Le origini della maratona: Fidippide e il mito degli emerodromi

Le origini della maratona: Fidippide e il mito degli emerodromi

Le origini della maratona: Fidippide e il mito degli emerodromi

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C’era un mestiere nell’Antica Grecia chiamato “emerodromo”. Consisteva nel farsi messaggero di notizie che dovevano essere recapitate spesso a lunga distanza, tali da richiedere anche giorni e giorni di cammino. Serviva essere veloci ma soprattutto resistenti, perché il caldo della penisola ellenica non faceva sconti neppure nell’antichità, tanto da richiedere per un simile sforzo dei veri e propri atleti. Messaggeri e “postini” ante litteram che fossero, gli emorodromi hanno rappresentato per secoli delle figure di fondamentale importanza soprattutto in ambito bellico, poiché chiamate a portare informazioni decisive ai fini di alcune battaglie da un fronte all’altro.

FIDIPPIDE NON CONOSCEVA LA FATICA

Fidippide, il più famoso di tutti, era proprio un militare. Ma raramente veniva mandato a combattere: la sua velocità e la sua forza consigliarono ai generali dell’esercito ateniese di farne un emerodromo coi fiocchi, capace di percorrere distanze spesso proibitive per qualsiasi altro collega. E nel settembre del 490 a.C. ci fu bisogno proprio delle sue straordinarie qualità di passista in concomitanza con uno dei mondi più delicati e drammatici della storia della civiltà ellenica, minacciata dall’arrivo dell’esercito persiano. Atene sapeva di essere in netta minoranza di uomini (il rapporto era 1 a 6) e pertanto comprese che senza l’aiuto dei rivali di Sparta le cose sarebbero potute precipitare in fretta. Ma Sparta da Atena dista 240 chilometri, e comunicare a tale distanza all’epoca non era affatto semplice. Fidippide, emerodromo scelto, venne così inviato nella storica città nemica a recapitare l’invito degli ateniesi di chiedere agli spartani di combattere al loro fianco per salvare la propria civiltà. Impiegò due giorni, secondo il mito, per completare una distanza  apparentemente proibitiva, peraltro gravato del peso dell’armatura. La risposta di Sparta peraltro fu tiepida: avrebbero inviato verso Atene i rinforzi desiderati, ma l’avrebbero fatto solo dopo 6 giorni, poiché gli spartani avevano la convinzione che per andare in guerra bisognava che ci fosse la luna piena (altre fonti dicono che il rinvio venne dettato da problemi interni alla città, alle prese con la rivolta dei Messeni), e tanti erano i giorni che mancavano a tale evento. Fidippide fu così costretto a riprendere la via di casa e comunicare la notizia agli ateniesi: altri 240 chilometri di corsa, due giorni di marcia e il messaggio che di fatto cambiò le sorti della guerra venne prontamente recapitato. Atene prese nota, cambiò strategia e con un astuto stratagemma sorprese le truppe persiane, vincendo la famosa battaglia di Maratona. Era il 23 settembre del 490 a.C.

L’ANONIMO MESSAGGERO “DIMENTICATO” DALLA STORIA

La città che nell’era moderna ha dato il nome alla corsa più famosa e prestigiosa al mondo distava dalla capitale ellenica poco più di 40 chilometri. E qui nasce effettivamente la leggenda dell’emerodromo che portò la lieta notizia agli ateniesi, entrando nelle mura e gridando la frase “Nike, nike, nenikekamen”, che significa “Vittoria, vittoria, abbiamo vinto”. Leggenda perché, pur se attribuita a Fidippide, è assai probabile che il messaggero scelto quel giorno fosse un altro militare del tempo. Fidippide infatti secondo le ricostruzioni moderne si sarebbe dovuto trovare ad Atene, poiché non venne mandato a combattere a Maratona. Trova invece maggiori riscontri la versione secondo la quale l’emerodromo che ha effettivamente annunciato agli ateniesi la notizia sia deceduto poco dopo, stremato dallo sforzo e dalla foga con la quale fece ritorno in città dopo l’entusiasmante vittoria ottenuta sui temutissimi persiani. La storia insomma s’è divertita a mescolare un po’ le carte e a rendere unico un evento di cui ancora oggi, a più di 2.500 anni di distanza, si continua a parlare. Lo sport l’ha reso leggendario e l’ha proposto a una platea sconfinata, esaltando Fidippide e il suo anonimo collega a veri e propri eroi senza tempo.

SPARTATHLON, LA RIEVOCAZIONE MODERNA

E a chi si chiede se fosse davvero possibile percorrere 240 chilometri in due giorni, la risposta in parte è venuta dalle performance recenti di alcuni atleti che hanno provato a ripercorrere il medesimo tragitto: dal 1982 l’ultimo week-end di settembre, quindi a ridosso della ricorrenza della battaglia di Maratona, si corre la Spartathlon, ultramaratona di oltre 240 chilometri (quest’anno torna dopo lo stop del 2020 per la pandemia: è in programma proprio in questo fine settimana), che nelle intenzioni degli organizzatori ripercorre proprio il tragitto percorso da Fidippide. Il record assoluto della competizione l’ha stabilito nel 1984 il greco Yannis Kouros, ribattezzato il “Dio della Corsa”, con il tempo di 20 ore e 29 minuti.

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