PAOLO BETTINI  E LA COPPA DEL MONDO: IL FASCINO DELL’ARCOBALENO VERTICALE

PAOLO BETTINI E LA COPPA DEL MONDO: IL FASCINO DELL’ARCOBALENO VERTICALE

PAOLO BETTINI E LA COPPA DEL MONDO: IL FASCINO DELL’ARCOBALENO VERTICALE

24
0

C’era una volta la Coppa del Mondo di ciclismo. Diamine, quant’era bella e dannata: una decina di corse all’anno, l’equivalente di un gran premio per ogni singolo appuntamento, col pallottoliere in una mano e la leva del cambio sull’altra, pronti a giocarsi uno sprint o una vittoria tenendo bene a mente i punteggi che potevano derivare da ogni singolo piazzamento. Riguardava per lo più le classiche monumento e qualche corsa che nel frattempo si era creata la propria bella credibilità, inserita in un calendario che faceva gol non soltanto agli atleti, ma anche a squadre, dirigenti e sponsor. Un vetrina unica seconda all’epoca solo al mondiale, capace di soppiantare in alcuni casi anche appuntamenti come le grandi corse a tappe. Un fascino che ha contraddistinto le gare di un giorno fino alla fine del 2004, quando l’UCI decise da varare il Pro Tour e cambiare completamente strategia. Ma il fascino della Coppa del Mondo, reso tale anche dall’iconica maglia arcobaleno con la banda verticale (per differenziarla dall’iride orizzontale assegnato a chi vince il mondiale), nessuno è mai più riuscito a eguagliarlo.

ITALIANS DID IT BETTER

L’ultimo atleta a vestire quella maglia, come spesso accadeva all’epoca, era italiano. Non uno qualunque: Paolo Bettini da La California, piccolo centro del comune di Bibbona, provincia di Cecina. Segni particolari: cacciatore di classiche, fenomenale finisseur, insomma il prospetto ideale per ambire ogni anno alla conquista della Coppa del Mondo. Ne vinse tre consecutivamente, guarda a caso le ultime andate in scena. E chissà che all’UCI quella superiorità così schiacciante non abbia dato il pretesto per cambiare le regole e spedire in soffitta quella competizione che pure tanto successo riscuoteva tra gli appassionati del pedale. Dopotutto è proprio vero che “italians do it better”: delle 16 edizioni della Coppa del Mondo, ben 9 sono finite nella bacheca di un corridore del bel Paese. Dalla prima vittoria di Bugno nel 1990 alle due di Frondiest (1991 e 1993), passando per l’acuto di Bortolami (1994), la doppietta di Bartoli (1997 e 1998) fino al triplete di Bettini. La cui ultima perla venne messa a verbale il 16 ottobre 2004, giorno in cui si svolse il Giro di Lombardia, ultimo appuntamento della stagione nonché ultimo appuntamento assoluto nella storia della Coppa del Mondo. Vittoria italiana, manco a dirlo: Damiano Cunego terminò un 2004 da sogno sprintando su Boogerd e Ivan Basso, mentre Bettini controllò agevolmente Davide Rebellin, unico rivale in grado di potergli strappare la maglia arcobaleno, giunto assieme al gruppo a 1’40” dal vincitore.

UN GRILLO CHE SALTAVA DA UNA CLASSICA ALL’ALTRA

Da quel giorno la storia del ciclismo è cambiata, e un po’ anche quella del Grillo de La California. Che avrebbe continuato a mietere successi in lungo in largo, andando a prendersi anzi gli allori più belli di una carriera destinata ad essere consegnata alla leggenda: i due mondiali conquistati a Salisburgo (2006) e Stoccarda (2007) ancora oggi rappresentano autentiche lezioni di tattica e scaltrezza, pagine di storia del ciclismo italiano consegnate alle generazioni a venire. Negli anni della Coppa del Mondo, Bettini aveva già fatto capire quanto le sue qualità potessero rivelarsi un problema per i rivali, specialmente nelle corse di un giorno: la vittoria alla Liegi-Bastogne-Liegi del 2000, prima gara assoluta vinta dal corridore della Mapei in un appuntamento del calendario mondiale (superò allo sprint Extebarria e Rebellin), fu il preludio a un periodo fatto di grandi vittorie, ma anche di rabbiosi piazzamenti. In totale Bettini ha conquistato 6 prove di Coppa del Mondo sulle 70 a cui avrebbe potuto partecipare nell’arco di 7 stagioni, di cui la prima (nel 1998) vissuta nelle vesti di gregario di Bartoli all’Asics. Alla Mapei, invece, il corridore toscano ha potuto calare tutti i suoi assi: dopo un buon settimo piazzamento finale nel 1999 ha concluso al quarto posto nel 2000 (l’anno della prima vittoria a Liegi), bissandolo nel 2001, quando s’è imposto nel Campionato di Zurigo prima di inanellare lo storico filotto di tre vittorie consecutive della generale. Nel 2002 fu il bis alla Liegi a lanciarlo all’inseguimento (poi riuscito) su Johan Musseuw, nel 2003 furono i successi alla Milano-Sanremo e alle classiche di Amburgo e San Sebastian a rendere impossibile qualsiasi tentativo di rimonta della concorrenza. Nel 2004, pur senza vittorie parziali, la costanza del Grillo venne premiata al termine di una dura battaglia con Rebellin, che mantenne il primato fino a due gare dal termine, nelle quali Bettini riuscì a gestire i 13 punti di vantaggio accumulati strada facendo.

L’ALBA DI UN NUOVO MONDO

Ci fosse stata una classifica anche negli anni successivi, il Grillo avrebbe potuto certamente collezionare altre maglie arcobaleno. Perché le vittorie a Zurigo e al Lombardia del 2005 (bissata nel 2006, con dedica al fratello Sauro scomparso pochi giorni prima) gli avrebbero consegnato una dote di punti notevole per puntare al primato. In realtà dal 2005, con il varo dell’UCI Pro Tour (la cui vita è stata piuttosto breve: appena 4 anni), il mondo delle classiche e delle corse di un giorno è cambiato, scevro da tatticismi e calcoli. Da un lato un bene per lo spettacolo, un male (forse) dall’altro, perché così facendo molti corridori hanno finito per selezionare le gare a cui partecipare, non dovendo correre per accumulare punti ad ogni appuntamento. E ripensando a quante grande fosse all’epoca l’Italia del pedale un po’ di nostalgia è lecito concedersela.

(Credits: Getty Image)

(24)

Redazione Redazione SNAI Sportnews che tratta tutti gli sport, con le quote, presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE