MARTINA TREVISAN: LA FAVOLA DI UNA RAGAZZA CHE HA TROVATO FORZA NEI SOGNI

MARTINA TREVISAN: LA FAVOLA DI UNA RAGAZZA CHE HA TROVATO FORZA NEI SOGNI

MARTINA TREVISAN: LA FAVOLA DI UNA RAGAZZA CHE HA TROVATO FORZA NEI SOGNI

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A Rabat ha fatto la storia, a Parigi è partita subito col piede giusto. Martina Trevisan è così diventata in pochi giorni la donna copertina del tennis italiano, naturalmente declinato al femminile. Perché la gioia del primo trionfo in un torneo WTA 250 non ha eguali, ma anche un debutto senza troppi pensieri sui campi parigini è cosa da non disprezzare affatto.

Un momento d’oro per la tennista fiorentina, classe 1993, passata per mille traversie a inizio carriera e divenuta oggi una delle migliori interpreti della disciplina non solo su scala nazionale, ma ormai di assoluto livello internazionale. Una piccola favola che nasconde però un percorso irto di ostacoli e difficoltà, montagne impervie da scalare che pure non hanno fatto desistere la tennista dal proposito di dimostrare tutto il proprio valore.

E che alle soglie della piena maturità sportiva la pongono come una delle possibili capofila del movimento tricolore, pronta a prendersi la meritata ribalta e decisa anche a fare strada nello slam che in un modo o nell’altro potrebbe valorizzarne al meglio le caratteristiche. Perché Martina è nata sul rosso e sulla terra riesce a esprimersi come meglio non potrebbe, se è vero che ha una percentuale di vittorie di poco inferiore al 70% (che scende al 61% se si tiene conto dello score generale, fatto di oltre 370 partite). Percentuale però destinata ad aumentare in questo scorcio di stagione, consapevole della strada che potrà fare a Parigi dopo la settimana d’oro vissuta a Rabat.

LA PROMESSA, L’ANORESSIA, LA RINASCITA

Non aveva mai disputato una finale 250 in carriera, mentre una 125 l’aveva persa l’estate scorsa a Karlsruhe contro Mayar Sherif. E il tutto è arrivato al culmine di una primavera che si preannuncia di quelle indimenticabili, con Martina che pure aveva fatto un po’ di fatica sia a Madrid (dove non era riuscita a superare il tabellone delle qualificazioni), sia a Roma, battuta all’esordio dalla Zhang.

Che un paio di settimane fa la precedeva di una quarantina di posizioni nel ranking WTA, cosa che adesso è stata debitamente livellata dall’ascesa della fiorentina, giunta al suo best ranking in carriera alla numero 59 (ma con evidenti margini di ulteriori crescita nelle prossime due settimane). Eppure fermarsi solo all’aspetto sportivo sarebbe riduttivo pensando alla strada fatta dalla giocatrice allenata nei primi anni da mamma Monica, istruttrice di tennis, e forgiata nel carattere e nella disciplina legata alla pratica sportiva anche dall’insegnamento del papà Claudio, ex calciatore di buon livello negli anni ’70 (principalmente C e qualche apparizione in B).

Da adolescente pareva lanciata verso un futuro luminosissimo, pronta a dare battaglia sui campi di mezzo mondo (era tra le giocatrici più promettenti del circuito ITF, anticamera di quello professionistico femminile). Poi però intorno ai 15 anni ecco arrivare i primi problemi legati proprio alla pressione del dover crescere troppo in fretta. La vita in casa non è più la stessa, la malattia del papà (che poi supererà brillantemente) e incomprensioni con la mamma la portano a chiudersi dentro un mondo che non le appartiene. Il suo fisico che cambia le da il colpo di grazia: Martina non si sente più libera, evita praticamente di mangiare pur di dimagrire e così facendo finisce nella trappola dell’anoressia.

Dalla quale riemergere dopo un percorso durissimo e accidentato, ritrovando però la voglia di stare al mondo e il piacere di giocare. Termina gli studi, si riprende un po’ di quella libertà che lo sport da bambina le aveva tolto, e lentamente torna a far vedere sprazzi di quel talento che aveva già mostrato da piccola tennista in rampa di lancio. Racconta tutte le sue fragilità e trova la forza per affrontare la realtà, uscendo vincitrice dalla partita più dura della sua carriera.

A PARIGI PER FARE LA STORIA: L’AVVIO È SUL VELLUTO

Se mi guardo intorno, e se penso a ciò che sono diventata, vedo tante sfaccettature: sono fragile, a volte mi faccio prendere dalla rabbia, ma sono anche grintosa e ho la gioia di voler vivere davvero la mia vita. Perché ho imparato che i sogni aiutano a stare meglio e sono una forza vincente. Se quando stai male ti chiedi il perché di quel malessere, allora le risposte arrivano sempre.

Un approccio che ha utilizzato anche con il tennis:

Voglio cercare di migliorare giorno per giorno, e impegnarmi a fondo per raggiungere le vette più alte. E sono sicura, perché ho visto che il lavoro paga, che prima o poi quei risultati arriveranno.

Per ora la primavera di Martina sta dicendo che è tutto vero, dentro e fuori dal campo. Ha ripreso la vita per i capelli, s’è guardata dentro senza vergogna e ha trovato il modo per riannodare i fili della propria esistenza. E quel dritto mancino con la quale da adolescente faceva esclamare tanti addetti ai lavori sugli spalti, oggi è tornato a far male alle avversarie e a far felici coloro che hanno sempre sostenuto Martina, anche nei giorni più duri dove il tennis era l’ultimo dei problemi.

La sua scalata verso i piani alti è partita da lontano, ma non è ancora giunta al termine. E il 6-0 6-2 sulla britannica Dart con il quale ha aperto la sua campagna parigina è quanto di meglio potesse augurarsi per spingersi ancora più in là. Sarà una settimana “calda” per la Trevisan sui campi della capitale francese. Ma per le rivali che troverà sulla sua strada quella temperatura potrebbe rivelarsi insostenibile.

(Credits: Getty Images)

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