Oltre le gambe c’è di più.

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In California si sta disputando l’Indian Wells WTA Premier Mandatory di tennis e, fra le donne, ancora una volta spicca il nome di Serena Williams. La regina non intende abdicare anche se la classifica e gli ultimi risultati, indicano il contrario. Dopo tanti anni di dominio e avendo fatto suoi tutti i record, sembra finalmente giunto il momento di poter individuare una nuova stella del tennis.

Nel giorno della festa delle donne, vogliamo parlare di chi ha scritto e sta scrivendo la storia del tennis femminile in ogni sua sfaccettatura. Non ce ne vogliano tutte le tenniste venute prima, ma iniziamo da colei che ha collaborato all’emancipazione del tennis agonistico femminile: Billie Jean King. Considerata una delle più grandi giocatrici di tennis e atlete della storia, è stata la fondatrice della Women’s Tennis Association (WTA). Sebbene surclassata nel numero di major vinti da Margaret Court, tutti noi la ricordiamo per l’impegno profuso in campo e fuori per l’affermazione del tennis femminile e per la lotta contro il sessismo nello sport e nella società di cui passò agli onori della cronaca il match contro Bobby Riggs, definito la battaglia dei sessi, oggetto anche di una recente trasposizione cinematografica che vi consiglio di vedere.

Legittima erede della King, per impegno politico e sociale, è stata Martina Navrátilová, una delle pochissime atlete al mondo ad aver vinto tutti i più grandi tornei al mondo. L’ultimo Grande Slam in doppio misto agli US Open, l’ha vinto nel 2006, a quasi 50 anni, diventando così la tennista più matura, sia a livello maschile che femminile, a essersi aggiudicata una prova del Grande Slam! Definita da molti un maschiaccio, la Navrátilová trovava il suo perfetto alter ego in Chris Evert, la fidanzatina d’America.

A fine anni ’80, un nome si staglia nell’empireo del tennis femminile: Steffi Graf. Una carriera, la sua, breve (se paragonata alle altre campionesse che stiamo citando) ma fitta di successi, trofei e record. Ha dominato fino a fine anni ’90 con il suo fortissimo colpo dritto, così famoso da soprannominarla Fräulein Forehand (miss Dritto). È una delle due persone al mondo ad aver vinto, nei tornei di singolare, i quattro tornei del Grande Slam, la medaglia d’oro ai Giochi olimpici estivi, il WTA Championships, la Fed Cup e la Hopman Cup. Ha poi trovato la pace che il tennis non ha saputo regalarle lontano dai campi, assieme al marito Andre Agassi, ai loro 2 figli e alle fondazioni per la tutela e l’aiuto dei ragazzi che assieme hanno fondato.

Passando agli anni 2000, sono due le atlete che hanno illuminato i rettangoli di gioco più famosi al mondo: The Williams sisters. Venus e Serena in venti anni, hanno vinto qualcosa come 121 tornei in singolare e hanno occupato -in totale- più di 300 settimane al numero uno in singolare e, per otto settimane, anche nella classifica di doppio. Non sempre in coppia le due sorelle, ma anche tanta rivalità con 27 incontri disputati di cui 9 nelle finali Slam! Numeri da far girare la testa, soprattutto alle tante atlete che hanno tentato di interrompere il loro dominio per due decadi.

Nel corso degli anni abbiamo visto tanta bravura sul campo, ma anche una rivendicazione dell’essere donna oltre che atleta. Lea Pericoli, negli anni ’50, rivoluzionò totalmente il modo di vivere il tennis femminile diffondendo stile ed eleganza. Al Torneo di Wimbledon nel 1955, quando ancora le tenniste indossavano completi bianchi con le gonne lunghe fino alle ginocchia, giocò con culotte e sottoveste rosa. Da qui seguirono altri vestiti molto chic: in visone, dorati, in penne di cigno…vestiti che l’hanno portata ad essere ribattezzata “la Divina”.

Altra scuola di pensiero, invece, quella della Navrátilová, la quale trovava molto scomode le gonne per giocare. Per lei essere atleta veniva prima dell’essere donna, tanto che abbandonò le gonnelline tipiche del tennis femminile, a favore di succinti pantaloncini.

Oggi, invece, è Serena Williams a portare uno stile, alle volte sin troppo eccentrico, sul campo di gioco. La Williams ha lanciato una linea di moda, “Serena”, che mostra sempre nelle sue gare. La Queen ha sempre ammesso di avere due passioni nella vita, il tennis e la moda, ed oggi, ha trovato il modo di farle coesistere.

Stile, eleganza, bravura e anche tanta bellezza. Ora siate sinceri: chi, durante una partita, non si è fermato un attimo ad ammirare il fascino latino di Gabriela Sabatini, gli occhi da gatta di Ana Ivanovic, gli angeli biondi Eugenie Bouchard, Anna Kournikova e Maria Sharapova? Mi fermo qua, perché potrei andare avanti ancora, ma la risposta è semplicissima: tutti.

Nonostante queste campionesse e queste personalità, che nulla hanno da invidiare ai colleghi dell’ATP tour, ancora oggi la parità tra sessi non esiste nel mondo del tennis e prova ne sono i montepremi dei quattro majors. Quelli degli uomini sono più alti rispetto a quelli delle donne, e allora proprio oggi, 8 marzo, è giusto rivendicare che le donne non sono inferiori agli uomini, non lo sono mai state e non deve esserci alcuna differenza di trattamento. Lo spettacolo che garantiscono, i palazzetti e gli stadi pieni, i tweet, i like e le vendite non motivano questa differenza. E stiamo parlando, tra l’altro, di uno dei pochi sport in cui la disparità economica è un tema che viene affrontato con consapevolezza!

Vi ho elencato molti nomi, donne che hanno fatto la storia del tennis. Oggi, però, manca una regina in questo mondo, o meglio, per molti è ancora Serena Williams, ma la parabola discendente è cominciata da un po’ e allora non resta che vedere come evolverà la concreta speranza incarnata da quella giovane ragazza che sta vincendo i suoi primi trofei, sperando sia l’inizio di una nuova meravigliosa storia tutta da scrivere. Adesso sta a te, Naomi Osaka.

 

Auguri a tutte le donne che ogni giorno scrivono la propria storia.

(Credits: Getty Images)

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Greta Torri Son giovane, tifosa, appassionata di storia del calcio e delle tifoserie. Gli steward degli stadi di tutta Europa mi fanno “ciao”. Forse ho esager... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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