Jannik Sinner, il prescelto

Jannik Sinner, il prescelto

Jannik Sinner, il prescelto

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Commentare la prima vittoria in un torneo ATP del nostro talentuoso Jannik Sinner non è compito semplice.
Se da una parte c’è infatti la gioia e l’entusiasmo per il traguardo raggiunto, non solo alla giovane età, ma soprattutto dopo nemmeno due anni dal suo esordio nei tornei dei grandi (questo di Sofia è il 24° torneo maggiore a cui partecipa), dall’altra parte c’è il timore che questa carriera di trionfi annunciata ai quattro venti non possa concretizzarsi.

Già perché andando a leggere i record di precocità dei tennisti professionisti, non sempre chi compie l’impresa in fasce riesce poi ad avere una carriera lunga e splendente. Non starò a citare i nomi, anche per rispetto, ma di meteore ne sono piene le pagine del web.

E allora perché quanto accaduto sabato pomeriggio, che ha rivisto una partita di tennis trasmessa addirittura sulla rete nazionale, dovrebbe portare ad un esito differente? Perché Sinner dovrebbe davvero avere di fronte a sé una strada lastricata d’oro?
Il primo indizio ce l’ha rivelato il match di oggi, in particolare il tie-break finale: dopo un avvio convincente, Jannik ha cominciato a soffrire parecchio il servizio di Pospisil, alla fine per lui 14 aces, e il mood della partita è sembrato volgere a favore del canadese che, nonostante giocasse oggi a 30 anni solamente la sua 3a finale, appariva improvvisamente molto più in palla e convinto dell’italiano. Invece, portato in parità il numero di set e arrivati al 6-6 pari nella terza e decisiva partita, Jannik s’è trasformato nuovamente in quel professionista cinico e maturo che vediamo spesso in campo dall’autunno del 2019. Nessun timore, nessun braccino corto, ed un tie-break giocato e vinto con sicurezza sbalorditiva. A 19 anni e 2 mesi. Alla prima finale in un torneo ATP. Questo, più che un indizio è già una prova schiacciante.

Ma ancor più sorprendente è stato ascoltare le parole del neo vincitore subito dopo essersi sbarazzato dei coriandoli che gli abbellivano il ciuffo ribelle: poche emozioni, nessuna lacrima, un testo scolpito in mente ed un passaggio chiave “Ringrazio il mio team, che mi sta supportando in tutto e per tutto […]. Sono felice, ma la strada è ancora lunga”. Queste le parole di un ragazzo che, appena vinto il suo primo titolo, già guarda altrove, spinge l’asticella verso il prossimo traguardo, che sia un record o meno poco importa, perché non si tratta di arrivare primi in una gara tra velocisti, ma di impostare una carriera lunga e vincente.

Sono certo che chi, tra i neo appassionati (ed espertoni) di tennis, avrà oggi esultato per la vittoria di Jannik, non avrà colto questa sfumatura e sono altrettanto convinto che smetterà di seguire il campioncino al prossimo trafiletto a pagina 32 che ne annuncerà la sconfitta a un 2° turno di un torneo Slam.

Il tennis non è uno sport che si basa sui trionfi in serie, a meno di non essere uno dei tre: per farvi un esempio, la scorsa stagione Berrettini ha raggiunto un traguardo storico per un tennista italiano con la partecipazione alle Finals di Londra che è difficile poter spiegare a chi non segue il circuito e che, non trattandosi di una vittoria, si sarebbe portati a minimizzare. Volendo azzardare un paragone è un po’ come la qualificazione dell’Atalanta alla Champions League: una meta raggiunta non grazie a una vittoria, ma ad un piazzamento, ovvero per merito del duro, faticoso e costante lavoro svolto nel corso della stagione. Come dire, niente copertine e prime pagine, ma tanti tanti contenuti.

Questo richiede il tennis e questo, sono certo, Jannik sarà in grado di garantire. Pertanto miei cari amici alziamo i calici al cielo e brindiamo alla sua prima vittoria… te la sei meritata campione!

 

(Credits: Getty Images)

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