WIMBLEDON KYRGIOS-GARIN: TUTTI GLI OCCHI SU NICK, CONTROCORRENTE

WIMBLEDON KYRGIOS-GARIN: TUTTI GLI OCCHI SU NICK, CONTROCORRENTE

WIMBLEDON KYRGIOS-GARIN: TUTTI GLI OCCHI SU NICK, CONTROCORRENTE

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Nell’anno più atipico, a Wimbledon c’è un protagonista che svetta indiscusso sopra qualunque altro collega o rivale. Perché parlare di Nick Kyrgios ormai è diventata quasi la regolata: genio e sregolatezza del talento australiano sono virtù note da tempo agli appassionati, ma quel che stanno raccontando le due settimane all’All Englan Club va forse oltre ogni più rosea aspettativa.

Intanto perché Nick è tornato per davvero nell’elite del tennis che conta, accreditato peraltro dei favori del pronostico nel quarto di finale contro Cristian Garin. E poi perché non perde mai occasione per far parlare di sé tra una battuta da sotto (marchio di fabbrica), schermaglie dialettica contro qualsiasi avversario (Tsitsipas su tutti) e vicende extra campo che pure non aiutano, con le accuse di violenza domestica perpetrate dalla ex che in qualche modo potrebbero influire anche sul rendimento generale dell’australiano.

Che ai quarti a Wimbledon c’era arrivato soltanto nel 2014, quando perse in quattro set da Raonic. Allora Kyrgios era davvero agli albori della sua carriera, tanto che partecipò a quell’edizione grazie a una wild card ma trovò comunque il modo per farsi notare, eliminando negli ottavi nientemeno che il numero uno del tabellone (leggi Rafa Nadal). Che qualora dovesse avanzare alle semifinali sarà con ogni probabilità il rivale da sconfiggere per spingersi fino alla finale.

LE ACCUSE DELLA EX, PRELUDIO A UN’ESTATE “CALDA”

Più di Garin, oggi il vero rivale di Nick ha un nome e un cognome ben precisi: Chiara Passari, l’influencer di Brisbane con la quale è stato fidanzato fino allo scorso autunno, e che il prossimo 2 agosto lo porterà in tribunale dopo averlo accusato di aggressione domestica.

Un caso che in Australia ha trovato ampio risalto sia sulla stampa che sui media tradizionali, al punto che lo stesso Kyrgios ha fatto sapere di voler raccontare la sua versione dei fatti in una conferenza stampa che presumibilmente organizzerà non appena avrà concluso la sua avventura al Championship.

Di sicuro è una grana di cui avrebbe fatto volentieri a meno proprio adesso che sta tornando all’apice, col vivo rimpianto di non poter usufruire dei punti di cui avrebbe potuto godere in virtù degli ottimi risultati ottenuti a Wimbledon (lunedì Kyrgios sarà numero 45 del mondo: se l’ATP non avesse deciso di rinunciare ad assegnare i punti conquistati nel torneo, anche perdendo contro Garin l’australiano sarebbe arrivato a bazzicare le prime 20 posizioni).

L’avvocato del giocatore ha fatto sapere che nulla sarà lasciato al caso e che il suo assistito sarà pronto a rispondere alle accuse, sapendo di rischiare fino a due anni di carcere.

LE MULTE COME “NORMALE AMMINISTRAZIONE”

Dopotutto Nick è un ragazzo un po’ fuori dall’ordinario, cosa che gli consente spesso di finire in prima pagina per questioni che poco hanno a che vedere con l’aspetto legato al gioco. Contro Tsitsipas ad esempio hanno fatto notizia le intemperanze tanto dell’uno quanto dell’altro, con parole al vetriolo prima in campo e poi in conferenza stampa: l’australiano s’è preso 3.800 euro di multa per frasi oscene, il greco 9.500 euro per condotta antisportiva (ha scagliato volontariamente una pallina in tribuna).

E già nel primo turno contro Jubb il buon Kyrgios s’era portato avanti col lavoro, beccandosi 10.000 euro di multa per aver sputato all’indirizzo di uno spettatore. In tutto in meno di 10 anni di carriera Nick è incappato in qualcosa come più di 800.000 euro di multe, anche se per sua stessa ammissione buona parte di quella cifra è dovuta al fatto che ormai è diventata un’abitudine per molte organizzazioni dei tornei infliggergli multe solo per la reputazione che s’è fatto.

Di sicuro c’è però che da inizio anno a questa parte ha saputo cambiare il corso della storia: la vittoria in doppio agli Australian Open con Kokkinakis gli ha aperto un altro mondo e l’ha lanciato verso una risalita anche in singolare che oggi è sotto gli occhi di tutti. Un po’ come le sue Air Jordan di colore rosso con le quale viola la “sacralità” dell’erba di Wimbledon ogni volta che scende in campo, attenendosi almeno al protocollo di vestire di bianco con maglia e pantaloncini.

GARIN, QUANDO LA DEA BENDATA SI RICORDA CHE ESISTI

Quando si parla di Nick Kyrgios ci si dimentica spesso che è stato il primo della sua generazione a sconfiggere Federer, Nadal e Djokovic, peraltro quando ancora non aveva compiuto neppure 22 anni. Le premesse, insomma, erano di grandeur, poi la storia ha parlato diversamente.

Contro Garin, al netto di un fastidio alla spalla sinistra che l’ha un po’ condizionato anche nel match contro Nakashima (vinto al quinto), parte favorito: sull’erba ha giocato il doppio dei match del rivale (col quale non ha mai giocato prima) ma le percentuali sono simili, con Nick che vanta il 68% di vittorie (40-19) e il cileno il 65% (15-8).

Garin è cresciuto tanto durante il torneo: aver battuto de Minaur negli ottavi l’ha rivelato alla stregua di qualcosa in più di una semplice chimera, e benché la terra rimanga il suo pane quotidiano ha dimostrato di saperci fare anche sull’erba.

A Wimbledon è stato anche fortunato quando al primo turno è stato sorteggiato con Berrettini, poi costretto a rinunciare al torneo causa Covid. Così il passaggio da un’eliminazione quasi certa a una corsa esaltante è stato quasi immediato: Garin sogna e spera che Kyrgios per un giorno torni nella sua versione “old style”, quella solitamente foriera di guai.

(Credits: Getty Images)

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