MADRID MASTERS 1000 ALCARAZ-ZVEREV: CARLOS È UNA SOLIDA CERTEZZA E PUNTA AL QUINTO TITOLO

MADRID MASTERS 1000 ALCARAZ-ZVEREV: CARLOS È UNA SOLIDA CERTEZZA E PUNTA AL QUINTO TITOLO

MADRID MASTERS 1000 ALCARAZ-ZVEREV: CARLOS È UNA SOLIDA CERTEZZA E PUNTA AL QUINTO TITOLO

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C’è un dato che più di ogni altro fa capire quanto la carriera di Carlos Alcaraz sia destinata a rivoluzionare il mondo della racchetta per i prossimi dieci anni almeno, naturalmente a cominciare da ora: gli sono bastati 77 incontri per mettere le mani su 4 titoli ATP (il 250 di Umago, i 500 di Rio de Janeiro e Barcellona e il Masters 1000 di Miami), tutti peraltro raccolti prima di compiere 19 anni. L’incontro numero 78 potrebbe servirgli per conquistare il quinto titolo assoluto, alla media stratosferica di un trionfo ogni 16 partite o giù di lì.

Tanto per capire: Sascha Zverev, che di incontri ne ha disputati 474 e di tornei ne ha vinti 19, viaggia alla media di un titolo ogni 25 incontri. È una media stratosferica, quella di Alcaraz: per precocità, per capacità di elevare il suo livello tecnico su qualsiasi superficie senza distinzione di sorta, per la potenza e la solidità che mostra ogni volta che scendere in campo.

E Madrid lo attende alla stregua di un oracolo in coda a una settimana che ha consacrato senza se e senza ma il nuovo vate della racchetta, specialmente dopo aver battuto nell’arco di poco più di 24 ore prima Rafa Nadal e poi Nole Djokovic, di fatto superando a pieni voti due esami che somigliano tanto a un’investitura. Si potrà disquisire sul fatto che Carlos fosse in condizione sublimi e che i due rivali, per tante ragioni, non fossero altrettanto al top della forma, ma la sostanza non cambia: Alcaraz doveva essere l’uomo del futuro, invece è diventato già oggi l’uomo del presente. Quello da battere in qualunque tornei si presenti al via, quello che al “Manolo Santana” conta di mettere le mani sul secondo Masters 1000 nel giro di un mese e mezzo. Con vista su Roma e Parigi, naturalmente.

L’ARIA DI MADRID A ZVEREV FA SEMPRE BENE…

Chiaro che Zverev non potrà mai essere dello stesso avviso. Intanto perché per lui Madrid ha il sapore di una rinascita: lo scorso anno il successo in finale su Berrettini sembrò il preludio a una campagna di maggio trionfale, poi smentita dai fatti dalle eliminazioni di Roma (ai quarti contro Nadal) e Parigi (in semifinale contro Tsitsipas). Stavolta potrebbe rivelarsi alla stregua di una ripartenza senza alcun indugio, anche perché l’aver superato Tsitsi nel penultimo atto del torneo ha finito per fargli scrollare di dosso molte di quelle ansie e quelle paure che si portava appresso da settimane, complice anche la sconfitta patita sempre contro il greco a Montecarlo il mese scorso e più in generale una prima parte di 2022 non troppo felice.

Certo la maratona notturna che è servita per far propria la posta (s’è finito di giocare quasi all’una) potrebbe rivelarsi alla stregua di un handicap per il tedesco, che a Madrid però si sente come a casa (ha vinto anche nel 2018) e che punta a diventare il secondo tennista dopo Nadal a conquistare il torneo per due anni di fila. Tutti propositi che dovranno scontrarsi con le velleità di un Alcaraz che pare ormai non conoscere alcun limite, deciso a sua volta a prendersi un altro record che ne testimonierebbe la grandezza all’infuori di qualsiasi opinione possibile: è dal 2007 che un giocatore non riesce a superare nel corso di un torneo Masters 1000 almeno tre top 5 al mondo. L’ultimo che ci riuscì fu Nalbandian nel 2007, proprio a Madrid, quando superò in rapida sequenza Nadal, Djokovic e Federer. Sono passati 15 anni, ma due terzi della terna sono ancora lì a battagliare come se non ci fosse un domani. Ma contro questo Alcaraz hanno dovuto pagare dazio, al netto dei rispettivi problemi.

DUE PRECEDENTI, ENTRAMBI A FAVORE DEL TEDESCO

Quella con Zverev non era una finale attesa, ma aiuta quantomeno a rimescolare le carte anche in vista degli ultimi due appuntamenti sul rosso, vale a dire Roma e Parigi. Perché di pretendenti seri alla vittoria dei tornei più importanti della stagione della terra sembrano essercene tanti, anche se a questo punto Carlos è forse il logico favorito numero uno.

Pensando a un Nadal ancora in rodaggio dopo l’infortunio e a un Djokovic in crescita si, ma mai al livello auspicato, se anche Tsitsipas ha finito per cadere sotto le grinfie del tedesco è evidentemente quanto i valori siano simili tra un candidato e l’altro. Forse Alcaraz è l’unico che ha davvero alzato l’asticella e che può porsi come l’uomo da battere, tanto che anche a Madrid viene considerato favorito nell’atto conclusivo al cospetto del ben più esperto rivale, che affronterà la decima finale in un Masters 1000, nonché la trentesima in carriera nel circuito (delle precedenti 29 ne ha vinte 19: nei 1000 il bilancio è 5-4).

A margine del successo su Djokovic, Alcaraz ha detto che il segreto è di essere stato aggressivo e proverà a ripetersi oggi contro un rivale che pure l’ha sempre fatto penare e non poco nei due precedenti disputati lo scorso anno, entrambi appannaggio di Zverev: il primo al debutto ad Acapulco a marzo, vinto con un comodo 6-3 6-1, il secondo a Vienna in autunno, con successo sempre in due set per 6-3 6-3 quando però si giocava già in semifinale. Stavolta il palcoscenico è più che degno e avvincente: Alcaraz ha vinto tutte e 4 le finali disputate e conta di far sua anche la quinta. Ma Zverev ha dimostrato di essere un cagnaccio per chiunque, specie sulla terra di Madrid. Quasi una seconda casa, con la voglia di alzare il trofeo nel cielo della capitale spagnola per la terza volta in carriera.

(Credits. Getty Images)

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