ROMA MASTERS 1000 DJOKOVIC-WAWRINKA: UNO DEI DUELLI PIÙ BELLI DEGLI ULTIMI 15 ANNI

ROMA MASTERS 1000 DJOKOVIC-WAWRINKA: UNO DEI DUELLI PIÙ BELLI DEGLI ULTIMI 15 ANNI

ROMA MASTERS 1000 DJOKOVIC-WAWRINKA: UNO DEI DUELLI PIÙ BELLI DEGLI ULTIMI 15 ANNI

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C’è stato un tempo in cui Novak Djokovic è stato a un passo dal compiere un’impresa destinata a rimanere impressa negli annali di storia. Quando gli sarebbe bastato vincere una partita per conquistare in un anno solare tutti e 4 i titoli dello slam e completare il cosiddetto grand slam, che nel tennis è una sorta di massima espressione di grandezza, quasi un titolo “universale”, per cercare di rendere il termine accessibile a tutti.

E se state pensando alla finale dello US Open dello scorso settembre, quella persa malamente contro Medvedev a un passo dalla consacrazione definitiva, sappiate che prima ce n’è stata un’altra che, seppur in circostanze diverse, ha avuto lo stesso impatto. Perché nella vita di Nole non c’è stato solo il meraviglioso 2021 di cui è ancora fresca la memoria: il 2015, ad esempio, è stata un’altra stagione meravigliosa per il serbo, chiusa guarda a caso con tre titoli dello slam in bacheca e una maledetta finale persa quando tutto lasciava presagire un finale diverso.

Perché dopo aver superato Nadal (piuttosto indietro di condizione) nei quarti di finale, nulla sembrava poter impedire a Djoko di conquistare il Roland Garros e mettere un altro puntello nella sua imperiosa scalata al vertice del tennis mondiale. Invece in finale spuntò fuori Wawrinka, e i piani di Nole andarono miseramente in frantumi. Non che Stan non fosse un ottimo tennista, specie sulla terra, ma quel giorno sembrò oggettivamente giocare un tennis di un altro pianeta. E quella battuta d’arresto ancora oggi è ben impressa nella memoria del serbo, quasi come una macchia indelebile che non ne vuol sapere di andare via dal vestito buono.

L’ENNESIMA RINASCITA DI STAN, CHE SOGNA LA TERRA DI PARIGI

Da allora, era il 7 giugno 2015, i due non si sono mai più affrontati sul rosso. E le rispettive carriere hanno preso sentieri diametralmente opposti: Djoko è rimasto grande tra i grandi, tanto che solo una vicenda extra campo ha finito per metterlo in un angolo e costringerlo a risalire la corrente. Stan semplicemente è finito a contare i giorni disponibili per allenarsi tra un’operazione e l’altra, complice un corpo martoriato dagli acciacchi.

E in pochi se lo sarebbero aspettati di nuovo su un palcoscenico così prestigioso, pronto a sfidare il numero uno al mondo (ma obbligato ad avanzare almeno sino alle semifinali se vuol mantenere il trono, poiché in virtù dei punti da scartare rispetto al 2021 lunedì tornerebbe in vetta Medvedev) e a chiedersi se davvero sia ancora possibile un’altra cavalcata come ai vecchi tempi. Wawrinka peraltro una finale a Roma l’ha disputata, opposto proprio a Djokovic, che vinse in tre set nel lontano 2008 dopo essersi ritrovato avanti per 1-0. Storia preistorica, ma in fondo il tennis corre spesso sul filo della nostalgia e questo è uno di quei casi in cui nessuno si lamenta.

Quanto potrà offrire alla partita lo svizzero è però un discorso un po’ più ampio e complicato: nel suo 2022 ci sono stati appena 4 incontri, con la sconfitta patita all’esordio dopo un anno di stop contro Ymer nel Challenger di Marbella, un’altra battuta d’arresto nel primo turno di Montecarlo contro Bublik e poi le due vittorie romane (dove ha ottenuto una wild card: oggi Stan è numero 361 al mondo, anche se grazie ai risultati ottenuti nei primi due turni al Foro risalirà di almeno un centinaio di posizioni) ottenute contro Opelka e Djere, entrambe in tre set.

La stanchezza potrebbe farsi sentire, così come potrebbero farsi sentire i colpi pesanti di Nole, che strada facendo ha ritrovato una buona tenuta fisica e mentale e come logica vuole si presenta con tutti i favori del pronostico dalla sua parte. Dopotutto lui pensa solo in funzione di Parigi, e magari anche Wawrinka, che sogna una wild card per il torneo che chiuderà la stagione europea sul rosso.

QUEL ROVESCIO A UNA MANO CHE FA ANCORA PROSELITI

Quello in programma sul Centrale intorno alle 16,30 è il 26esimo incontro della saga tra due dei tennisti più forti e vincenti del nuovo millennio. L’ultima sfida è datata 2019 agli US Open, con Djokovic costretto al ritiro per un problema alla spalla sinistra quando era comunque abbondantemente sotto nel punteggio.

Per ritrovare una partita senza condizionamenti esterni, sempre a New York bisogna tornare: finale del 2016, e altra vittoria di Stan, ultimo dei tre titoli dello slam messi in bacheca. I precedenti si perdono talmente nella notte dei tempi che non hanno alcun valore se commisurati alla sfida odierna (bilancio 19-6 per il serbo), che pure rappresenta per Wawrinka un momento atteso almeno da un paio d’anni.

Per Djoko è invece l’occasione buona per avanzare senza troppi patimenti e porsi come candidato eccellente per la conquista del titolo romano: nei quarti il vincente della sfida troverà uno tra Giron e Auger-Aliassime, quest’ultimo decisamente a suo agio sulla terra come mai gli era capitato prima in carriera (i consigli di zio Toni Nadal evidentemente qualcosa hanno prodotto). Il rovescio a una mano di Stan, ancora una chicca per appassionati e intenditori, potrà mandare di nuovo in crisi l’eterno rivale di mille battaglie? Per scoprirlo basterà attendere qualche ora, e badare a godersi lo spettacolo.

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Redazione Redazione SNAI Sportnews che tratta tutti gli sport, con le quote, presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE