WIMBLEDON NADAL-FRITZ: RAFA VIAGGIA VERSO LA STORIA

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WIMBLEDON NADAL-FRITZ: RAFA VIAGGIA VERSO LA STORIA

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Il tempo della rivincita è prossimo a manifestarsi. Si, perché di tutte le partite perse in questo 2022 decisamente a marce ingranate (e si contano sulle dita di una mano), a Rafa Nadal una è rimasta proprio sul gozzo. Perché a Indian Wells lo scorso 20 marzo arrivò la prima battuta d’arresto dopo una striscia fatta di oltre 20 vittorie, ma il problema fu che quell’incontro lo spagnolo nemmeno avrebbe dovuto giocarlo, complice una frattura a una costola che solo gli esami a cui si sarebbe sottoposto qualche giorno più tardi avrebbero evidenziato.

S’era infortunato infatti durante la semifinale con Alcaraz: il vento forte da un lato, la necessità di spingere più che in altre occasioni e un movimento di troppo con la spalla gli avevano procurato un fastidio che in realtà era qualcosa di molto più serio, tale da costringerlo poi a star fermo un mese e rischiare persino di dover saltare gli appuntamenti più importanti sulla terra battuta, la sua stagione preferita.

Ecco allora che a Wimbledon arriva l’occasione più propizia per fare pace con quella finale: se dovesse scegliere tra mettere un Masters 1000 in più in bacheca o puntare dritto a riprendersi il trono del Championship, a distanza di 12 anni dall’ultima volta, Nadal avrebbe ben pochi dubbi su come rispondere. E Taylor, in striscia aperta sull’erba da 8 partite, in qualche modo sa di dover temere una cosa come questa.

TAYLOR CON L’ERBA HA TROVATO UN’INTESA SPECIALE

A dire il vero lo statunitense sta dimostrando di meritare tutto il bene che si dice sul suo conto. La vittoria in California non è stata un fatto isolato: sulla terra non è che si sentisse troppo a suo agio, ma ha comunque centrato i quarti a Montecarlo prima di pagare dazio a una condizione così così al Roland Garros.

Sull’erba è partito male, anzi malissimo, subito fuori a s-Hertogenbosch e al Queen’s, poi però ha dettato legge a Eastbourne e sin qui l’ha fatto anche a Wimbledon, tanto da non concedere neppure un set ai rivali affrontati nelle prime 4 partite. Contro Nadal l’asticella fatalmente si alzerà e il ricordo della finale di Indian Wells magari gli servirà per convincersi che un’altra impresa è possibile.

Certo però i numeri del passato non sembrano dargli troppo credito: nelle 15 partite disputate in carriera contro un top 5, solo due volte Fritz ne è uscito vincitore, l’ultima con Nadal tre mesi e mezzo fa, la prima lo scorso ottobre contro Zverev.

Ma entrambe sono arrivate sul cemento amico della California, a un tiro di schioppo da casa, e forse tutto ciò non è frutto del caso. Sul Centrale il compito che l’attende sarà certamente più improbo: la prima sfida contro Rafa non era andata come sperato (ko. in due set ad Acapulco nel febbraio 2020), ma è questa versione di Rafa a incutere un po’ più di timore.

NADAL AI QUARTI A WIMBLEDON È IMBATTIBILE

Soprattutto a fare impressione è il dato che vuole Nadal sempre vittorioso sull’erba londinese quando c’è stato da scendere in campo per disputare un quarto di finale. Succede sistematicamente dal 2006, anno in cui piegò in tre set il finlandese Nieminen, e poi a seguire Berdych (2007), Murray (2008), Soderling (2010), Fish (2011), Del Potro (2018) e Querrey (2019).

Fritz potrebbe essere l’ottava vittima designata del maiorchino, che spostando l’asticella più avanti ha vinto poi le prime cinque semifinali che ha disputato perdendo le ultime due (con Djokovic nel 2018, con Federer nel 2019). Ma difficilmente lo spagnolo commetterà l’errore di voler pensare già a quel che potrebbe succedere venerdì nel penultimo atto del torneo.

Di sicuro c’è che teme Fritz, e lo ha detto anche nella conferenza stampa della vigilia. Lo teme perché l’americano è uno dei migliori interpreti sull’erba, almeno per quanto visto in questo ultimo scorcio di stagione sui prati inglesi. E poi perché ogni giorno per lui è una sorta di “scommessa”, ben consapevole del fatto che servirà uno sforzo supplementare per riuscire a volgere la contesa a proprio favore.

Il piede sinistro per ora ha risposto bene, così come ha risposto bene l’attitudine a stare in campo con cognizione di causa, lui che sull’erba non disputava una partita da tre anni. Tutti sognano di vedere Nadal puntare dritto al Grand Slam, anche se poi l’eventuale semifinale potrebbe metterlo di fronte a quel Kyrgios che come lui è parso davvero rigenerato a partire da inizio anno.

E tutti sognano la finale delle finali, la sfida titanica contro Djokovic, cioè quel che resta dei fab 3 (l’altro, Federer, sarà probabilmente in tribuna a godersi lo spettacolo), che sarebbe anche e soprattutto una sorta di resa dei conti per ciò che concerne lo sprint nella classifica all time degli slam messi in bacheca (Rafa è avanti 22-20 su Nole).

Il crepuscolo degli déi non pare contemplare due mostri sacri che riescono a tenere botta al di là di qualsiasi immaginazione. Nole è già scattato, a Nadal tocca ora rispondere: Fritz sull’erba sa il fatto suo, ma sarà abbastanza per fermare il mancino di Manacor?

(Credits: Getty Images)

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