai 32esimi, Basilashvili sconfitto con un parziale di 63 36 76 64,  la battaglia con Roger Federer chiusa con un tie-break tiratissimo e infine Il sigillo contro Roberto Bautista Agut sconfitto con un punteggio di 75 46 64 76.

Come è accaduto anche a tennisti di grande caratura e all’inizio della loro carriera, Tsitsipas poteva pagare caro un calo di tensione dopo la grande vittoria e invece ha affrontato lo spagnolo giocando i punti con la necessaria intensità e si è aggiudicato una semifinale che giocherà contro Rafa Nadal.
La finale sarà quasi certamente Djokovic-Nadal ma il tema di questi giorni è il lungo addio di Roger Federer. La sconfitta col giovane talento greco agli ottavi porta a comprendere l’intera comunità del tennis, a partire dallo stesso svizzero, che questo sia davvero l’ultimo anno della sua carriera. Lo testimonia anche la scelta di partecipare al Roland Garros, che in questi anni ha sempre evitato per poter concentrare le sue energie in tornei che aveva la possibilità di vincere. La terra battuta è una superficie che lo ha sempre messo in difficoltà per la lunghezza degli scambi, la ridotta possibilità di scendere a rete e accorciare il gioco. Ha scelto di partecipare perché:” Sono in una fase in cui voglio fare quello che mi piace. Ho avuto anche la sensazione che non sia necessario un lungo stop”.
La bella notizia che lo riporta sulla terra rossa dove manca dal 2016, anno in cui giocò gli Internazionali a Roma, battuto da Thiem, lascia supporre che sia arrivato il momento per lui di fare una passerella più spensierata, alla ricerca del successo numero 100 della sua carriera e chiudere con una magnifica cifra tonda.
Ho letto anche commenti non entusiasmanti sull’addio di Federer, più attenti a preservare il tennis stesso che a celebrare un campione che tanti cercano maliziosamente di ridimensionare gratuitamente “Il tennis andrà avanti anche senza di lui”, altri sostenendo che non si tratti del più grande tennista di sempre rinfacciandogli alcuni numeri che lo metterebbero un gradino sotto Djokovic o Nadal.

La maggior parte della comunità sportiva e tennistica del pianeta la pensa diversamente ma il motivo non è riconducibile solo ai numeri e alla longevità a livelli straordinari, quanto a fattori anche paralleli.
Ci sarà tempo e modo per raccontare Roger Federer e ciò che lo ha reso il campione contemporaneo più amato tra tutti gli sportivi di ogni disciplina ma è certo che abbia a che vedere anche con una classe che si porta anche fuori dal campo, nella sobrietà e uno stile che sfortunatamente oggi non ha quasi nessuno. Vedere Roger Federer interpretare il ruolo di campione senza fare il rocker, con tatuaggi, urla, parolacce e atteggiamenti fuori luogo, osservarlo mentre non si scompone nei momenti difficili di una partita, pur mostrando il suo carattere e restando ammirati da una famiglia centrale nella sua vita e senza il bisogno di twittare compulsivamente, lo rende un personaggio fuori dal tempo.

Se è vero che Tsitsipas lo ha preso a modello per diventare un tennista si spera che altri come lui ne imitino non solo la classe nei colpi ma anche e soprattutto nello stile.

(Credits: Getty Images)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e conduttore di RMC Sport è anche esperto di conduzione e comunicazione. Collabora con la medesima ... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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