FEDERER STORY, I 5 MOMENTI ICONICI DI UNA CARRIERA

FEDERER STORY, I 5 MOMENTI ICONICI DI UNA CARRIERA

FEDERER STORY, I 5 MOMENTI ICONICI DI UNA CARRIERA

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Come lui, nessuno mai. Il mondo del tennis è concorde e non c’è modo di sentire una voce fuori dal coro: perché Roger Federer ha davvero saputo allineare tutti i pianeti, riuscendo a restare scolpito nell’immaginario collettivo come il tennista più amato di sempre, complice anche la bellezza del gioco e l’eleganza di cui s’è fatto portatore ogni volta in cui è sceso in campo.

Prima di farlo un’ultima volta, in doppio assieme al rivale, amico e vera e propria nemesi dei suoi 20 anni di carriera (leggi Rafael Nadal), ripensare a cinque momenti iconici che ne hanno segnato la sua avventura da atleta è il minimo che si possa fare. Cinque momenti per imprimere meglio nella mente ciò che è stato Roger da Basilea, un talento che il tennis ha accolto alla stregua di un messia.

 

LA RIVELAZIONE: LA VITTORIA CON SAMPRAS A WIMBLEDON

Se c’è un luogo che Federer sente suo come nessun altro, quello non può che essere Wimbledon. Dove nel luglio del 2001, non ancora ventenne, si rivela al mondo intero in tutto il suoi splendore nel giorno in cui il tabellone lo mette di fronte a Pete Sampras, all’epoca (ancora) numero 1 del ranking ATP. Ma il fuoriclasse americano non sa che il passaggio del testimone verso il futuro erede è già alle porte: negli ottavi di finale di un Championship poi passato alla storia per la vittoria finale di Goran Ivanisevic (primo e unico tennista a vincere con una wild card), Federer butta fuori dal torneo il dominatore assoluto del decennio precedente, costretto a vedere interrotta una striscia di 31 vittorie di fila che durava dal 1997.

Roger quel giorno mostrò al mondo lampi di classe assoluta, imponendosi dopo una battaglia durata oltre 4 ore per 7-5 al quinto set e rivelandosi definitivamente al grande pubblico, che resta sbalorditivo di fronte a un giovanotto con i capelli lunghi, apparentemente scanzonato e pronto a tutto pur di raggiungere il successo. Due giorni dopo perderà nei quarti contro Tim Henman, ma nessuno se ne ricorda.

 

L’ASCESA AL TRONO: LA PRIMA SETTIMANA IN VETTA AL RANKING ATP

A Wimbledon il primo titolo arriverà nel 2003, ma la vittoria che lo consacra definitivamente nell’olimpo della racchetta arriva nel gennaio 2004 agli Australian Open. È quello il momento in cui Roger diventa re a tutti gli effetti: dopo aver sconfitto in finale Marat Safin, lo svizzero sale per la prima volta in cima al ranking ATP, spodestando Andy Roddick.

Sarà la prima di ben 310 settimane trascorse in vetta alla classifica, di cui le prime 237 consecutive: dovranno passare 4 anni e mezzo prima di vedere un altro nome alla numero 1, e naturalmente sarà Rafa Nadal a togliergli lo scettro. Complessivamente saranno 6 le ascese al primo posto del ranking da parte di Federer, l’ultima datata 2018.

 

LA PARTITA SIMBOLO: LA FINALE CON NADAL A WIMBLEDON 2007

Si può entrare nella storia e rimanere nella leggenda anche passando dalla porta sbagliata. È quello che suo malgrado capita a Roger il 6 luglio 2008: lui e Nadal stanno per giocarsi la finale di Wimbledon, copia carbone delle due precedenti che hanno visto trionfare sempre il campione elvetico. Non sanno ancora che li attendono 4 ore e 48’ di puro spettacolo, tra lampi di classe assoluta, vorticose discese e risalite, interruzioni per pioggia (con rischio di rimandare tutto al giorno successivo) e una girandola di emozioni.

Quel giorno all’All England Club si fa la storia, quella con la S maiuscola: due mondi all’opposto a confronto, con Federer che si presenta con un golfino stile anni ’60 e Nadal con un completo bianco smanicato in pura street art, ma il risultato è qualcosa di unico. Vincerà Nadal dopo una maratona che toglie il fiato da quanto è bella: 6-4 6-4 6-7 6-7 9-7, e un istante dopo la fine del match in cabina di commento John McEnroe e Bjorn Borg una volta tanto si troveranno d’accordo:

“Abbiamo visto il match più bello di sempre”.

 

LA COLLEZIONE COMPLETA: IL PRIMO E UNICO ROLAND GARROS

Mancava solo un pezzo alla collezione di Roger in una bacheca già ricolma di trofei. Ma la terra rossa già da qualche anno era di proprietà quasi esclusiva di Nadal, che al Roland Garros vinceva ininterrottamente da 4 anni. Solo che nel 2009 lo spagnolo sapeva di non stare troppo bene: un ginocchio malandrino è la causa che più di tutte compartecipa all’eliminazione per mano di Robin Soderling, uno svedese che vive le due settimane di gloria fino a spingersi all’atto finale contro Roger Federer. Che sa che l’occasione è più unica che rara: l’ultimo anno per lui è stato tribolato, ma adesso è arrivata l’ora di prendersi la rivincita col destino.

In finale non c’è storia e lo svizzero conquista anche l’ultimo titolo slam mancante alla sua collezione, entrando in un circolo ristretto che all’epoca annovera appena altri 5 eletti (Fred Perry, Don Budge, Rod Laver, Roy Emerson e Andre Agassi). Arriveranno poi anche Rafa Nadal e Nole Djokovic, ma quel giorno a Parigi i riflettori sono tutti per Roger. Che un mese dopo, vincendo a Wimbledon, eguaglierà il record all time di 14 titoli slam vinti da un singolo giocatore, cioè Sampras, prima che i Fab 3 portassero l’asticella prima a 20 (i titoli slam vinto da Federer) e poi a 22 da Nadal.

 

LA RISURREZIONE SPORTIVA: IL TRIONFO AGLI AUSTRALIAN OPEN 2017

A metà del secondo decennio del nuovo millennio la bussola del tennis s’è spostata decisamente in direzione Spagna (prima) e dei Balcani (poi). Federer comincia ad accusare le fatiche e il logorio di un corpo che a 35 anni gli manda segnali bellicosi, con schiena e ginocchio che cominciano a chiedergli conto di anni di stress fisico non indifferente. Per questo nel 2017, quando si presenta agli Australian Open da numero 17 del mondo (e con 17 titoli slam in bacheca), nessuno pensa che possa davvero insinuarsi nella lotta per la vittoria finale.

E invece partita dopo partita Roger prende confidenza col campo, ritrovandosi di nuovo finale opposto al “solito” Rafael Nadal dopo aver vinto la solita maratona col connazionale Wawrinka. La partita, come prevedibile, è il solito concentrato di emozioni allo stato puro: Federer vince i set dispari e Nadal quelli pari, ma quando lo spagnolo firma il break all’inizio del quinto set il finale appare ormai scontato, complice anche il prolungarsi della sfida che pare avvantaggiare in tutto e per tutto il ben più atletico rivale.

Ma l’orgoglio ferito del campione ribalta ogni pronostico: Federer infila una sequenza di 5 game consecutivi vinti e trionfa incredulo, lasciandosi andare a un pianto di pura commozione. Vincerà altri due slam, a Wimbledon pochi mesi dopo e di nuovo a Melbourne l’anno successivo, ma quella resterà forse l’ultima vera perla di bellezza assoluta di una carriera inimitabile e irripetibile.

 

(Credits: Getty Images)

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